Detenzioni illegali nel 90% dei casi: l'attività dell'ICE travolta dalle decisioni dei tribunali
Un database di Politico mostra che i tribunali federali hanno dichiarato illegali 9 detenzioni su 10 eseguite dall'agenzia per il contrasto all'immigrazione. Contro l'Amministrazione anche molti giudici nominati dallo stesso Trump.
In dieci mesi i tribunali federali statunitensi hanno bocciato oltre diecimila detenzioni eseguite dall'ICE, l'agenzia federale per il controllo dell'immigrazione e le dogane. Secondo un'inchiesta di Politico, che ha costruito un database delle decisioni emesse dopo l'entrata in vigore della nuova politica di espulsioni di Donald Trump, l'attuale Amministrazione ha perso circa il 90% dei casi che sono arrivati alla conclusione e ha prevalso in poco più di 1.200.
La bocciatura delle detenzioni decise dall’ICE attraversa l’intera magistratura federale. Oltre 425 giudici sono arrivati alla stessa conclusione, inclusa una maggioranza di magistrati nominati dallo stesso Trump: molti migranti sono stati arrestati senza poter esporre le proprie ragioni davanti a un giudice. Parliamo di madri con status di rifugiato ancora attivo, genitori di militari statunitensi, vittime di tratta di esseri umani. Politico documenta anche l'ormai famoso fermo di Liam Conejo Ramos, un bambino di 5 anni bloccato a Minneapolis mentre tornava da scuola.
La linea dura di Trump sui migranti
travolta dai tribunali
In 10 mesi i giudici federali si sono pronunciati su oltre 11.600 detenzioni dell'ICE. L'Amministrazione Trump ha perso quasi 9 casi su 10, ma ora prepara la battaglia finale davanti alla Corte Suprema.
Non episodi isolati, ma una sconfitta sistematica
Il divario tra detenzioni annullate e confermate, e l'ampiezza del fronte giudiziario contrario al governo, descrivono una crisi legale senza precedenti recenti.
contro l'ICE
Quasi 9 sentenze su 10 hanno dato torto all'Amministrazione Trump.
Database Politico delle sentenze di tribunali federali emesse dopo il memorandum dell'8 luglio 2025 che ha esteso la detenzione obbligatoria a milioni di immigrati residenti.
Anche i giudici nominati da Trump hanno dato torto all'ICE in quasi 7 casi su 10
La distribuzione delle sentenze per giudice e Presidente di nomina mostra che nessuna corrente della magistratura federale ha sostenuto la linea dell'Amministrazione. Nemmeno la propria.
I giudici nominati da Trump hanno bocciato l'ICE in 1.347 casi, dandogli ragione solo 623 volte. Le sentenze contrarie superano quelle favorevoli con un rapporto di oltre 2 a 1.
6 Corti d'Appello, 3 verdetti diversi
Le Corti federali d'Appello sono divise. Una spaccatura che avvicina sempre di più il caso alla Corte Suprema.
Le Corti d'Appello, secondo grado della giustizia federale, hanno emesso decisioni opposte sullo stesso quadro normativo. Il 5° e l'8° Circuito hanno dato ragione al governo; il 2°, il 6° e l'11° hanno respinto la linea dell'Amministrazione Trump. Il 7° Circuito è rimasto diviso.
del governo
il governo
al suo interno
Dal memorandum di Lyons alla Corte Suprema
Tocca un evento per espanderlo.
Il memorandum che ha cambiato le regole
All'origine del contenzioso c'è un memorandum firmato l'8 luglio 2025 da Todd Lyons, direttore facente funzioni dell'ICE. La legge federale prevede la detenzione obbligatoria per chi chiede l'ingresso negli Stati Uniti, una norma che fino ad allora le Amministrazioni statunitensi avevano applicato soprattutto alle persone fermate al confine. Con il nuovo memorandum, invece, anche milioni di immigrati che vivevano da anni negli Stati Uniti da anni sono stati riclassificati come soggetti in ingresso e quindi sottoposti a detenzione obbligatoria, senza possibilità di cauzione.
Da quel momento i detenuti hanno cominciato a presentare ricorso davanti ai tribunali federali, chiedendo udienze per la cauzione o il rilascio in base alle proprie circostanze personali. Secondo Politico, l'ICE ha spesso ignorato o aggirato le decisioni dei giudici, anche trasferendo i detenuti in altri Stati per costringerli a ripartire da capo con un nuovo avvocato.
Le sentenze dei giudici mostrano un livello insolito di irritazione verso l'Amministrazione. Ad esempio il giudice federale Gary Brown, nominato da Trump e in servizio a New York, ha scritto che le pratiche dell'ICE non rispecchiano il modo in cui dovrebbe funzionare il sistema americano. Il giudice federale Harvey Bartle III, nominato da George H.W. Bush e in servizio in Pennsylvania, ha osservato che l'agenzia continua a violare la legge, sprecare denaro pubblico e consumare le risorse della magistratura nonostante centinaia di decisioni contrarie. In Texas, il giudice Fred Biery, nominato da Bill Clinton, ha ordinato il rilascio del piccolo Liam Conejo Ramos con parole durissime contro quella che ha descritto come una ricerca di potere priva di decenza umana.
La battaglia si sposta verso la Corte Suprema
L'Amministrazione Trump ha respinto tutte le accuse e punta ora a ribaltare il quadro giudiziario davanti alla Corte Suprema. Natalie Baldassare, portavoce del Dipartimento di Giustizia, ha detto a Politico che le sentenze dimostrano come i giudici antepongano le proprie preferenze politiche a una corretta interpretazione della legge. La portavoce della Casa Bianca Abigail Jackson ha aggiunto che la normativa impone di trattenere gli stranieri in attesa di espulsione e si è detta certa che la Corte Suprema darà ragione all'Amministrazione.
Nelle Corti di Appello il quadro è già diviso. Due corti federali, la quinta e l'ottava, hanno dato ragione all'Amministrazione Trump in aree come il Texas e il Minnesota, dove le retate sono state particolarmente aggressive. Invece altre tre, la seconda con sede a New York, l'undicesima con sede ad Atlanta e la sesta con sede a Cincinnati, hanno invece respinto la linea del governo. Una settima corte è rimasta spaccata. Questa frattura rende quasi inevitabile l'intervento della Corte Suprema.