Trump nega di aver ammorbidito le politiche anti immigrazione
Il nuovo segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha cambiato approccio dopo le proteste in Minnesota, ma una parte della base repubblicana giudica troppo lenti i ritmi dei rimpatri in vista delle elezioni di metà mandato.
L'amministrazione Trump è finita sotto il fuoco incrociato della propria base conservatrice, che accusa la Casa Bianca di aver ammorbidito la linea sulle espulsioni di immigrati irregolari. Lo scrive il New York Times secondo cui il nuovo segretario alla Sicurezza interna Markwayne Mullin ha avviato una svolta nella comunicazione e nelle tattiche operative del dipartimento, suscitando la frustrazione degli elettori più intransigenti.
Mullin ha assunto l'incarico con l'obiettivo dichiarato di tenere il dipartimento lontano dai titoli dei giornali, dopo l'anno turbolento della sua predecessora Kristi Noem. Ha sospeso i piani per convertire capannoni industriali in centri di detenzione per immigrati. Ha imposto agli agenti dell'immigrazione di non entrare più nelle abitazioni private senza un mandato giudiziario. Ha persino tentato, su sollecitazione del presidente, di rinominare gli agenti dell'Immigration and Customs Enforcement come agenti NICE, un'operazione di immagine pensata per stemperare la percezione aggressiva delle forze federali.
Il cambio di rotta nasce da un calcolo politico interno al partito repubblicano. La paura è che la stretta sull'immigrazione possa costare voti alle elezioni di metà mandato di quest'anno. Ma proprio questo riposizionamento ha provocato il malumore dei sostenitori più convinti del presidente, che chiedono un drastico aumento degli arresti e un ampliamento del raggio d'azione oltre i soli immigrati con precedenti penali.
Mike Howell, presidente dell'Oversight Project, una costola della fondazione conservatrice Heritage Foundation, ha espresso al New York Times tutto il suo scetticismo. "Non so come si possa fare un programma di espulsioni di massa in silenzio", ha dichiarato. "Il presidente ha fatto campagna elettorale su questo tema a voce alta. Non è qualcosa da cui ritirarsi". Howell guida anche un gruppo di nuova formazione, la Mass Deportation Coalition, e sostiene che il metro di giudizio non possa essere la retorica ma i numeri concreti, che a suo dire non mostrano ancora una traiettoria coerente con l'obiettivo annunciato.
La Casa Bianca respinge categoricamente le accuse di un cedimento. Tom Homan, lo zar dei confini, ha usato toni duri durante il Border Security Expo di Phoenix questa settimana. "Per quelli là fuori che dicono che il presidente Trump si sta ammorbidendo sulle espulsioni di massa, non sapete di cosa diavolo state parlando", ha affermato. Homan ha promesso che le espulsioni di massa stanno arrivando e ha minacciato l'invio di numerosi agenti dell'immigrazione a New York qualora i legislatori statali approvassero misure che limitino la cooperazione tra autorità locali e ICE.
Mullin ha sostenuto le posizioni di Homan dichiarando che il dipartimento non sta rallentando, anche se i dati dell'ICE mostrano un recente calo degli arresti. In un'intervista rilasciata giovedì a Fox Business, il segretario ha tenuto a precisare la nuova filosofia operativa. "Non andremo a New York come è successo a Minneapolis", ha detto. "Andremo a prendere i criminali con condanne gravi". Il riferimento è all'operazione del Minnesota, che aveva scatenato proteste diffuse dopo che due cittadini americani erano stati uccisi dagli agenti dell'immigrazione durante le manifestazioni.
I numeri raccontano una storia complessa. Secondo gli ultimi dati pubblici dell'ICE aggiornati ai primi di aprile, la media giornaliera degli arresti è scesa a circa mille, contro un picco di circa millecinquecento a gennaio durante la stretta in Minnesota. Anche con questo calo, la cifra resta circa quattro volte superiore a quella dell'ultimo anno dell'amministrazione Biden, quando l'ICE deteneva circa duecentocinquanta persone al giorno.
Un'analisi del New York Times sui dati federali mostra che durante il primo anno della seconda amministrazione Trump il governo ha espulso circa 230.000 persone arrestate all'interno del paese e altre 270.000 al confine. Il solo numero delle espulsioni derivanti da arresti interni ha superato il totale dell'intera presidenza Biden nei suoi quattro anni.
Sul fronte dell'opinione pubblica i sondaggi restituiscono un quadro contrastato. La maggioranza degli americani continua a giudicare eccessivi gli sforzi del governo federale per espellere milioni di immigrati irregolari. Ma una quota crescente di repubblicani ritiene ora che l'amministrazione stia facendo troppo poco, secondo un sondaggio del Pew Research Center diffuso lunedì.
I conservatori spingono perché l'amministrazione intensifichi i controlli sui luoghi di lavoro, considerati uno strumento decisivo per individuare un numero più ampio di immigrati senza documenti. Mark Krikorian, direttore esecutivo del Center for Immigration Studies, un centro studi favorevole a tassi di immigrazione più bassi, ha spiegato al New York Times che la maggior parte delle persone che vivono nel paese senza autorizzazione non viene arrestata per omicidi o altri reati gravi. Per questo, secondo Krikorian, sarebbe più efficace concentrarsi sui posti di lavoro per scovare numeri consistenti di irregolari. "Quello che cerco non è solo un'attività intensificata nel prendere in carico i sospetti già arrestati dagli sceriffi locali", ha detto. "La chiave è se intensificheranno l'applicazione delle norme sul lavoro".
Lo stesso Krikorian si dice però scettico che l'amministrazione vada in questa direzione, perché Trump in più occasioni ha fatto marcia indietro su politiche migratorie quando entravano in conflitto con la sua agenda economica. "L'ostacolo qui è il presidente", ha aggiunto. "Non vuole disturbare gli imprenditori".
Non tutti i conservatori sono critici. Kenneth T. Cuccinelli II, vicesegretario ad interim alla Sicurezza interna durante la prima amministrazione Trump, ha difeso la nuova linea operativa più discreta. Annunciare in anticipo la presenza degli agenti in una determinata regione, ha sostenuto, riduce l'efficienza delle operazioni e aumenta i pericoli per gli agenti, gli ufficiali e la popolazione.
Le portavoce dell'amministrazione hanno ribadito la linea ufficiale. Abigail Jackson, portavoce della Casa Bianca, ha dichiarato che nessuno sta cambiando l'agenda dell'amministrazione sull'applicazione delle norme migratorie e che la priorità del presidente è sempre stata l'espulsione degli stranieri irregolari con precedenti penali che mettono in pericolo le comunità americane. Lauren Bis, portavoce del dipartimento, ha sottolineato che l'ICE non sta rallentando.
Il quadro che emerge è quello di un'amministrazione costretta a un equilibrio difficile tra l'esigenza di mantenere la promessa elettorale delle espulsioni di massa e il timore di un contraccolpo elettorale alle urne di novembre. Mullin tenta una strategia a due velocità: messaggi rassicuranti per l'elettorato moderato, con il focus sui criminali con condanne più gravi, e rassicurazioni continue alla base più dura sul fatto che nessun immigrato irregolare sarà al sicuro. Una linea che per ora non basta a placare né i critici a sinistra né gli alleati delusi a destra.