Zelensky prende le distanze da Trump e gli Stati Uniti
Il presidente ucraino critica ormai sempre più apertamente la Casa Bianca di Trump, accusata di esercitare pressioni su Kyiv piuttosto che su Mosca. Intanto i negoziati restano fermi, mentre l'avanzata russa nel Donbass rallenta.
I rapporti tra Ucraina e Stati Uniti stanno entrando in una fase di rottura sempre più evidente. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha iniziato a criticare apertamente Washington e a prendere le distanze da quello che, fino a poco tempo fa, era il principale alleato di Kyiv. Lo riporta il New York Times, secondo cui la guerra americano-israeliana contro l'Iran ha di fatto congelato i negoziati di pace e accelerato il raffreddamento delle relazioni tra i due Paesi.
I colloqui mediati dagli Stati Uniti sono fermi dalla fine di febbraio, quando sono cadute le prime bombe su Teheran. Da allora Zelensky ha usato toni che fino a un anno fa sarebbero stati impensabili. Si è lamentato del fatto che i negoziatori americani non abbiano più "tempo per l'Ucraina". Ha quindi accusato Washington di trasmettere al Cremlino "un senso di impunità", dopo la decisione americana di sospendere alcune sanzioni sul petrolio russo per ridurre le tensioni economiche legate alla guerra con l'Iran. E infine ha criticato la strategia che spinge Kyiv a cedere territori in cambio della pace, sostenendo che l'Amministrazione Trump "sceglie ancora una strategia di maggiore pressione sulla parte ucraina" rispetto a quella esercitata su Mosca.
Harry Nedelcu, senior director della società di consulenza politica europea Rasmussen Global, ha detto al New York Times che i colloqui "sono morti". Secondo l'analista, la Russia non ha più incentivi reali a negoziare e gli Stati Uniti non appaiono più come un mediatore affidabile.
Allo stesso tempo, anche Kyiv si sente oggi più libera di alzare il tono perché dipende meno da Washington. Dopo anni di investimenti nella propria industria della difesa, l'Ucraina produce ormai in autonomia gran parte dei droni che utilizza al fronte. Alyona Getmanchuk, ambasciatrice ucraina presso la NATO, ha affermato che gli intercettori di produzione nazionale abbattono più del 60% dei droni russi. Maksym Skrypchenko, presidente del Transatlantic Dialogue Center di Kyiv, ha spiegato al New York Times che, se domani gli aiuti militari americani si esaurissero, "non sarebbe più un disastro come una volta": una differenza netta rispetto agli anni di Biden, quando la dipendenza dalle forniture statunitensi era quasi totale.
Restano però due vulnerabilità decisive. La prima è l'intelligence americana, che gli analisti considerano la componente più difficile da sostituire, anche se in prospettiva le capacità europee potrebbero colmare parte del vuoto. La seconda sono gli intercettori Patriot, l'unica vera difesa di Kyiv contro i missili balistici russi. L'Ucraina sta cercando di svilupparne di propri, ma servirà ancora del tempo.
Nel frattempo Zelensky ha cercato sostegno in Europa, ringraziando Paesi come Germania e Italia per l'aiuto fornito. Ha anche firmato accordi con alcuni Stati del Medio Oriente per aiutarli a difendersi dai droni iraniani e costruire nuove reti di sicurezza. L'Unione Europea ha di fatto sostituito gli Stati Uniti come principale finanziatore dello sforzo bellico ucraino: un recente prestito da 90 miliardi di euro, fortemente orientato alla spesa militare, darà a Kyiv più margine per continuare a pianificare una guerra che pochi immaginano breve.
Lo strappo silenzioso:
come Kyiv si è allontanata da Washington
I negoziati di pace sono fermi da febbraio. Zelensky alza i toni contro la Casa Bianca. Intanto sul campo di battaglia l'avanzata russa è la più lenta dal 2023, mentre l'Unione Europea ha già preso il posto degli Stati Uniti come principale finanziatore dello sforzo bellico.
Aggiornato a maggio 2026Le tappe che hanno portato al raffreddamento dei rapporti tra Kyiv e Washington
La traiettoria descritta dal New York Times mostra un deterioramento progressivo che è culminata nel congelamento dei negoziati.
L'avanzata russa è la più lenta dal 2023
La narrazione che Putin presenta a Trump non coincide con i dati raccolti dagli analisti militari indipendenti. Sul campo di battaglia, Mosca è "di fatto bloccata".
