L'organizzazione pro aborto Reproductive Freedom for All ha lanciato una campagna da 250.000 dollari contro la riconferma della senatrice repubblicana Susan Collins, incentrata sul voto con cui nel 2018 contribuì alla conferma di Brett Kavanaugh alla Corte Suprema. Il giudice avrebbe poi fatto parte della maggioranza che nel 2022, con la sentenza Dobbs v. Jackson Women's Health Organization, ha cancellato il diritto federale all'aborto precedentemente sancito da Roe v. Wade.
L'organizzazione promuove l'iniziativa insieme al Senate Majority PAC, il comitato elettorale vicino ai vertici democratici del Senato. A partire da martedì, oltre 100.000 famiglie del Maine riceveranno per posta materiale rivolto soprattutto alle elettrici favorevoli al diritto all'aborto, nel quale Collins viene accusata di avere tradito la promessa di difendere la libertà riproduttiva votando per la conferma di Kavanaugh. Le lettere ricordano inoltre i voti con cui la senatrice ha contribuito a confermare più di cento giudici nominati dal presidente. La campagna fa parte di un programma nazionale da 23,5 milioni di dollari intitolato "My Body. My Ballot".
Per Collins sarà la prima prova davanti agli elettori del Maine dalla fine di Roe v. Wade, in una delle competizioni per il Senato più contese del Paese. Presidente della Commissione Stanziamenti del Senato, la senatrice si è sempre definita favorevole al diritto all'aborto, anche se a giugno ha ribadito ai giornalisti di non essersi pentita del voto per Kavanaugh. All'epoca aveva spiegato di ritenere che il giudice considerasse Roe come un precedente consolidato. La stessa accusa le era stata rivolta nella campagna del 2020, quando riuscì comunque a ottenere la rielezione. Collins è considerata tra i senatori repubblicani più vulnerabili di questa tornata elettorale, in uno Stato che nel 2024 ha votato per Kamala Harris.
La sua portavoce, Blake Kernen, ha replicato sostenendo che i gruppi che finanziano la campagna non sanno come affrontare la corsa in Maine: prima, ha affermato, sono stati costretti a giustificare il proprio sostegno a Graham Platner e ora si ritrovano con Troy Jackson. Kernen ha inoltre ribadito che Collins è sempre stata favorevole al diritto all'aborto e si è battuta per le donne dello Stato.
Il fronte democratico all'attacco
L'iniziativa arriva mentre i democratici cercano di ricompattarsi dopo mesi difficili. La governatrice Janet Mills si è ritirata prima delle primarie, e poco dopo, la campagna del vincitore delle primarie, il progressista Graham Platner, è collassata per un'accusa di stupro, che lui respinge. Troy Jackson, ex presidente del Senato statale, è così diventato il candidato del partito il 25 luglio, durante una Convention straordinaria.
I repubblicani cercano ora di mantenere al centro della campagna il precedente di Platner. Il super PAC Pine Tree Results ha assunto la guida degli attacchi, cercando di collegare Jackson al precedente candidato e ricordando le segnalazioni di contrasti avuti da Jackson con alcune colleghe durante gli anni trascorsi nel parlamento statale. Il peso dell'elettorato femminile potrebbe essere decisivo a novembre. Nel 2020 le donne rappresentarono quasi il 60% degli elettori del Maine e scelsero Joe Biden con un vantaggio di 23 punti, mentre Collins riuscì comunque a prevalere di misura, nello stesso gruppo, sulla democratica Sara Gideon, secondo gli exit poll della CNN.
Mini Timmaraju, presidente e amministratrice delegata di Reproductive Freedom for All, ha riconosciuto ad Axios che il caso Platner è stato una distrazione e ha ritardato la convergenza su un unico candidato. L'organizzazione aveva sostenuto Mills alle primarie e non aveva mai appoggiato Platner dopo la sua vittoria. La settimana scorsa Timmaraju si è recata nel Maine per annunciare l'endorsement a Jackson e ha raccontato che, durante la visita, nessuno le aveva nominato Platner neppure una volta. A suo giudizio, le attiviste hanno attraversato mesi difficili e ora si sono raccolte attorno a Jackson perché lo considerano un interlocutore affidabile.
Il passato di Jackson
Resta però il problema delle posizioni assunte da Jackson all'inizio della sua carriera politica. Il candidato era inizialmente contrario al diritto all'aborto e sosteneva alcune restrizioni, prima di cambiare posizione. Ha dichiarato di essersi sbagliato e da circa dieci anni difende quel diritto, fino ad aver contribuito a firmare nel 2023 una proposta di legge che ha ampliato l'accesso all'aborto nel Maine.
Per Timmaraju, quel percorso rappresenta un punto di forza: Jackson, sostiene, ha riconosciuto il proprio errore e ha cambiato posizione, mentre Collins avrebbe compiuto il percorso opposto. L'organizzazione ricorda inoltre di avere già sostenuto candidati che nel tempo hanno modificato le proprie posizioni sull'aborto, a partire da Joe Biden.
Timmaraju riconosce però che la lunga identificazione di Collins con le posizioni favorevoli al diritto all'aborto rende più complesso questo tipo di attacco. Sostiene comunque che la questione continui a essere quella più efficace tra gli elettori del Maine, compresi indipendenti e repubblicani. Per l'organizzazione, ha spiegato, conta soprattutto come Collins ha votato nei fatti, non il modo in cui definisce o ha definito in passato la propria posizione.
