Trump valuta la nuova offerta iraniana ma frena: "Non credo sia accettabile"
Il presidente americano sta esaminando la nuova proposta negoziale di Teheran trasmessa tramite mediatori pakistani, mentre Washington autorizza vendite d'armi per 8,6 miliardi di dollari ai partner mediorientali.
Donald Trump sta esaminando l’ultima proposta iraniana per chiudere la guerra, ma con scetticismo: “Non riesco a immaginare che possa essere accettabile”. Lo ha scritto sabato sera su Truth Social, mentre il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran resta in bilico. Il giorno prima, il presidente si era detto “non soddisfatto” dell’offerta, che secondo i media di Stato iraniani è arrivata giovedì sera tramite i mediatori pakistani.
Poco prima di salire su un aereo a Palm Beach, in Florida, Trump ha spiegato ai cronisti di essere stato informato solo sul “concetto della proposta” e di non averne ancora visto i dettagli. Sul suo social media ha poi accusato l’Iran di non aver “ancora pagato un prezzo abbastanza alto per quello che ha fatto all’umanità e al mondo negli ultimi 47 anni”.
Secondo due fonti citate da Axios, la nuova proposta iraniana si articola in 14 punti. Prevede un mese di negoziati per raggiungere un’intesa che riapra lo Stretto di Hormuz, ponga fine al blocco navale statunitense e ponga fine definitivamente alla guerra in Iran e in Libano. Solo dopo si aprirebbe un secondo mese di trattative dedicato appositamente al futuro del programma nucleare iraniano.
Due alti funzionari di Teheran hanno riferito al New York Times che c'è già stata una prima importante concessione: l’Iran non chiede più, come condizione preliminare, la fine del blocco navale americano. Sarebbe invece disposto a riaprire lo Stretto di Hormuz, attraverso cui prima della guerra transitava un quinto del petrolio mondiale, ancora prima che Trump annunci la revoca del blocco navale. Resta però il nodo del nucleare, sul quale le posizioni appaiono ancora inconciliabili. Trump ripete che l’Iran non potrà avere armi atomiche e dovrà fermare ogni arricchimento dell’uranio, mentre Teheran rivendica il diritto a proseguire il programma di arricchimento.
Trattativa e riarmo:
i due binari paralleli della Casa Bianca
Sul tavolo di Trump arriva una proposta negoziale iraniana in 14 punti per chiudere la guerra. Mentre è in corso la valutazione, il Dipartimento di Stato ha approvato 8,6 miliardi di vendite d'armi d'emergenza ai partner del Golfo, aggirando il Congresso.
Prima Hormuz, poi il nucleare: la sequenza proposta da Teheran
L'offerta iraniana scinde il negoziato in due fasi consecutive, ciascuna della durata di un mese. Il futuro del programma nucleare, vero nodo politico del conflitto, viene rinviato alla seconda fase.
- Riapertura dello Stretto di Hormuz
- Fine del blocco navale americano
- Cessazione della guerra in Iran e in Libano
- Trattative sul programma di arricchimento
- Allentamento delle sanzioni Usa
- Diritto all'uso pacifico del nucleare
8,6 miliardi ai partner del Golfo, aggirando il Congresso
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha invocato la clausola d'emergenza per accelerare le forniture, saltando così il vaglio del Congresso. È la terza volta che accade dall'inizio della guerra in Iran.
Le scorte globali di intercettori Patriot si sono drasticamente ridotte nel corso del conflitto in Iran. Il deputato democratico Gregory Meeks denuncia uno «schema più ampio: ignorare la legge, aggirare il Congresso».
Cosa ha già pagato il Golfo
Mentre la trattativa procede lentamente e gli arsenali vengono ricostituiti, nel corso del conflitto sui Paesi della regione si è abbattuta un'ondata di attacchi iraniani con droni e missili balistici.
nei Paesi del Golfo
che transitava da Hormuz prima della guerra
Dome
L’opzione militare resta sul tavolo
Sul tavolo del presidente resta anche l’opzione militare. “Vogliamo distruggerli del tutto e finirli per sempre, oppure proviamo a fare un accordo? Queste sono le opzioni”, ha detto venerdì alla Casa Bianca. Il giorno dopo ha aggiunto che nuovi attacchi sono “una possibilità che potrebbe verificarsi” se Teheran “si dovesse ancora comportare male”.
Giovedì il comandante del CENTCOM, l’Ammiraglio Brad Cooper, ha illustrato a Trump nuovi piani per colpire l’Iran ed è poi partito per la regione. Ma anche l'Iran si sta preparando ad una possibile ripresa delle ostilità: il generale Mohammad Jafar Asadi ha dichiarato ieri che un ritorno alla guerra con gli Stati Uniti è possibile.
Washington accelera sulle armi ai partner regionali
Mentre la trattativa procede tra molte difficoltà, l’Amministrazione Trump accelera sulla vendita di armi ai Paesi del Golfo. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha autorizzato forniture d’emergenza di sistemi antimissile per oltre 8,6 miliardi di dollari ai partner mediorientali, invocando una clausola che consente la “vendita immediata” di missili a Israele, Qatar ed Emirati Arabi Uniti, oltre che di sistemi di difesa aerea a Qatar e Kuwait.
Il Qatar pagherà oltre 4 miliardi di dollari per ottenere intercettori Patriot di fabbricazione statunitense, le cui scorte globali si sono drasticamente ridotte nel corso del conflitto. Il Kuwait acquisterà invece un nuovo sistema avanzato di difesa aerea per circa 2,5 miliardi. Si tratta della terza volta che la seconda Amministrazione Trump aggira il vaglio del Congresso ricorrendo a questa procedura d'emergenza nel corso della guerra con l’Iran.
Durante la guerra, i Paesi del Golfo hanno subito ripetute ondate di attacchi iraniani con droni e missili balistici. Almeno venti civili e diversi militari sono morti. Gli Emirati Arabi Uniti, secondo le autorità locali, sono stati colpiti da oltre 500 missili e 2.500 droni. Nel corso del conflitto, Israele avrebbe inoltre inviato, dietro le quinte, componenti del proprio sistema antimissile Iron Dome per contribuire all’intercettazione degli attacchi.
Le nuove vendite annunciate dall’Amministrazione Trump hanno provocato l’immediata reazione dei democratici al Congresso. Gregory Meeks, deputato di New York e principale esponente democratico nella Commissione Affari Esteri della Camera, ha dichiarato al New York Times che “questo nuovo trasferimento di armi riflette uno schema più ampio: ignorare la legge, aggirare il Congresso e prendere decisioni rilevanti per la sicurezza nazionale senza trasparenza né responsabilità”.