Il prezzo della benzina negli Stati Uniti continua a salire
Il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti ha raggiunto i 4,39 dollari al gallone, con un rialzo di 33 centesimi in 7 giorni. Lo Stretto di Hormuz resta chiuso e la Casa Bianca ha esaurito quasi tutte le leve disponibili.
Alla fine di questa settimana gli automobilisti americani hanno complessivamente speso, per fare benzina, circa 125 milioni di dollari in più rispetto alla settimana precedente. Infatti, il prezzo medio per gallone di benzina ha raggiunto i 4,39 dollari, vale a dire 33 centesimi in più in 7 giorni, secondo i dati dell’AAA, l’associazione automobilistica statunitense.
È un aumento eccezionale. Negli ultimi anni la benzina era salita a un ritmo simile solo nel marzo 2026, poco dopo l’inizio della guerra con l’Iran, e nel marzo 2022, subito dopo l’invasione russa dell’Ucraina. Negli Stati Uniti ogni giorno vengono erogati circa 375 milioni di galloni di benzina: un rincaro di 33 centesimi basta quindi a spiegare i 125 milioni di dollari in più pagati dagli automobilisti.
La rapidità del rialzo è ancora più significativa se osservata su un periodo più lungo. Il prezzo registrato venerdì era superiore di 1,41 dollari rispetto a quello di 9 settimane prima, vale a dire poco prima dell’inizio del conflitto con l’Iran. Secondo i dati del Dipartimento dell'Energia, si tratta del maggiore aumento in un periodo di tempo così breve almeno dai primi anni Novanta.
Il prezzo della guerra:
quanto costa Hormuz agli automobilisti americani
In nove settimane il prezzo medio della benzina negli Stati Uniti è salito di 1,41 dollari al gallone, l'aumento più rapido dai primi anni Novanta. La Casa Bianca ha quasi esaurito le contromisure a sua disposizione.
in una sola settimana
Variazione del prezzo della benzina/gallone su 9 settimane, 2020-2026
La linea mostra di quanto è cambiato il prezzo medio rispetto a 9 settimane prima, settimana per settimana, per il periodo considerato. I dati confermano che l'aumento attuale è il più rapido del periodo.
Ohio e Illinois sopra la media nazionale
L'aumento del prezzo del gallone in una settimana, secondo i dati AAA. Nei Grandi Laghi i problemi alle raffinerie hanno peggiorato la situazione, mentre in California — pur con prezzi assoluti più alti — il rincaro settimanale è stato il più contenuto.
4 cittadini americani su 10 stanno cambiando le proprie abitudini
Il rincaro così rapido dei prezzi della benzina sta erodendo i bilanci familiari. Un nuovo sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos misura le prime conseguenze concrete.
Sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos su un campione rappresentativo di cittadini adulti statunitensi, condotto a fine aprile 2026.
Dopo 10 settimane di guerra, le carte a disposizione sono quasi finite
Cosa l'Amministrazione Trump ha già provato, cosa sta valutando e cosa ha già escluso. Tocca ogni voce per i dettagli.
Da marzo l'Amministrazione Trump ha iniziato a rilasciare 172 milioni di barili dalla Riserva Strategica per calmierare i prezzi sul mercato interno.
Trump ha sospeso temporaneamente la legge in vigore da oltre 100 anni che impone di trasportare merci tra porti americani solo su navi battenti bandiera statunitense.
Sono state allentate le regole ambientali sulla benzina estiva con quota più alta di etanolo. Il Dipartimento del Tesoro ha anche congelato alcune sanzioni sul petrolio russo per aumentare l'offerta globale.
Alcuni deputati propongono di abolire la tassa di 18,3 centesimi al gallone. Ma il sollievo potrebbe essere limitato e incerto: i distributori potrebbero non trasferire il risparmio sui consumatori. Inoltre, la tassa finanzia il Highway Trust Fund, già in deficit. La Casa Bianca ha detto al Washington Post che al momento la misura non è in discussione.
Bloccare le esportazioni libererebbe greggio per il mercato interno, ma l'Amministrazione Trump per ora respinge l'ipotesi e dovrebbe comunque affrontare l'opposizione frontale delle compagnie del settore energetico.
L'unica vera via d'uscita resta un accordo con Teheran che garantisca la riapertura stabile dello Stretto di Hormuz. Senza tale accordo, gli Stati Uniti rischiano di entrare in una crisi energetica molto più ampia nelle prossime settimane.
Patrick De Haan, GasBuddy · Washington Post
Confronto tra 3 crisi su 9 settimane: l'Iran ha già superato l'Ucraina
Ogni linea segue la stessa metrica — l'aumento del gallone rispetto a 9 settimane prima — partendo dal giorno in cui ogni shock è iniziato. Dopo la stessa finestra temporale, l'effetto Iran è il più severo dei tre.
