Trump avverte l'Iran: "L'orologio scorre, accettate l'accordo o sarete colpiti molto più duramente"

Il presidente americano riunirà domani il Consiglio di Sicurezza Nazionale per discutere le nuove opzioni militari. Intanto il Brent supera di nuovo i 110 dollari e 76 Paesi hanno introdotto misure d'emergenza per far fronte al caro petrolio.

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Trump avverte l'Iran: "L'orologio scorre, accettate l'accordo o sarete colpiti molto più duramente"

Donald Trump ha avvertito ieri l'Iran che il tempo per un accordo sta finendo. Se Teheran non presenterà una proposta migliore, gli Stati Uniti colpiranno il Paese "molto più duramente di prima". Lo ha detto il presidente americano in una telefonata ad Axios, mentre la guerra continua a tenere chiuso lo Stretto di Hormuz e spinge al rialzo i prezzi del petrolio. "Vogliamo raggiungere un accordo. Non sono ancora dove vogliamo che siano. Dovranno arrivarci, altrimenti saranno colpiti duramente, e non è quello che vogliono", ha detto Trump. Poi ha aggiunto: "Il tempo stringe. Devono muoversi in fretta, o non resterà più nulla". Il presidente non ha però indicato una scadenza precisa per il negoziato.

A tal fine, domani Trump riunirà nella Situation Room il suo team di sicurezza nazionale per discutere le opzioni militari, secondo quanto riferito ad Axios da due funzionari statunitensi. Già sabato, al rientro dalla Cina, il presidente aveva incontrato i suoi consiglieri nel suo golf club in Virginia proprio per parlare dell'Iran. Erano presenti il vicepresidente JD Vance, l'inviato speciale della Casa Bianca Steve Witkoff, il Segretario di Stato Marco Rubio e il direttore della Central Intelligence Agency, John Ratcliffe. Ieri Trump ha sentito al telefono anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.

L'ultimatum di Trump all'Iran — FocusAmerica
Guerra Usa-Iran · Nuovi scenari

L'ultimatum di Trump: "il tempo stringe"

Mentre lo Stretto di Hormuz resta chiuso, il presidente americano si riunisce nella Situation Room con il suo team di sicurezza nazionale e minaccia un attacco "molto più duro". Il Brent torna sopra i 111 dollari, tra riserve OCSE sempre più in dimunizione e recessione globale che torna "sul tavolo".

La dichiarazione
Il tempo stringe. Devono muoversi in fretta, o non resterà più nulla.
Donald Trump — telefonata ad Axios, sull'Iran
Esplora il dettaglio
La riunione decisiva

Domani nella Situation Room. Sul tavolo, le nuove opzioni militari

Secondo Axios, Trump riunirà il team di sicurezza nazionale per discutere come colpire l'Iran "molto più duramente di prima". Già sabato si è tenuto l'incontro preparatorio nel golf club in Virginia.

Riunione decisiva
Domani
Situation Room sull'Iran. Sul tavolo le nuove opzioni militari.
Incontro preparatorio
Sabato
Briefing con i consiglieri più stretti nel golf club in Virginia, al rientro dalla Cina.
Scadenza ufficiale
Non indicata
Il presidente non ha fissato una deadline pubblica per il negoziato con Teheran.
Chi siede al tavolo decisivo
JD Vance
Vicepresidente
Steve Witkoff
Inviato speciale Casa Bianca
Marco Rubio
Segretario di Stato
John Ratcliffe
Direttore CIA
Lettura

Trump alza i toni, ma evita di fissare una scadenza pubblica. La doppia traccia, pressione militare e negoziato, resta la cornice della strategia americana. Sullo sfondo, anche una telefonata con Benjamin Netanyahu per pianificare i prossimi passi.

Lo shock energetico

Il prezzo del petrolio torna a salire, le scorte continuano a scendere

Lo Stretto di Hormuz resta chiuso. I trader rilasciano le riserve strategiche, ma il deficit globale tra consumi e produzione resta ampio.

