Il Pentagono cancella l'invio di 4.000 soldati in Polonia
Hegseth annulla all'improvviso la rotazione della 2ª Brigata corazzata, già in parte arrivata in territorio polacco. Trump promette altri tagli alle truppe in Europa per ritorsione contro gli alleati.
Il Pentagono ha cancellato senza preavviso il dispiegamento di oltre 4.000 soldati americani in Polonia, parte di una più ampia riduzione delle forze statunitensi in Europa decisa dall'amministrazione Trump. La decisione del segretario alla Difesa Pete Hegseth ha colto di sorpresa Varsavia, il Congresso americano e gli stessi vertici militari, in alcuni casi informati a poche ore dalla partenza dei reparti.
I militari coinvolti appartengono alla seconda Brigata corazzata della prima Divisione di cavalleria, di stanza a Fort Hood in Texas. Erano in procinto di iniziare una missione di nove mesi per dissuadere la Russia da nuove aggressioni in Europa. Parte dei soldati e dell'equipaggiamento, tra cui carri armati Abrams e veicoli da combattimento Bradley, era già giunta in Polonia quando è arrivato l'ordine di rientro. Le navi cargo hanno dovuto essere riorganizzate, i voli ricalcolati, i mezzi sottoposti a pulizia profonda per evitare contaminazioni al rientro negli Stati Uniti. Alcuni soldati ancora in territorio americano sono stati fermati poco prima dell'imbarco.
Lo scoop è stato anticipato dall'Army Times. Funzionari del Pentagono hanno poi confermato che la cancellazione arriva dopo un memorandum firmato da Hegseth che ordina al comando dei capi di stato maggiore congiunti di rimuovere una brigata da combattimento dall'Europa. La scelta dell'unità è stata lasciata ai vertici militari. Lo stesso provvedimento ha cancellato anche l'invio in Germania di un battaglione addestrato all'uso di razzi e missili a lungo raggio. Il piano per quest'ultimo reparto era stato annunciato dalla Nato nel 2024 e prevedeva missili con gittata significativamente superiore a quelli attualmente schierati sul continente.
Le cancellazioni rispondono a un ordine presidenziale emanato all'inizio di maggio per ridurre di circa 5.000 unità le truppe americane in Europa. Due settimane prima il Pentagono aveva annunciato il ritiro di 5.000 soldati dalla Germania, con redistribuzione tra Stati Uniti e altre basi all'estero. Quella decisione era arrivata dopo che il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva detto che l'Iran aveva "umiliato" gli Stati Uniti e aveva messo in dubbio la strategia americana nel conflitto in corso. Trump aveva reagito con rabbia e ha poi promesso tagli "molto più consistenti" dei 5.000 inizialmente annunciati, minacciando di ritirare truppe anche da Italia e Spagna, paesi che il presidente accusa di non aver sostenuto la guerra contro l'Iran. Una brigata era già stata ritirata dalla Romania lo scorso anno senza essere sostituita.
Con questi tagli, il livello delle forze americane in Europa tornerebbe a quello del 2022, prima dell'invasione russa dell'Ucraina, quando l'amministrazione Biden aveva incrementato la presenza militare sul continente. Attualmente ci sono circa 80.000 soldati statunitensi in Europa. La Germania ospita il secondo maggiore contingente americano al mondo dopo il Giappone, con oltre 30.000 unità, e secondo i funzionari della Difesa rappresenta uno snodo cruciale per le operazioni in Medio Oriente, Europa e Africa, inclusi gli ospedali militari che hanno accolto i feriti gravi evacuati dal fronte iraniano.
In Polonia stazionano circa 7.400 militari americani, di cui solo 300 in modo permanente. Gli altri ruotano periodicamente. Le strutture stabili comprendono la base di supporto navale a Redzikowo, che ospita un sistema antimissile balistico, il quartier generale del quinto Corpo d'armata a Poznań e una guarnigione di supporto logistico. Il governo polacco aveva sperato di essere risparmiato dai tagli: Varsavia è il paese Nato che spende di più in difesa in rapporto al Pil, con il 4,7% nel 2025, percentuale che supera anche quella degli Stati Uniti. Lo stesso Hegseth ha definito la Polonia un "alleato modello". A settembre, durante la visita alla Casa Bianca del presidente conservatore polacco Karol Nawrocki, Trump aveva detto che non intendeva ritirare truppe e che se la Polonia lo avesse chiesto ne avrebbe inviate di più.
