Il presidente Donald Trump ha approvato la fucilazione di Nidal Malik Hasan, l'ex psichiatra dell'esercito che il 5 novembre 2009 uccise 13 persone nella base militare di Fort Hood, in Texas. Se l'esecuzione andrà avanti, Hasan sarà il primo militare giustiziato dalle forze armate americane dal 1961 e il primo fucilato da 81 anni.
L'annuncio è arrivato lunedì sera dal portavoce del Pentagono Sean Parnell con un post su X. Parnell ha scritto che il segretario alla Difesa Pete Hegseth "ha raccomandato" la fucilazione da parte di un plotone dell'esercito e che il presidente l'ha approvata. "Per Hasan è finalmente arrivato il giorno del giudizio", ha aggiunto. Secondo il Codice uniforme di giustizia militare (Uniform Code of Military Justice), la legge che regola i processi e le pene per chi presta servizio nelle forze armate, ogni esecuzione deve essere autorizzata dal presidente.
La data e il luogo dell'esecuzione li deciderà il segretario dell'esercito, cioè il civile che guida l'esercito sotto il Pentagono. Il posto però è vacante: Dan Driscoll si è dimesso a settembre e oggi l'incarico è ricoperto ad interim da Adam Telle. Nel giugno scorso i vertici dell'esercito avevano confermato un piano, chiamato "Operation Resolute Justice", per eseguire le condanne a morte dei militari se il presidente le avesse approvate. Il piano prevede di trasferire i detenuti dalla prigione militare di Fort Leavenworth, in Kansas, al carcere federale di Terre Haute, in Indiana, dove verrebbero uccisi. Non è chiaro se anche Hasan sarà giustiziato lì.
Il via libera del presidente avvia una serie di passaggi procedurali, ma Hasan potrebbe bloccarli, anche per anni, con un ricorso di habeas corpus davanti a un tribunale federale civile. È lo strumento con cui un detenuto chiede a un giudice di verificare se la sua detenzione o la sua condanna siano legittime. La possibilità è stata descritta in un articolo pubblicato a maggio da Army Lawyer, la rivista giuridica dell'esercito. Il precedente più vicino lo conferma: nel 2008 il presidente George W. Bush approvò l'esecuzione del soldato Ronald Gray, ma un giudice la sospese e Gray è ancora detenuto a Fort Leavenworth.
Nella giustizia militare le condanne a morte sono rarissime e le esecuzioni ancora di più. Oggi i detenuti nel braccio della morte militare sono quattro, Hasan compreso, tutti rinchiusi a Fort Leavenworth. L'ultimo militare giustiziato fu il soldato John Bennett, impiccato nel 1961 per lo stupro e il tentato omicidio di una bambina di 11 anni. L'ultima fucilazione risale al 1945, quando fu ucciso il soldato Eddie Slovik, condannato dalla corte marziale per diserzione durante la Seconda guerra mondiale. Fu l'unico militare americano giustiziato per diserzione in tutto il conflitto.
Hasan, nato negli Stati Uniti da una famiglia di origine palestinese e con il grado di maggiore, entrò in un edificio sanitario di Fort Hood dove i soldati facevano le visite mediche prima di partire per l'Iraq e l'Afghanistan. Gridò "Allahu akbar" ("Dio è grande" in arabo) e aprì il fuoco con una pistola dotata di puntatore laser. Morirono 13 persone (12 soldati e un civile) e più di 30 rimasero ferite. Hasan fu colpito da un agente di polizia civile intervenuto sul posto e da allora è parzialmente paralizzato.
Durante il processo era emerso che Hasan si opponeva all'occupazione americana dell'Iraq e dell'Afghanistan e che aveva avuto contatti online con Anwar al-Awlaki, predicatore radicale e propagandista di al-Qaida con cittadinanza americana, poi ucciso da un drone statunitense in Yemen. Hasan ha spiegato di aver voluto impedire ai soldati di andare in Afghanistan a uccidere altri musulmani e si è definito un soldato che aveva "cambiato schieramento".
Al processo Hasan scelse di difendersi da solo, non chiamò testimoni, non testimoniò e non provò a negare le accuse. Disse ai giurati che le prove avrebbero dimostrato che lo sparatore era lui. Gli avvocati nominati dal tribunale per assisterlo dissero di temere che cercasse la condanna a morte. Nel 2013 una giuria militare lo condannò alla pena capitale.
La decisione arriva pochi giorni dopo il tentativo fallito di giustiziare Christa Pike con un'iniezione letale in Tennessee, che ha spinto il governatore dello Stato a sospendere le esecuzioni per il resto dell'anno e a ordinare un'indagine indipendente. Alla domanda se quanto accaduto lo porterà a chiedere modifiche alla pena di morte, Trump ha risposto che si tratta di "una situazione interessante" e che eseguire un'iniezione letale "non dovrebbe essere molto difficile".
Nel gennaio 2025 il presidente aveva firmato un ordine esecutivo per rilanciare la pena di morte. Già nel suo primo mandato aveva ripreso le esecuzioni federali dopo una sospensione informale durata diverse amministrazioni: tra il 2020 e l'inizio del 2021 il governo federale giustiziò 13 persone, abbastanza da rendere Trump il presidente con più esecuzioni da oltre 130 anni.
Le sparatorie di massa sono frequenti negli Stati Uniti, ma rare nelle basi militari. Nel 2025 un soldato ha ferito cinque commilitoni in una base in Georgia prima di essere bloccato. Nel 2019 un marinaio ha ucciso due persone in una base delle Hawaii e, lo stesso anno, uno studente militare saudita ne ha uccise tre in una struttura militare in Florida. Nel 2015 un cittadino americano nato in Kuwait ha attaccato due installazioni militari in Tennessee, uccidendo quattro marine e un marinaio. Nel 2013 un uomo ha ucciso 12 persone al Washington Navy Yard, nella capitale, prima di essere ucciso dagli agenti.
