I giornalisti di CNN, MS NOW e Politico si sono visti ritirare il badge sabato mattina, quando hanno provato a entrare alla Casa Bianca. È la prima applicazione concreta del bando annunciato il giorno prima dal presidente Donald Trump che apre un nuovo scontro sui limiti imposti dal Primo Emendamento alla possibilità per la Casa Bianca di escludere singole testate.
I badge disattivati alla Casa Bianca
Akayla Gardner, corrispondente di MS NOW, ha raccontato in diretta che il suo tesserino non ha funzionato al varco di sicurezza vicino alla West Wing, normalmente utilizzato dai giornalisti. "L'agente mi ha chiesto di consegnare il badge e ha detto che era stato disattivato", ha riferito Gardner. "Ho chiesto perché non potessi entrare e mi ha risposto che la decisione non dipendeva da lui."
L'applicazione del provvedimento non è stata uniforme: un produttore di MS NOW, l'ex MSNBC, è riuscito a entrare, mentre anche a un fotografo della rete è stato chiesto di consegnare il tesserino. Circa un'ora più tardi Betsy Klein, veterana della CNN alla Casa Bianca, si è sentita dire da un agente che conosce da anni che anche il suo badge era stato disattivato e che, per ulteriori informazioni, avrebbe dovuto rivolgersi all'ufficio stampa. Anche Cheyenne Haslett, di Politico, è stata respinta all'ingresso.
La decisione ha colto di sorpresa parte dello staff della Casa Bianca, compresi alcuni collaboratori dell'ufficio stampa, ed è arrivata mentre Susie Wiles, capo di gabinetto del presidente, era fuori città. Steven Cheung, direttore della comunicazione della Casa Bianca, ha però precisato via email che, al momento della pubblicazione del post, i principali membri dello staff erano con Trump: "Sosteniamo tutti pienamente la sua decisione".
Nel messaggio con cui ha annunciato il bando, Trump aveva accusato le tre testate di diffondere "fake news". Parlando venerdì nello Studio Ovale, il presidente ha collegato esplicitamente il provvedimento al proprio malcontento per la loro copertura mediatica. "C'è qualcosa che non va in un Paese che può permettere alla gente di scrivere storie deliberatamente negative", ha detto Trump. Se vogliono pubblicarle, ha aggiunto, sono libere di farlo, ma lui non è tenuto a farle entrare in quella che ha definito "la casa del popolo".
Il nodo del Primo Emendamento
È proprio il collegamento esplicito tra l'esclusione e il contenuto degli articoli a essere al centro delle obiezioni legali. Bruce D. Brown, presidente del Reporters Committee for Freedom of the Press, ha definito il provvedimento un caso da manuale di "viewpoint discrimination", cioè discriminazione basata sulle opinioni espresse. "Il Primo Emendamento è chiaro: una volta che la Casa Bianca fa entrare alcuni giornalisti, non può bandirne altri perché non le piace quello che scrivono", ha dichiarato Brown.
Esiste inoltre un precedente che riguarda lo stesso Trump. Nel 2018, durante il suo primo mandato, la Casa Bianca revocò il pass al corrispondente della CNN Jim Acosta. All'epoca un giudice federale ordinò temporaneamente di ripristinarlo, contestando l'assenza di adeguate garanzie procedurali ed alla fine l'Amministrazione gli restituì poi definitivamente la credenziale e la CNN ritirò la causa.
Anche Jacqui Heinrich, presidente della Associazione dei Corrispondenti della Casa Bianca e corrispondente di Fox News, ha chiesto alla Casa Bianca di "ripristinare immediatamente l'accesso dei nostri colleghi". "Il popolo americano, attraverso una stampa libera e indipendente, deve poter esaminare chi è stato eletto al potere, indipendentemente dal fatto che i funzionari di governo lo vedano di buon occhio", ha dichiarato Heinrich.
Il test della trasferta alle Nazioni Unite
Il bando potrebbe avere conseguenze operative già all'inizio della prossima settimana. Normalmente ABC, CBS, CNN, NBC e Fox News si alternano come troupe televisiva designata per seguire gli eventi presidenziali, dividendone i costi. Con l'avvio lunedì del turno assegnato alla CNN, la rete televisiva con sede ad Atlanta avrebbe dovuto assicurare la copertura della trasferta di Trump a New York per l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Se ora le altre emittenti rifiutassero di sostituirla, il presidente potrebbe ritrovarsi senza una troupe delle principali reti televisive a bordo dell'Air Force One e durante gli appuntamenti alle Nazioni Unite. Le reti concorrenti stanno ora vano discutendo come comportarsi nel caso in cui il divieto fosse ancora in vigore. Un precedente di azione collettiva risale al 2009, quando le principali emittenti si opposero al tentativo dell'Amministrazione Obama di escludere Fox News da un evento del Dipartimento del Tesoro. In quel caso la Casa Bianca fece poi marcia indietro.
Lo scontro potrebbe inoltre spostarsi rapidamente in tribunale se una delle testate colpite decidesse di fare causa e chiedesse a un giudice di sospendere temporaneamente il provvedimento.
MS NOW ha già fatto sapere che intende compiere "ogni passo necessario" per difendere i propri diritti costituzionali e il ruolo del giornalismo indipendente. La CNN ha invece definito il bando "illegale" e ha assicurato che continuerà a raccontare il governo americano indipendentemente dai tentativi di limitarne l'accesso fisico agli edifici pubblici. Jonathan Greenberger, direttore di Politico, ha detto che la testata difenderà "con vigore" i propri diritti sanciti dal Primo Emendamento.