Il ministro della Difesa polacco Wladyslaw Kosiniak-Kamysz ha minimizzato sui social, sostenendo che la decisione "non riguarda la Polonia" ma è collegata al precedente annuncio sulla riduzione delle forze in Europa. Il primo ministro Donald Tusk ha riferito di aver ricevuto "rassicurazioni" che la scelta è di natura logistica e non incide sulla deterrenza. Il vice ministro della Difesa Paweł Zalewski ha dichiarato a TVN24 che gli americani non intendono ridurre sistematicamente la presenza in Polonia. Toni più critici sono arrivati dall'opposizione: Krzysztof Bosak, leader del partito di estrema destra Confederazione, ha parlato di "caos interno e perdita di credibilità del nostro più importante alleato".
La gestione della comunicazione ha generato confusione anche all'interno dell'apparato militare polacco. Secondo una ricostruzione di tre fonti vicine al capo di stato maggiore polacco, generale Wiesław Kukuła, pubblicata da Onet attraverso il network Axel Springer, gli americani avevano inviato la notifica già lunedì o martedì tramite un sistema di comunicazione classificato dedicato ai rapporti con gli alleati. Il messaggio sarebbe rimasto bloccato nella posta riservata del generale Kukuła, che per legge è l'unico autorizzato a leggere la corrispondenza classificata. Solo mercoledì, dopo che la notizia era già emersa sui media americani, il capo di stato maggiore ha informato i comandi. Le fonti descrivono il testo americano come "un messaggio di una sola frase" inviato per canali militari di routine, senza spiegazioni. Il colonnello Marek Pietrzak, portavoce dello stato maggiore polacco, ha però smentito che la comunicazione sia arrivata lunedì.
Il generale in pensione Mieczysław Cieniuch, capo di stato maggiore dal 2010 al 2013, ha dichiarato a Onet che un'informazione di questa portata avrebbe dovuto essere classificata come urgente e trasmessa immediatamente al ministro della Difesa, data la sua valenza politica oltre che militare. Una delle fonti ha aggiunto che la presenza militare americana in Polonia subirà comunque una riduzione, contraddicendo le rassicurazioni date in pubblico dal comandante delle forze statunitensi in Europa.
Al Congresso le critiche sono arrivate da entrambi gli schieramenti. Il deputato repubblicano Don Bacon del Nebraska, dopo aver parlato con esponenti polacchi, ha definito la decisione "deprecabile" e "un imbarazzo per il nostro paese". Il presidente della Commissione Forze armate della Camera, il repubblicano Mike Rogers dell'Alabama, ha lamentato la mancata consultazione del Congresso, prevista per legge. La senatrice democratica Jeanne Shaheen, membro della Commissione Forze armate del Senato, ha definito la scelta "davvero preoccupante" e ha sostenuto che sottrarre una brigata corazzata a un alleato chiave europeo incoraggerà Vladimir Putin nella guerra in Ucraina, ora al quinto anno. La legge sulla difesa approvata quest'anno impone al Pentagono di presentare piani dettagliati se la presenza americana in Europa scende sotto le 76.000 unità per più di 45 giorni.
Durante un'audizione al Congresso, il segretario dell'Esercito Daniel Driscoll e il generale Christopher LaNeve, capo di stato maggiore facente funzione, hanno riferito che le discussioni sulla cancellazione erano in corso da due settimane ma la decisione definitiva era stata presa pochi giorni prima. LaNeve, incalzato da Bacon, si è rifiutato di entrare nel merito politico della scelta. Il portavoce del Pentagono Joel Valdez ha respinto la ricostruzione di una decisione presa all'ultimo momento, parlando di "un processo completo e a più livelli". Un funzionario della Nato ha confermato che l'alleanza è consapevole degli aggiustamenti americani ma ha precisato che le cancellazioni non incidono sui piani di deterrenza e difesa, anche grazie all'aumentata presenza di Canada e Germania sul fianco orientale.
Ben Hodges, ex comandante dell'esercito americano in Europa, ha dichiarato all'Associated Press che la decisione "rafforza la percezione che gli Stati Uniti agiscano senza consultare gli alleati", danneggiando la coesione dell'alleanza e, nel lungo periodo, la fiducia dei partner nell'industria della difesa americana. Oana Lungescu, ex portavoce della Nato e oggi senior fellow al Royal United Services Institute, ha detto a Politico che le "decisioni disordinate e non coordinate dell'amministrazione Trump" rischiano di alienare gli alleati europei e di incoraggiare Putin. "Non ha senso che gli Stati Uniti puniscano la Polonia, che è un modello di investimento nella difesa e ampiamente favorevole alle politiche americane", ha aggiunto.