Trump congela la vendita di armi a Taiwan e trasforma l’isola in una pedina del negoziato con Xi
Dopo il vertice di Pechino, il presidente americano sospende il pacchetto da 14 miliardi di dollari per Taipei e si schiera contro qualsiasi mossa verso l'indipendenza formale dell'isola. Taipei replica: "Siamo già un Paese sovrano".
Donald Trump ha congelato la vendita di armi a Taiwan per 14 miliardi di dollari e si è detto contrario a qualsiasi dichiarazione di indipendenza dell'isola. Lo ha annunciato in una intervista concessa a Fox News al termine del vertice di due giorni con Xi Jinping a Pechino, il primo viaggio di un presidente americano in Cina dopo 9 anni. Il pacchetto, atteso da mesi da Taipei, comprendeva missili, sistemi anti-drone e tecnologie per la difesa aerea, vale a dire strumenti considerati essenziali per rafforzare la deterrenza contro la pressione militare cinese.
"Per ora lo tengo in sospeso, e dipenderà dalla Cina", ha detto Trump quando gli è stato chiesto se approverà la vendita. "È una buona merce di scambio per noi, francamente. Si tratta di molte armi". Il presidente non ha chiarito che cosa si aspetti da Pechino in cambio, ma in passato ha chiesto alla Cina acquisti consistenti di aerei, etanolo, soia, manzo e sorgo americani. La scelta segna una brusca inversione rispetto alla linea tenuta dalla sua stessa Amministrazione fino a poche settimane fa, quando Washington sollecitava Taipei ad aumentare la spesa militare e ad acquistare più armi dagli Stati Uniti. Lo scorso anno Trump aveva approvato un primo pacchetto da 11 miliardi di dollari, al quale Pechino aveva risposto con nuove esercitazioni militari attorno all'isola.
"Non voglio che qualcuno vada verso l'indipendenza", ha aggiunto Trump. "Per quale motivo dovremmo viaggiare per 15.000 km per combattere una guerra? Io non la voglio. Voglio che si calmino. Voglio che la Cina si calmi". Il presidente ha però ribadito di non aver discusso con Xi se gli Stati Uniti difenderebbero Taiwan in caso di attacco e ha riferito che il leader cinese "sente in maniera molto forte" la questione di Taiwan e "non vuole vedere un movimento per l'indipendenza".
Lo scambio asimmetrico: pacchetto di armi a Taiwan congelato, poco in cambio
Trump blocca un pacchetto di armi da 14 miliardi di dollari destinato a Taipei per strappare concessioni commerciali a Pechino. Ma i risultati del vertice restano molto sotto le attese dei mercati.
Il bilancio commerciale del summit è molto inferiore alle attese
Per ciascuna voce negoziale annunciata da Trump, il confronto tra le aspettative pre-vertice e i risultati effettivi. Solo l'impegno sui Boeing è stato quantificato.
Il ritorno è "non solo a mani vuote, ma quasi a tasche vuote". Alexander Gabuev, Carnegie Russia Eurasia Center, su Meduza
Le linee in campo dopo il vertice di Pechino
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6 numeri per misurare l'esito
Dal 1979 al congelamento: la lunga sequenza USA–Cina–Taiwan
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Taipei rivendica la sua sovranità, Xi avverte Washington
Durante la visita di Trump a Pechino, il presidente cinese Xi Jinping ha definito Taiwan "il problema più importante" nei rapporti tra Cina e Stati Uniti, avvertendo che, se la questione fosse gestita male, le due potenze potrebbero "collidere o entrare in conflitto aperto", secondo i media statali cinesi. Il leader cinese ha proposto invece una "stabilità strategica costruttiva" come base dei futuri rapporti tra Washington e Pechino.
La replica taiwanese alle parole di Trump è arrivata oggi dal Ministero degli Esteri, che ha ringraziato il presidente statunitense per il sostegno alla pace nella regione, ma ha ribadito che Taiwan è "un Paese sovrano e democratico" e che "Pechino non ha alcun diritto di rivendicare giurisdizione" sull'isola. L'ufficio del presidente Lai Ching-te ha aggiunto che le vendite di armi americane rientrano nell'"impegno di sicurezza degli Stati Uniti" e "servono come deterrente condiviso contro le minacce regionali".
Nella sua intervista, comunque, Trump ha anche aperto alla possibilità di una telefonata diretta con il presidente taiwanese: "Devo parlare con la persona che attualmente, sapete chi è, sta guidando Taiwan". Si tratterebbe, in tal caso, la prima conversazione nota tra un presidente americano in carica e un leader taiwanese dal 1979, l'anno in cui Washington ruppe le relazioni diplomatiche con Taipei per riconoscere la Repubblica Popolare Cinese. Pechino si oppone da sempre a qualsiasi contatto tra alti funzionari americani e taiwanesi.
Un vertice sbilanciato a favore della Cina
Prima del summit di Pechino, un gruppo bipartisan di senatori aveva chiesto al presidente americano di non trasformare il sostegno a Taiwan in una pedina negoziale con la Cina. Viste le parole di Trump, l'appello sembra essere rimasto senza effetto. "Sembra sempre più probabile che Trump fermi a tempo indeterminato il pacchetto di aiuti militari da 14 miliardi, nella speranza che Pechino gli dia ciò che vuole sul fronte economico", ha dichiarato al New York Times Amanda Hsiao, direttrice per la Cina della società di consulenza Eurasia Group.
Il vertice è stato letto dagli esperti come uno spartiacque nei rapporti tra le due potenze. Secondo il sinologo Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center di Berlino, Trump è tornato dalla Cina "non solo a mani vuote, ma quasi a tasche vuote". In un'analisi pubblicata da Meduza, Gabuev individua nella guerra dei dazi del 2025 il punto di svolta: Pechino avrebbe sfruttato il controllo di circa il 90% del mercato globale della raffinazione e dei semilavorati di terre rare per costringere Washington a fare un passo indietro e tornare ai dazi precedenti.
Anche il bilancio commerciale del summit appare limitato. La Cina si è impegnata ad acquistare solo 200 Boeing, contro i 500 attesi dal mercato, motivo per cui le azioni della società sono scese del 4%. Pechino ha inoltre promesso maggiori importazioni di petrolio e soia americana e una possibile apertura del settore finanziario interno alle aziende statunitensi. Ma molte di queste intese, osserva Gabuev, sono state annunciate solo da Trump, mentre le autorità cinesi e le aziende coinvolte non le hanno confermate pubblicamente.