Brent — ieri sera, ora americana
111$/barile
▲ oltre +2% in giornata
111$
150$
180$
Oggi
111$
Mercati
Scenario
"escalation"
150$
M. Stanley
Stima
peggiore
180$
Aberdeen
Sopra i 150 dollari al barile: scenario di "escalation" con carenze fisiche, interruzioni nelle catene di fornitura e recessione in arrivo (Morgan Stanley).
4$/gallone
Prezzo medio benzina USA, superato per la prima volta dall'inizio del conflitto (dati AAA).
+30%
Aumento del prezzo della benzina USA da fine febbraio, inizio del conflitto.
~380 mln
Barili in meno nelle riserve globali da inizio guerra (escluse scorte nel Golfo).
>2 mln/g
Barili di greggio d'emergenza immessi nel sistema oggi. Molti rilasci terminano entro luglio.
Misure d'emergenza contro il caro petrolio
Numero di Paesi che hanno introdotto misure per proteggere la propria economia dal caro greggio.
+21Paesi in poche settimane
Dati IEAcitati dal Financial Times
Fine marzo 55 Paesi
Oggi 76 Paesi
Fine marzo
Oggi
In poche settimane il numero di Paesi con misure d'emergenza è cresciuto del 38%.
Il deficit di petrolio · marzo-giugno 2026
Consumi globali ben oltre la produzione. Per colmare il divario, i governi hanno deciso di rilasciare le proprie riserve strategiche.
6mln di barili al giorno
Deficit IEA8-9 nelle stime alte
Consumi globali ~106 mln/g
Produzione ~100 mln/g
Domanda
Offerta
Deficit IEA
Valori indicativi in milioni di barili al giorno. Scorte OCSE verso lo "stress operativo" a inizio giugno, secondo le valutazioni di JPMorgan.
L'allarme

Senza una fine del conflitto e una riapertura dello Stretto di Hormuz nelle prossime settimane, una recessione mondiale potrebbe essere sul tavolo, avverte il Commissario europeo Tzitzikostas. "Stiamo vivendo a credito", aggiunge l'economista Paul Diggle (Aberdeen).

La mappa della diplomazia

Mediatori al lavoro, mentre i droni tornano sui cieli degli Emirati

Pakistan e Qatar tengono aperto il canale del negoziato. Intanto la guerra torna negli Emirati: tre droni sorvolano Barakah, uno colpisce la centrale nucleare senza causare perdite radioattive.

Stati Uniti
Trump alza la pressione
Escalation
"Vogliamo raggiungere un accordo. Non sono ancora dove vogliamo che siano. Dovranno arrivarci, altrimenti saranno colpiti duramente". Domani è prevista una riunione nella Situation Room, ma già sabato si è tenuto in Virginia un briefing preliminare con Vance, Witkoff, Rubio e Ratcliffe.
Iran
Parte negoziale
Sotto pressione
Nel weekend riceve a Teheran il Ministro dell'Interno pakistano per colloqui con i vertici iraniani. Intanto Trump avverte: "Il tempo stringe. Devono muoversi in fretta, o non resterà più nulla".
Pakistan
Mediatore ufficiale
Mediatore
Il Ministro dell'Interno si è recato a Teheran tra sabato e domenica per colloqui con i vertici iraniani. Il Pakistan svolge il ruolo di mediatore ufficiale tra Stati Uniti e Iran.
Qatar
Canale parallelo
Mediatore
Il premier Mohammed bin Abdulrahman Al Thani ha avuto colloqui telefonici con l'omologo pakistano e con il Ministro degli Esteri iraniano. Doha è coinvolta nella mediazione insieme a Islamabad.
Emirati Arabi
Drone colpisce Barakah
Attaccati
Domenica notte un drone ha colpito la centrale nucleare di Barakah, danneggiando un generatore esterno al perimetro interno. Nessuna conseguenza radioattiva. In tutto, 3 droni sono entrati nello spazio aereo emiratino "dal confine occidentale", forse dallo Yemen. Il consigliere Anwar Gargash parla di "pericolosa escalation" e indica Teheran come responsabile.
Israele
Telefonata con Trump
Alleato
Trump ha sentito al telefono ieri il primo ministro Benjamin Netanyahu, in vista del Consiglio di Sicurezza Nazionale americano convocato per domani.
Le 48 ore

Come è arrivato l'ultimatum

Dalla riunione in Virginia all'attacco di Barakah, fino al nuovo ultimatum di Trump.

Sabato — Virginia
Briefing nel golf club al rientro dalla Cina
Trump incontra i suoi consiglieri più stretti per discutere l'Iran. Presenti Vance, Witkoff, Rubio e Ratcliffe.
Weekend — Teheran
Il Ministro pakistano vola a Teheran
Tra sabato e domenica colloqui con i vertici iraniani. Telefonata anche tra il premier del Qatar e il Ministro degli Esteri iraniano.
Domenica notte — Barakah
Drone colpisce la centrale nucleare emiratina
3 droni entrati nello spazio aereo emiratino dal confine occidentale. Uno danneggia un generatore esterno. 2 intercettati. Nessuna conseguenza radioattiva.
Ieri — Washington
Telefonata Trump-Netanyahu
Il presidente americano sente il primo ministro israeliano in vista della riunione di domani nella Situation Room.
Ieri sera — Telefonata ad Axios
"Il tempo stringe. Saranno colpiti duramente"
Trump lancia un nuovo ultimatum a Teheran: senza una proposta migliore, gli Usa colpiranno "molto più duramente di prima". Nessuna scadenza pubblica fissata.
Ieri sera — Mercati
Brent oltre i 111 dollari al barile
Il greggio sale di oltre il 2% in giornata. Negli Usa la benzina ha superato i 4 dollari al gallone, +30% dall'inizio del conflitto (AAA).
Domani — Situation Room
Riunione potenzialmente decisiva sulle opzioni militari
Trump riunisce il suo team di sicurezza nazionale a Washington per discutere come colpire l'Iran in caso di fallimento del negoziato.
Fonti Axios, Financial Times, Associated Press, AAA, International Energy Agency, JPMorgan, Morgan Stanley. Dichiarazioni di Donald Trump da telefonata ad Axios.

