Perché le scommesse sono meno affidabili dei sondaggi
Piattaforme come Polymarket e Kalshi propongono probabilità in tempo reale sugli esiti politici, ma esperti di sondaggi avvertono che questi numeri non rappresentano l'opinione pubblica e rischiano di degradare l'informazione elettorale.
Le previsioni elettorali basate sulle scommesse stanno entrando nelle redazioni americane, ma analisti e statistici mettono in guardia dai rischi di trattare le quote dei mercati come fossero sondaggi. Lo segnala la Columbia Journalism Review in un'analisi pubblicata sul portale della rivista, dedicata al rapporto sempre più stretto tra giornalismo e piattaforme di scommesse come Polymarket e Kalshi.
Il punto di partenza è la differenza sostanziale tra tre strumenti diversi. I sondaggi misurano l'umore dell'opinione pubblica intervistando campioni rappresentativi della popolazione. Le previsioni politiche tradizionali, come quelle che resero famoso il sito FiveThirtyEight di Nate Silver, elaborano probabilità a partire dai sondaggi e da altri dati. I mercati delle scommesse invece pretendono di prevedere la probabilità di un evento sulla base delle puntate in denaro reale fatte da trader anonimi. Tre logiche distinte, che però rischiano di essere confuse dai lettori.
G. Elliott Morris, che ha guidato FiveThirtyEight prima della sua chiusura e oggi scrive su Strength in Numbers, ha dichiarato alla Columbia Journalism Review che l'accettazione acritica dei numeri di Polymarket e Kalshi come vere probabilità del mondo è incredibilmente irresponsabile. Quando si forniscono al pubblico le probabilità di un esito elettorale, ha spiegato, si offre qualcosa con cui giocare, e questo degrada parte del processo politico. I mercati delle scommesse, secondo Morris, amplificano questa degradazione.
Nathaniel Rakich, direttore di Votebeat e in passato senior editor di FiveThirtyEight, ha sottolineato un altro problema strutturale. I trader che scommettono sulle elezioni non costituiscono un campione rappresentativo della popolazione, come invece avviene nei sondaggi. Si tratta della saggezza convenzionale di un tipo molto specifico di persone, quelle che puntano soldi sui risultati elettorali. La distorsione del campione è quindi alla radice del meccanismo.
L'illusione della probabilità:
quando i mercati di scommesse entrano nelle redazioni
Polymarket e Kalshi sono sempre più citati come strumenti di previsione elettorale, ma non sono sondaggi né modelli statistici. Analisti e statistici avvertono: dati opachi, campioni distorti e una singola percentuale presentata come certezza.
Accettare acriticamente i numeri di Polymarket e Kalshi come probabilità reali è incredibilmente irresponsabile.
Sondaggi, modelli e mercati: cosa misurano davvero
Tre strumenti distinti, spesso confusi nel racconto pubblico. Solo i sondaggi partono da un campione rappresentativo della popolazione; solo i modelli trasformano dati statistici in probabilità; i mercati, invece, registrano puntate in denaro reale effettuate da trader spesso anonimi.
Su Kalshi la politica resta una piccola appendice dello sport
I volumi di scambio del 2025 mostrano cosa muove davvero queste piattaforme: le scommesse politiche restano una quota minoritaria, ma sono quelle che entrano più facilmente nel lavoro dei giornalisti.
Il modello di business si fonda su gioco d'azzardo ed engagement. La copertura giornalistica delle quote elettorali, dice Morris, fa leva su uno dei casi di marketing più riusciti della storia recente: l'attrazione della novità e l'apparenza di oggettività dei numeri.
Una probabilità del 70% finisce per sembrare una certezza
Nathaniel Rakich, ex senior editor di FiveThirtyEight, indica il rischio più comune: il lettore arrotonda mentalmente quella quota al 100% e la interpreta come un esito già scritto. I giornalisti diventano complici quando rilanciano la cifra di sintesi senza spiegarne limiti e natura.
Strength In Numbers, il nuovo sito fondato da Morris, non pubblica probabilità in tempo reale sulla vittoria dei candidati. Il nuovo progetto FiftyPlusOne le includerà, ma con un'impostazione pensata per ridurre il peso visivo delle quote nella pagina.
