Trump ha sottovalutato l'orgoglio nazionale degli altri paesi

Il presidente ha confuso il nazionalismo che lo aveva premiato con un progetto di dominio americano. In Iran e in Canada ha trovato resistenza, non sottomissione.

Condividi
Trump ha sottovalutato l'orgoglio nazionale degli altri paesi
Official White House Photo by Daniel Torok

Il presidente Donald Trump ha costruito la sua carriera politica sul nazionalismo, eppure il suo errore più sorprendente nel secondo mandato è stato proprio aver sottovalutato l'orgoglio nazionale degli altri popoli. Secondo un'analisi di Alexander Burns pubblicata su Politico, il presidente ha confuso il nazionalismo di destra, che mette l'identità di un paese sopra le istituzioni internazionali, con una variante tutta americana che pretende di sostituire le risoluzioni delle Nazioni Unite con i proclami pubblicati su Truth Social, il social network che Trump ha fondato.

In Iran il presidente era convinto di poter eliminare rapidamente i vertici del paese, piegarlo con i bombardamenti e insediare al loro posto un governo docile, tutto senza usare truppe di terra. È andata diversamente: lo stallo è durato mesi, ha fatto salire i prezzi dell'energia e indebolito l'economia mondiale. I generali e i religiosi al potere a Teheran hanno preferito mesi di bombardamenti americani a una resa immediata, una reazione che qualunque nazionalista avrebbe dovuto prevedere.

L'attenzione di Trump per la forza dell'orgoglio nazionale era stata a lungo una delle sue armi politiche migliori. Già negli anni Ottanta attaccava l'OPEC, l'organizzazione dei paesi esportatori di petrolio. Nel 2016 aveva applaudito la Brexit, l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea, al punto di definirsi "Mr. Brexit". Nel 2024 ha vinto la presidenza promettendo agli americani di riprendere il controllo del proprio destino, lo stesso slogan, "riprendere il controllo", che era stato il cuore della campagna britannica per lasciare l'Unione.

Il cambiamento è stato notato anche dai suoi ammiratori. Jordan Bardella, probabile candidato alla presidenza francese per il Rassemblement National, partito di estrema destra, in un'intervista a Politico ha detto che il Trump del secondo mandato è molto diverso da quello del primo. Gli Stati Uniti, ha spiegato, si comportano ormai come un "impero", mentre il presidente gli appare "estremamente instabile e in continuo cambiamento". Bardella ha respinto ogni interesse per l'appoggio di Trump: "Non abbiamo bisogno di accettare né di aprire la porta ad alcuna forma di interferenza".

Le pressioni di Trump hanno funzionato in alcuni paesi, quasi sempre i più deboli. Nel 2025 ha appoggiato il candidato poi vincitore alle presidenziali in Polonia. In America Latina lui e la sua amministrazione hanno aiutato a far eleggere candidati di loro gradimento in Argentina e Honduras, paesi politicamente instabili ed economicamente fragili che dipendono dall'aiuto degli Stati Uniti. In Venezuela la strategia di colpire i vertici del potere è riuscita ed è culminata nella cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro.

Il limite di questa strategia si è visto in Canada. Nell'inverno del 2025 Trump minacciava l'indipendenza del paese e lo chiamava il "cinquantunesimo Stato", evocando un'annessione agli Stati Uniti, che ne contano cinquanta. Persino Stephen Harper, ex primo ministro conservatore e avversario del Partito Liberale al governo, è tornato in prima linea per dichiarare a un evento a Ottawa che varrebbe la pena subire "qualunque livello di danno" pur di proteggere la libertà del Canada. Se fosse ancora primo ministro, ha aggiunto, "sarei pronto a impoverire il paese pur di non farlo annettere, se questa fosse l'alternativa".

Con l'Unione Europea, la NATO e le Nazioni Unite, invece, il presidente fa quello che vuole e non paga alcun prezzo politico. La ragione è semplice: nessun leader e nessun elettore direbbe mai di essere disposto a impoverire il proprio paese per difendere i poteri della Commissione Europea o gli impegni dei trattati della NATO. L'orgoglio nazionale è una forza potente, mentre le istituzioni sovranazionali non suscitano la stessa fedeltà. Per questo ignorare le Nazioni Unite non costa nulla al presidente, mentre minacciare un paese come l'Iran o il Canada provoca una resistenza tenace.

L'attenzione di Trump per l'orgoglio nazionale resta una delle poche cose che tengono unito il Partito Repubblicano. Ma dopo tutto questo agitarsi imperiale, secondo l'analisi, il presidente potrebbe non recuperare mai la chiarezza di obiettivi degli anni in cui si faceva chiamare "Mr. Brexit". Lo spazio politico che ha lasciato aperto verrà riempito da qualcun altro. Gli americani guarderanno ai suoi possibili successori, in entrambi i partiti, per una nuova versione del nazionalismo statunitense, in un mondo diventato più confuso e pericoloso rispetto al 2016.

Focus America non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n° 62 del 7.03.2001.