Dopo dieci settimane, lo shock energetico provocato dalla guerra con l'Iran è già più intenso del picco massimo precedentemente raggiunto dopo l'invasione russa dell'Ucraina nel 2022 — e continua a muoversi nella stessa direzione.
Per molte famiglie americane il pieno di benzina rappresenta una spesa quotidiana, e un rincaro così rapido lascia pochissimo margine per riorganizzare il bilancio domestico. In alcuni Stati la pressione è ancora più forte. Ad esempio in Ohio, dove i problemi alle raffinerie hanno aggravato la corsa dei prezzi, venerdì un gallone di benzina costava in media 4,83 dollari, contro i 3,91 dollari della settimana precedente e i 2,81 dollari registrati alla vigilia della guerra. Anche l’Illinois e altri Stati della regione dei Grandi Laghi viaggiano sopra la media nazionale.
Lo shock dello Stretto di Hormuz
Gli Stati Uniti restano ancora oggi più protetti di altre aree del mondo dal calo delle forniture provenienti dal Golfo Persico, ma questo non significa certo che siano immuni agli shock energetici globali. Le scorte di benzina del Paese stanno, infatti, diminuendo rapidamente e, con lo Stretto di Hormuz che difficilmente riaprirà a breve e la stagione estiva degli spostamenti alle porte, il quadro rischia soltanto di peggiorare.
I rialzi stanno già cambiando le abitudini degli americani. Un recente sondaggio Washington Post-ABC News-Ipsos indica che il 44% degli intervistati ha ridotto gli spostamenti in auto, il 42% sta tagliando le proprie spese domestiche e il 34% ha modificato i piani di viaggio e vacanza a causa dell'alto costo della benzina.
Non meraviglia dunque il fatto che alla Casa Bianca il dossier prezzi dell'energia sia diventato una priorità da affrontare. Martedì il presidente Donald Trump ha incontrato i dirigenti del settore energetico in una riunione organizzata dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, alla quale hanno partecipato anche il capo di staff della Casa Bianca Susie Wiles e il vicepresidente JD Vance, secondo quanto riferito da un funzionario della Casa Bianca al Washington Post. Al centro del confronto, le misure già adottate e le possibili ulteriori mosse nel caso in cui il blocco dello Stretto dovesse durare mesi.
Le poche opzioni rimaste alla Casa Bianca
La verità è però che, a dieci settimane dall’inizio del conflitto, l’Amministrazione ha quasi esaurito le sue carte da giocare. A marzo ha iniziato a rilasciare 172 milioni di barili dalla Riserva Strategica. Successivamente, Trump ha sospeso temporaneamente il Jones Act, la legge in vigore da oltre cento anni che impone di trasportare le merci tra porti statunitensi solo su navi battenti bandiera americana. Ha quindi allentato le regole ambientali che vietano la vendita estiva della benzina con una quota più alta di etanolo, e il Dipartimento del Tesoro ha persino congelato alcune sanzioni sul petrolio russo.
Le opzioni residue sono poche e tutte rischiose. Alcuni deputati hanno proposto di abolire la tassa federale sulla benzina, pari a 18,3 centesimi al gallone, ma il sollievo sarebbe limitato e non è certo che i distributori trasferirebbero il risparmio ai consumatori. La tassa, inoltre, finanzia il Highway Trust Fund, già in deficit. Un funzionario della Casa Bianca ha spiegato al Washington Post che al momento la sospensione di questa tassa non è in discussione. Un’altra ipotesi è bloccare le esportazioni di petrolio statunitense, ma l’Amministrazione la respinge e dovrebbe comunque affrontare l’opposizione delle compagnie del settore energetico.
La portavoce della Casa Bianca Taylor Rogers ha dichiarato al Washington Post che Trump è stato “diretto con il popolo americano” riguardo alle “interruzioni temporanee” legate alla guerra con l’Iran, e al fatto che i prezzi torneranno a scendere quando il traffico nello Stretto di Hormuz si normalizzerà.
Per la maggior parte degli analisti, l’unica vera via d’uscita resta un accordo con Teheran che garantisca la riapertura stabile dello Stretto di Hormuz. Venerdì, però, lo stesso Trump ha detto ai giornalisti di non essere “soddisfatto” dell’ultima proposta iraniana per chiudere il conflitto. Ma senza un accordo,avverte Patrick De Haan, responsabile dell’analisi petrolifera di GasBuddy, anche gli Stati Uniti rischiano di entrare in una crisi energetica molto più ampia nelle prossime settimane.