Più di un americano adulto su tre, il 35 per cento, non sa elencare i tre poteri dello Stato previsti dalla Costituzione: l'esecutivo, il legislativo e il giudiziario. Meno della metà riesce a nominare quattro dei cinque diritti garantiti dal Primo emendamento e solo uno su dieci li conosce tutti. Sono i risultati dell'edizione 2026 del Constitution Day Civics Survey, il sondaggio sulla cultura civica che l'Annenberg Public Policy Center, un centro di ricerca dell'Università della Pennsylvania, pubblica ogni anno in vista del Constitution Day, la ricorrenza che il 17 settembre ricorda la firma della Costituzione americana nel 1787.
Il sondaggio è stato condotto tra il 6 e il 9 agosto su un campione rappresentativo di 1.034 adulti dalla società di ricerca SSRS. Il margine di errore è di 3,5 punti percentuali. La quota di chi sa nominare i tre poteri è del 65 per cento, contro il 70 per cento del 2025 e il 65 per cento del 2024: secondo i ricercatori la differenza rispetto all'anno scorso non è statisticamente significativa.
Un americano su tre non sa nominare i tre poteri dello Stato
Alla domanda aperta su quali siano i tre rami del governo federale, il 65 per cento indica esecutivo, legislativo e giudiziario. Il 16 per cento non ne nomina nessuno. La quota era del 70 per cento nel 2025 e del 65 per cento nel 2024.
Ogni pallino vale un americano adulto su cento. Quanti poteri sa nominare:
Il Primo emendamento, uno dei dieci che compongono il Bill of Rights approvato nel 1791, protegge cinque diritti: la libertà di parola, di religione, di stampa, di riunione e il diritto di presentare petizioni al governo. Alla domanda aperta su quali siano, il 73 per cento ha citato la libertà di parola, sei punti in meno rispetto al 79 per cento del 2025 ma in linea con il 74 per cento del 2024. È l'unico dato che si è mosso in modo significativo rispetto all'anno precedente. La libertà di religione è stata indicata dal 43 per cento degli intervistati, quella di riunione dal 31 per cento e quella di stampa dal 29 per cento. Il diritto di petizione si ferma al 12 per cento. Il 9 per cento ha elencato correttamente tutti e cinque i diritti, mentre il 24 per cento non ne ha nominato nessuno. Un intervistato su quattro ha inserito per errore il diritto di portare armi, che è tutelato dal Secondo emendamento.
Solo la libertà di parola la conosce la maggioranza
Percentuale di adulti che nomina ciascuno dei cinque diritti del Primo emendamento, in una domanda aperta. Solo il 9 per cento li elenca tutti e il 24 per cento nessuno. Un intervistato su quattro cita per errore il diritto di portare armi.
"L'ignoranza costa cara", ha detto Kathleen Hall Jamieson, direttrice emerita del centro. "Non puoi proteggere e avere a cuore diritti che non sai di avere".
Una parte del sondaggio riguarda i diritti degli immigrati, un tema al centro del dibattito mentre i tribunali americani discutono del significato della cittadinanza per nascita. Il 56 per cento degli intervistati considera falsa l'affermazione secondo cui chi si trova illegalmente negli Stati Uniti non ha alcun diritto garantito dalla Costituzione, mentre il 44 per cento la ritiene vera. La Corte Suprema ha stabilito da tempo che le tutele fondamentali della Costituzione si riferiscono alle "persone" e non ai soli cittadini. Per questo valgono per chiunque si trovi nel paese, indipendentemente dal suo status migratorio. Il 76 per cento sa inoltre che un bambino nato negli Stati Uniti è cittadino americano anche se nessuno dei due genitori lo è: è il principio della cittadinanza per nascita, il cosiddetto birthright citizenship.
Le risposte sono migliori sui meccanismi che regolano i rapporti tra le istituzioni. L'83 per cento sa che una legge bloccata dal veto del presidente può entrare comunque in vigore se i due terzi dei membri di entrambe le camere del Congresso votano per superare il veto. Il 69 per cento sa che una sentenza della Corte Suprema approvata con cinque voti contro quattro è legge e va rispettata come qualunque altra. Il 18 per cento pensa invece che una decisione presa con un margine così stretto torni al Congresso per essere riesaminata, mentre il 12 per cento crede che venga rinviata alla corte d'appello federale.
Il 60 per cento degli intervistati sa che, in caso di disaccordo tra il presidente e la Corte Suprema, spetta alla Corte l'ultima parola sulla costituzionalità di un'azione della Casa Bianca. Il tema è tornato attuale nei giorni scorsi, quando il presidente ha attaccato la Corte e i giudici che lui stesso aveva nominato. Il 17 per cento attribuisce questa responsabilità al Congresso, il 4 per cento al presidente e il 19 per cento non sa rispondere.
L'ultima domanda riguardava il Decimo emendamento, che regola la divisione dei poteri tra il governo federale e i singoli stati. Il testo stabilisce che i poteri non attribuiti dalla Costituzione al governo federale, e non vietati agli stati, restano agli stati o al popolo. La metà degli americani, il 50 per cento, lo sa. Il 13 per cento pensa che valga il contrario, cioè che gli stati abbiano solo i poteri che la Costituzione concede loro esplicitamente, mentre il 37 per cento non sa quale delle due versioni sia corretta.
Il sondaggio mostra quindi un quadro stabile negli ultimi tre anni: due americani su tre conoscono l'architettura di base delle istituzioni e la maggioranza sa come funzionano il veto e le sentenze della Corte Suprema, ma la conoscenza dei diritti costituzionali resta limitata. A parte la libertà di parola, nessuno dei diritti del Primo emendamento è conosciuto dalla maggioranza degli intervistati.
