Trump sospende l'operazione di scorta navale dopo un solo giorno
Il presidente americano ha annunciato la pausa del "Project Freedom" invocando "grandi progressi" verso un accordo con Teheran. Resta in vigore il blocco dei porti iraniani.
Il presidente americano Donald Trump ha sospeso l'operazione militare di scorta delle navi commerciali attraverso lo stretto di Hormuz dopo appena un giorno dal suo avvio. L'annuncio è arrivato martedì 5 maggio in serata su Truth Social, con il presidente che ha invocato "grandi progressi" nei negoziati con l'Iran per giustificare la decisione.
Il "Project Freedom" era stato lanciato lunedì mattina con l'obiettivo di permettere a centinaia di navi commerciali bloccate nel Golfo Persico di attraversare in sicurezza lo stretto, un passaggio largo 21 miglia attraverso cui in tempo di pace transita un quinto della produzione mondiale di idrocarburi. Trump ha scritto che la sospensione durerà "un breve periodo per vedere se l'accordo può essere finalizzato e firmato", precisando che la decisione è stata presa "su richiesta del Pakistan e di altri paesi". Il blocco navale americano dei porti iraniani, entrato in vigore il 13 aprile, resta invece pienamente operativo.

La sospensione arriva al termine di una giornata segnata da forti tensioni e da una intensa attività diplomatica e mediatica dell'amministrazione americana. Nelle ore precedenti l'annuncio di Trump, il segretario alla difesa Pete Hegseth e il capo di stato maggiore congiunto, generale Dan Caine, avevano tenuto una conferenza stampa al Pentagono per difendere l'efficacia dell'operazione. Caine aveva indicato che oltre 22.500 marittimi a bordo di più di 1.550 navi commerciali erano in attesa di attraversare lo stretto e che il Central Command aveva istituito una "zona di sicurezza rafforzata" sul lato meridionale del passaggio. Lo stesso generale aveva precisato che dall'inizio del cessate il fuoco l'Iran ha colpito navi commerciali nove volte, ne ha sequestrate due e ha attaccato le forze americane più di dieci volte, azioni che secondo lui restano "al di sotto della soglia per riprendere operazioni di combattimento maggiori".
Hegseth ha definito l'iniziativa una missione "temporanea" e ha parlato di una "cupola rossa, bianca e blu" stabilita sopra lo stretto come "regalo diretto" alle altre nazioni. Il segretario alla difesa ha ribadito che il cessate il fuoco con l'Iran resta in vigore nonostante gli scambi di fuoco. Il segretario di stato Marco Rubio, parlando dalla Casa Bianca, aveva annunciato che la fase offensiva del conflitto, denominata "Operation Epic Fury", era ormai conclusa. "Abbiamo superato quella fase. Adesso siamo passati al Project Freedom", ha detto Rubio ai giornalisti, definendo l'operazione puramente "difensiva" e accusando l'Iran di tenere il mondo in ostaggio mettendo a rischio la vita degli equipaggi delle navi commerciali bloccate.
Sul piano diplomatico, Rubio ha annunciato che gli Stati Uniti presenteranno una risoluzione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per "difendere la libertà di navigazione e mettere in sicurezza lo stretto di Hormuz". Il testo, redatto insieme a Bahrein, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Kuwait e Qatar, chiede all'Iran di cessare gli attacchi, le operazioni di minamento e la riscossione di qualsiasi pedaggio nel passaggio.
Lunedì, primo giorno dell'operazione, due cacciatorpediniere lanciamissili americani avevano attraversato lo stretto sotto il fuoco di missili da crociera, droni e motovedette iraniane, senza essere colpiti grazie alle contromisure difensive. Le forze americane avevano distrutto sei imbarcazioni veloci iraniane, secondo quanto riferito dall'ammiraglio Brad Cooper, comandante del Central Command. Teheran ha negato la perdita delle imbarcazioni e i media di stato iraniani hanno sostenuto di aver colpito una nave da guerra americana, circostanza smentita dagli Stati Uniti. Due navi battenti bandiera americana, la CS Anthem dell'operatore Crowley con sede in Florida e la Alliance Fairfax, sono riuscite a transitare lo stretto. Anche il gigante danese del trasporto marittimo Maersk ha annunciato l'uscita dal Golfo di una sua nave scortata da mezzi militari americani.
Le ore precedenti l'annuncio della sospensione sono state segnate da nuovi attacchi attribuiti all'Iran. Gli Emirati Arabi Uniti hanno comunicato di aver attivato per il secondo giorno consecutivo le proprie difese aeree per intercettare missili balistici, missili da crociera e droni. Teheran ha smentito categoricamente, attraverso il portavoce del comando militare Khatam Al-Anbiya, di aver condotto operazioni contro gli Emirati. I guardiani della rivoluzione, l'esercito ideologico della Repubblica islamica, avevano promesso una "ferma rappresaglia" contro qualunque nave avesse cercato di attraversare lo stretto senza seguire il corridoio imposto dall'Iran.
Sul fronte diplomatico, il ministro degli esteri iraniano Abbas Araghchi è arrivato a Pechino, dove mercoledì ha incontrato l'omologo cinese Wang Yi. La Cina è il principale importatore di petrolio iraniano: prima della guerra oltre l'80 per cento delle esportazioni iraniane di greggio era diretto verso Pechino, secondo la società di analisi Kpler. Più della metà delle importazioni cinesi di greggio via mare proviene dal Medio Oriente e transita prevalentemente attraverso lo stretto. Rubio ha chiesto pubblicamente alla Cina di fare pressione su Teheran. La visita di Araghchi precede di pochi giorni quella di Trump a Pechino, prevista per il 14 e 15 maggio per un vertice con il presidente Xi Jinping.
Lo stesso Araghchi, prima della sospensione, aveva definito l'iniziativa americana "Project Deadlock", ovvero "progetto stallo", avvertendo che "non esiste soluzione militare a una crisi politica" e invitando Washington a non lasciarsi "trascinare di nuovo nel pantano". Il presidente iraniano Massoud Pezeshkian ha dichiarato che il paese è "pronto a qualunque dialogo" ma non ha mai ceduto e non cederà mai alla forza, accusando gli Stati Uniti di pretendere una sottomissione alle loro condizioni unilaterali. Il primo ministro iracheno Ali Al-Zaidi ha proposto la mediazione di Baghdad tra Washington e Teheran. Resta incerto il punto in cui si trovano effettivamente i negoziati. Trump, durante il fine settimana, aveva detto di aver ricevuto un nuovo piano di pace dall'Iran, dubitando però della sua adeguatezza perché Teheran "non ha ancora pagato un prezzo abbastanza alto". I nodi irrisolti includono il futuro del programma nucleare iraniano, il blocco americano dei porti e i pedaggi che l'Iran intendeva imporre nello stretto.