Tre posizioni: critica netta, mediazione, apertura cauta
Tocca un nome per leggere la posizione integrale come riportata dalla Columbia Journalism Review.
"Nessuno è obbligato a riportare questi dati: se lo si fa, è perché ci si lascia ingannare. Trattare le quote di mercato come probabilità del mondo reale è irresponsabile e impoverisce una parte del processo politico."
"Esistono modi responsabili e irresponsabili di affrontare l'argomento. I trader non sono un campione rappresentativo: esprimono la saggezza convenzionale di un gruppo molto specifico di persone, quelle disposte a puntare denaro sui risultati elettorali."
"I mercati delle scommesse possono avere spazio nell'informazione, con le dovute cautele: se trattati per quello che sono, possono integrare le previsioni tradizionali con segnali in tempo reale."
I problemi di trasparenza sono un altro nodo cruciale. I sondaggi e le previsioni tradizionali si presentano accompagnati da un margine di errore, che comunica l'incertezza insita in qualsiasi stima su grandi gruppi di persone. I mercati delle scommesse riportano invece una probabilità unica, senza indicatori di incertezza. I giornalisti possono analizzare il volume totale di denaro scambiato o eventuali attività di trading sospette, ma al momento non esiste un modo per verificare perché i mercati esprimano un certo valore. Le previsioni statistiche tradizionali permettono invece di controllare la storia di chi le produce, eventuali finanziatori, metodi utilizzati. I mercati di scommesse hanno cominciato a essere oggetto di inchieste sull'insider trading, ma il processo resta molto più opaco.
Il modello di business di queste piattaforme si fonda sul gioco d'azzardo e sull'engagement, e riguarda prevalentemente lo sport. Nel 2025 i mercati sportivi hanno rappresentato quasi il 90 per cento del volume di scambi su Kalshi. Le scommesse elettorali sono una porzione minore del business, ma è proprio quella che interseca il lavoro giornalistico. Morris ha definito la diffusione di questi strumenti come uno dei più riusciti casi di marketing ottimizzato nella storia umana, sfruttando l'attrazione per la novità e l'apparenza di oggettività che i numeri trasmettono.
Anche le previsioni elettorali tradizionali, ha riconosciuto Morris, non sono uno strumento particolarmente utile per i lettori. La ricerca mostra che le persone hanno difficoltà a interpretare le probabilità in contesto elettorale. Rakich ha portato un esempio concreto: chi vede una probabilità del 70 per cento tende ad arrotondarla al 100 per cento, leggendola come una certezza. I giornalisti possono diventare complici di questa semplificazione quando enfatizzano i numeri di sintesi senza spiegarne la natura.
Per questo motivo Strength in Numbers, il sito di Morris, non pubblica probabilità in tempo reale sulla vittoria dei candidati. Un altro progetto cofondato da Morris, FiftyPlusOne, includerà probabilità elettorali aggiornate, ma con un'impostazione che riduce il peso visivo delle quote.
Il dibattito interno al giornalismo americano resta aperto. Dustin Gouker, esperto di gioco d'azzardo e autore della newsletter Event Horizon, in una recente intervista alla Columbia Journalism Review ha sostenuto che i mercati delle scommesse meritano uno spazio nell'informazione, con cautele, perché possono integrare le previsioni tradizionali con dati in tempo reale. Rakich ha adottato una posizione mediana, affermando che esistono modi responsabili e irresponsabili di trattare l'argomento, e che molto dipende dalla capacità del giornalista di essere un consumatore consapevole di queste informazioni. Morris è stato più netto: nessuno è obbligato a riportare questi dati, e se lo si fa è perché ci si lascia ingannare.
Nel 2022 il Tow Center della Columbia Journalism School aveva dedicato una ricerca al cosiddetto giornalismo predittivo, che all'epoca comprendeva sondaggi, previsioni e altri strumenti tradizionali di stima. Il rapporto sosteneva che incorporare le previsioni nel lavoro giornalistico richiede una progettazione centrata sull'utente, un editing rigoroso e un'attenzione particolare alla comunicazione dell'incertezza e delle probabilità. L'ingresso dei mercati delle scommesse aggiunge ora una sfida ulteriore, perché si tratta di strumenti opachi, non rappresentativi e legati a interessi economici diretti.