La mediazione e l'attacco negli Emirati

Sul piano diplomatico, il Ministro dell'Interno pakistano si è recato a Teheran tra sabato e domenica per colloqui con i vertici iraniani. Il Pakistan svolge il ruolo di mediatore ufficiale tra Stati Uniti e Iran. Anche il primo ministro del Qatar, Mohammed bin Abdulrahman Al Thani, a sua volta coinvolto nella mediazione, ha avuto colloqui telefonici con il suo omologo pakistano e con il ministro degli Esteri iraniano.

La tensione resta però alta nel Golfo. Domenica notte un drone di origine sconosciuta ha colpito la centrale nucleare di Barakah, negli Emirati Arabi Uniti, danneggiando "un generatore elettrico all'esterno del perimetro interno", secondo quanto riferito dal Ministero della Difesa emiratino. Il velivolo era uno dei tre droni entrati nello spazio aereo del Paese "dalla direzione del confine occidentale", forse partito dallo Yemen. Gli altri due sono stati intercettati.

Il Ministero degli Esteri emiratino ha precisato che l'episodio non ha avuto conseguenze sui livelli di sicurezza radiologica. Pur senza accusare direttamente l'Iran, il consigliere diplomatico Anwar Gargash ha indicato Teheran come possibile responsabile. Su X ha parlato di "una pericolosa escalation" condotta "direttamente dall'attore principale o tramite uno dei suoi proxy".

Petrolio, scorte e rischio recessione

La tensione nel Golfo si riflette anche sui mercati. Il Brent è salito di oltre il 2 per cento, superando i 111 dollari al barile poco prima delle 21.30 di ieri, ora americana. Secondo i dati della International Energy Agency citati dal Financial Times, 76 Paesi hanno già introdotto misure d'emergenza per proteggere le proprie economie dal caro petrolio. A fine marzo erano 55. Paul Diggle, capo economista del fondo Aberdeen, ha detto al Financial Times che il suo team sta valutando uno scenario in cui il Brent possa arrivare fino a 180 dollari al barile, con una nuova fiammata dell'inflazione e recessioni in diversi Paesi europei e asiatici. Non è ancora lo scenario di riferimento, ha precisato, ma "stiamo vivendo a credito".

I numeri confermano la pressione sul mercato. Tra marzo e giugno, secondo la International Energy Agency, i consumi globali di petrolio supereranno la produzione di circa 6 milioni di barili al giorno. Alcuni analisti stimano un divario ancora più ampio, tra 8 e 9 milioni di barili al giorno. Per colmare il deficit, i trader hanno ridotto gli stoccaggi a terra e in mare, mentre i governi hanno iniziato a rilasciare le riserve strategiche. Oggi oltre 2 milioni di barili al giorno di greggio d'emergenza verranno immessi nel sistema, ma molti di questi rilasci termineranno entro luglio. Dall'inizio della guerra le riserve globali sono diminuite di quasi 380 milioni di barili, senza contare le scorte bloccate nel Golfo.

JPMorgan stima che le scorte dei Paesi OCSE potrebbero raggiungere "livelli di stress operativo" già all'inizio di giugno. Sulla stessa linea il Commissario europeo ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, che durante una conferenza del Financial Times ad Atene ha avvertito: senza una fine del conflitto e una riapertura dello Stretto di Hormuz nelle prossime settimane, "una recessione mondiale potrebbe essere sul tavolo". Anche gli analisti di Morgan Stanley parlano di uno scenario di "escalation" in cui il greggio potrebbe superare i 150 dollari al barile, provocando "carenze fisiche, interruzioni nelle catene di fornitura ed esiti recessivi". Intanto, negli Stati Uniti il prezzo medio della benzina ha superato i 4 dollari al gallone, con un aumento di circa il 30% dall'inizio del conflitto a fine febbraio, secondo i dati di AAA.

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