Una corte federale blocca la prescrizione online dei farmaci abortivi
La decisione della Corte d'Appello del Quinto Circuito sospende le regole che permettevano di prescrivere e ricevere per posta la pillola mifepristone, usata in oltre il 60% degli aborti negli Stati Uniti. Gli attivisti per i diritti riproduttivi annunciano un ricorso alla Corte Suprema.
Una corte d’appello federale ha temporaneamente bloccato venerdì le regole che consentono la prescrizione a distanza e l’invio per posta dei farmaci abortivi, oggi utilizzati in oltre il 60% delle interruzioni di gravidanza nel sistema sanitario statunitense. La decisione rappresenta una vittoria significativa per il movimento antiabortista, che aveva fatto pressioni sull’Amministrazione Trump per ripristinare l’obbligo di distribuzione in presenza.
Un collegio di tre giudici della Corte d’Appello del Quinto circuito ha dato ragione alla Louisiana in una causa contro le norme introdotte dall’Amministrazione Biden per ampliare l’accesso al mifepristone, farmaco ampiamente usato per l’aborto farmacologico.
Lo Stato sosteneva che le regole federali indebolissero le sue leggi a tutela della vita prenatale e lo costringessero a spendere fondi Medicaid per fornire cure d’emergenza a donne che avessero subito complicazioni dopo l’assunzione del farmaco.
Solo la settimana scorsa, un giudice di primo grado aveva stabilito che le prescrizioni per corrispondenza del mifepristone potessero continuare mentre la Food and Drug Administration, l’agenzia federale che regola i farmaci, completava la sua indagine sulla sicurezza del medicinale. La decisione della Corte d’Appello ribalta dunque in tempi rapidi la precedente pronuncia.
I sostenitori dei diritti riproduttivi avvisano ora che la nuova sentenza limiterà l’accesso alle cure in tutto il Paese. “In un momento in cui le famiglie faticano a permettersi bisogni essenziali come la casa, la spesa alimentare e l’assistenza all’infanzia, è inconcepibile restringere l’accesso a farmaci abortivi salvavita”, ha affermato Regina Davis Moss, direttrice generale del gruppo di advocacy In Our Own Voice. Secondo Moss, ripristinare l’obbligo di distribuzione in presenza costringerebbe molte persone “a viaggiare più lontano, a prendere più giorni liberi dal lavoro e a sostenere costi semplicemente insostenibili”.
Secondo il Guttmacher Institute, centro di ricerca sulle politiche riproduttive, è probabile che contro questa nuova decisione venga presentato un ricorso d’emergenza alla Corte Suprema. Nel 2024 la Corte Suprema aveva già respinto una precedente contestazione delle regole sul mifepristone, senza però entrare nel merito e stabilendo solo che i medici promotori del ricorso non avevano la legittimazione legale per agire.