Trump riduce i dazi sull'India in cambio dello stop all'acquisto di petrolio russo
Il presidente ha annunciato un accordo commerciale con il primo ministro Modi: New Delhi importerà greggio da Venezuela e Stati Uniti. Ma la transizione potrebbe richiedere anni. I dazi scendono dal 25% al 18%, mentre l'India promette investimenti per 500 miliardi di dollari.
Il presidente Donald Trump ha annunciato oggi di aver raggiunto un accordo con l’India per ridurre i dazi sulle merci indiane e che prevede, tra le altre condizioni, la promessa da parte di New Delhi di smettere di acquistare petrolio dalla Russia. Ciò, secondo Trump, aiuterà anche a velocizzare la fine della guerra in Ucraina.
Si tratta indubbiamente di un impegno ambizioso: secondo i dati di Kpler, fornitore globale di analisi nel settore energetico, l’India importa quotidianamente circa 1,5 milioni di barili di greggio russo, quota mantenuta anche nei mesi successivi all’introduzione di dazi punitivi da parte degli Stati Uniti proprio per questo motivo. India e Cina sono ancora oggi tra i principali acquirenti di petrolio russo, nonostante le sanzioni imposte dalla maggior parte dei Paesi occidentali proprio in risposta alla guerra di annessione avviata dal presidente russo Vladimir Putin.
Nel messaggio pubblicato su Truth Social con cui ha annunciato questo nuovo accordo commerciale, Trump ha dichiarato di aver parlato questa mattina ora locale con il primo ministro indiano Narendra Modi, il quale — sempre secondo il presidente statunitense — avrebbe accettato di sostituire le importazioni di petrolio russo con greggio proveniente dal Venezuela e dagli Stati Uniti. Il petrolio venezuelano ha infatti caratteristiche simili a quello russo: è un greggio pesante ad alto contenuto di zolfo e risulta particolarmente adatto alla produzione di derivati come olio combustibile e diesel.

Non è chiaro però come e quanto tempo richiederà questa transizione. Le infrastrutture petrolifere del Venezuela sono in gran parte fatiscenti e richiederebbero anni di lavori e investimenti — potenzialmente per decine di miliardi di dollari — per tornare a livelli di produzione superiori ai 3 milioni di barili al giorno, un livello raggiunto prima che il governo socialista assumesse il controllo del Paese nel 1999. Secondo alcune stime, riportate da analisti dell’energia, ripristinare completamente impianti e infrastrutture potrebbe richiedere oltre un decennio di investimenti e ristrutturazioni.
Forse proprio per questo motivo la riduzione dei dazi sull’India è risultata meno marcata rispetto agli accordi commerciali raggiunti con altri Paesi. Trump ha annunciato che le merci indiane saranno soggette a un dazio immediato del 18%, rispetto al 25% applicato in precedenza agli altri Paesi. Al momento non è neppure chiaro se il dazio aggiuntivo del 25% previsto per l’acquisto di petrolio russo rimarrà temporaneamente in vigore.
Definendo Modi “uno dei miei più grandi amici”, Trump ha comunque affermato che il primo ministro indiano ha anche accettato di ridurre a zero i dazi dell’India sulle merci americane e di eliminare alcune barriere non tariffarie non specificate. Sebbene Trump non abbia precisato quali barriere verranno rimosse, tali misure di solito comprendono tasse speciali sui servizi delle aziende americane o imposte sul valore aggiunto sulle merci in importazione.
Secondo quanto dichiarato dallo stesso Trump, l’India si è inoltre impegnata ad aumentare gli acquisti di prodotti americani “a un livello molto più alto”, compresa l’intenzione di investire 500 miliardi di dollari in settori come energia, tecnologia, agricoltura e carbone, tra gli altri.
Sebbene l’India non sia uno dei maggiori partner commerciali degli Stati Uniti, la riduzione dei dazi potrebbe comunque avere un impatto significativo sugli scambi bilaterali. Secondo i dati dell’Ufficio del Censimento degli Stati Uniti, nel 2025 gli Stati Uniti hanno importato dall’India merci per 95,5 miliardi di dollari ed esportato verso l’India beni per 42 miliardi di dollari.