Le tattiche di infiltrazione in piccole squadre "non producono guadagni rapidi" e le truppe russe "sono di fatto bloccate", sintetizza Dara Massicot del Carnegie Endowment for International Peace.
352mila caduti russi e un'economia sempre più schiacciata dalla guerra
I numeri dei soldati morti raccolti dalle testate russe indipendenti russe Mediazona e Meduza assieme al servizio russo della BBC restituiscono la dimensione del prezzo pagato da Mosca.
L'Unione Europea ha sostituito gli Usa come principale sponsor dello sforzo bellico
Se domani gli aiuti militari americani si esaurissero, sintetizza al New York Times Maksym Skrypchenko del Transatlantic Dialogue Center, "non sarebbe più un disastro come una volta". È la distanza che separa l'Ucraina di oggi da quella degli anni di Biden.
La Casa Bianca cambia linea
La distanza politica tra Kyiv e Washington si è allargata anche per una serie di episodi vissuti in Ucraina come umilianti. Trump e il suo entourage hanno messo Zelensky sotto pressione pubblicamente alla Casa Bianca un mese dopo l'insediamento. Il presidente americano ha più volte cercato di riscrivere la storia della guerra, sostenendo che sia stata l'Ucraina, e non la Russia, a iniziare il conflitto. La sua Amministrazione ha tagliato del 99% gli aiuti diretti a Kyiv.
Anche il vicepresidente JD Vance ha contribuito ad alimentare lo scontro, quando ha descritto la guerra in Ucraina come una contrattazione "su pochi km quadrati di territorio" e mettendo in dubbio che valga la pena difendere il Donetsk orientale. Zelensky ha replicato con freddezza: "Con tutto il rispetto, il vicepresidente non è coinvolto nei negoziati".
Sul campo, però, la realtà appare diversa da quella che Putin ha più volte presentato a Trump. Dopo i progressi di fine 2024, l'avanzata russa è rallentata fino a raggiungere un ritmo record al ribasso. Secondo i dati del Black Bird Group, alla velocità media registrata quest'anno servirebbero a Mosca più di 30 anni per conquistare l'intero Donbass, condizione minima posta dal Cremlino per chiudere la guerra. Negli ultimi tre mesi, le conquiste russe hanno segnato il peggior risultato territoriale dal 2023.
Intanto il prezzo umano resta altissimo. Secondo i dati pubblicati dalle testate russe Mediazona e Meduza in collaborazione con il servizio russo della BBC, alla fine del 2025 erano morti circa 352mila soldati russi, un numero alto oltre 6 volte quello dei militari americani caduti durante la guerra del Vietnam. Mosca ha inoltre mancato gli obiettivi di reclutamento nei primi mesi dell'anno, secondo funzionari americani ed europei, e cresce sempre di più il dubbio che lo sforzo bellico possa reggere senza una nuova mobilitazione. In questo contesto, l'indice di gradimento di Putin è sceso ai minimi dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina, mentre l'economia russa è sempre più schiacciata dalla spesa militare. Anche i blackout della rete mobile, imposti in parte per prevenire gli attacchi dei droni ucraini, stanno irritando la popolazione russa.
Una guerra di logoramento tecnologico
La guerra è diventata sempre più una sfida tecnologica tra droni e sistemi anti-drone. Le truppe russe hanno modificato le proprie tattiche e cercano ora di infiltrarsi nel territorio ucraino in piccole squadre, spesso a piedi e composte da un numero di persone che si può contare su una mano. Ne è nata così una "zona grigia" sempre più ampia, in cui entrambi gli eserciti sono presenti senza che nessuno dei due eserciti un controllo netto.
Dara Massicot, analista del Carnegie Endowment for International Peace, ha spiegato al New York Times che queste tattiche di infiltrazione "non producono guadagni rapidi" e che i russi "sono di fatto bloccati".
Mykhailo Fedorov, il nuovo Ministro della Difesa ucraino e principale promotore dello sviluppo dei droni, ha fissato di recente un obiettivo molto più ambizioso: uccidere o ferire gravemente 50mila soldati russi al mese, contro gli attuali 35mila, per imporre a Mosca "costi che non può sostenere" e "forzare la pace attraverso la forza". Intanto Kyiv continua senza sosta anche la campagna di attacchi contro le infrastrutture petrolifere russe, nonostante le richieste americane di fermarsi. Anche questo, fino a un anno fa, sarebbe stato difficilmente immaginabile.