L'ostilità dell'amministrazione Trump verso l'Europa non nasce solo dalle dispute sulla spesa militare, che con un accordo si possono risolvere. Secondo un'analisi dell'Economist, dietro c'è un risentimento più profondo, che affonda le radici nel pensiero della cosiddetta "nuova destra", come vengono chiamati i circoli intellettuali del movimento MAGA. Le ragioni sono tre, in parte sovrapposte: una geopolitica, una culturale e religiosa, una legata alle regole europee sul digitale. Tutte convivono con un legame affettivo verso il Vecchio continente che rende il rapporto ambiguo.
Il segnale più evidente di questa ostilità è la strategia di sicurezza nazionale pubblicata lo scorso novembre, il documento con cui la Casa Bianca fissa le priorità della politica estera. Il testo accusava gli europei di andare incontro a una "cancellazione della civiltà", perché regolano troppo l'economia e accettano un'immigrazione di massa. Molti governi europei sono rimasti spiazzati da toni così duri da parte di un alleato storico.
Per capire da dove vengano queste parole, l'Economist parte dalle chiese evangeliche, che sono il cuore dell'elettorato repubblicano. La Cornerstone Chapel di Leesburg, in Virginia, ha 2.000 posti e ogni domenica mattina celebra tre funzioni, così affollate che serve la polizia a regolare il traffico. Dal pulpito il pastore Gary Hamrick invita i fedeli a votare contro i referendum sui diritti delle persone omosessuali e sull'aborto. Tra i fedeli è diffusa la preoccupazione per l'immigrazione musulmana in Gran Bretagna, Francia e Germania. Anche la secolarizzazione europea viene vista come un avvertimento: matrimoni tra persone dello stesso sesso, aborto e diritti delle persone transgender sono temi che l'Europa ha già affrontato e che, temono, potrebbero arrivare anche negli Stati Uniti.
La prima critica, la più lineare, è geopolitica. La spiega Nathan Pinkoski del Center for Renewing America, un centro studi conservatore di Washington. I cosiddetti realisti della nuova destra pensano che gli Stati Uniti debbano abbandonare le grandi alleanze ideologiche nate con la guerra fredda, badare ai propri interessi e lasciare all'Europa il peso della propria difesa. Alcuni di loro vorrebbero concentrare le energie sulla Cina, altri sul controllo americano del continente americano. La guerra di Trump contro l'Iran scontenta entrambi i gruppi.
La seconda critica è quella della "cancellazione della civiltà", ed è di natura diversa. Nasce dal pensiero nazional-conservatore, che mette al centro l'eredità culturale e condanna la globalizzazione. A coniare l'espressione sarebbe stato Michael Anton, autore del Claremont Institute, un centro studi della destra americana. L'immagine che evoca è quella di una cittadella assediata della cultura bianca e cristiana. Da dieci anni gli influencer MAGA raccontano agli americani storie spaventose e fantasiose su un'Europa invasa da immigrati musulmani e dalla criminalità legata alla droga. L'attivista Christopher Rufo ha scritto l'anno scorso che l'immigrazione di massa in Gran Bretagna è una storia di tensioni punteggiata da violenze, rivolte, terrorismo, omicidi e stupri.
Su questo racconto c'è stata una rara collaborazione tra le due sponde dell'Atlantico. Elon Musk ha usato X, il social network di sua proprietà, per promuovere attivisti razzisti in Gran Bretagna e Austria e il partito di destra populista Alternative für Deutschland. I dati raccontano un'altra storia: i musulmani sono tra il 6 e il 10 per cento della popolazione dell'Europa occidentale. Anche a Londra e Parigi, dove la quota si avvicina al 15 per cento, le strade non sono meno sicure di quelle delle grandi città americane.
La paura per il destino della civiltà occidentale irrita i realisti, che diffidano delle narrazioni morali in politica estera. "Non puoi essere nazionalista e civilizzazionista allo stesso tempo", sostiene Sumantra Maitra dell'Institute for Peace and Diplomacy, un centro studi realista di Washington. I realisti temono che il sostegno ai populisti in Germania e Polonia trascini di nuovo gli Stati Uniti in conflitti ideologici. Entrambi i gruppi, però, attaccano volentieri l'Unione Europea. Colin Dueck dell'American Enterprise Institute, centro studi conservatore estraneo al mondo MAGA, la descrive come il bersaglio perfetto per il movimento: un'organizzazione multilaterale "gigantesca, invadente e progressista" che non aiuta gli Stati Uniti sul piano militare.
La terza critica riguarda le regole europee e mescola ideologia e interessi economici. Nell'ultimo anno l'amministrazione Trump ha attaccato il Digital Services Act, la legge europea che impone alle grandi piattaforme online obblighi sulla moderazione dei contenuti, accusandolo di limitare la libertà di espressione sulle piattaforme americane. Sarah Rogers, sottosegretaria al Dipartimento di Stato, ha criticato i paesi europei per aver perseguito utenti dei social network, a volte in modo fuorviante. La commissione Giustizia della Camera ha organizzato audizioni sulla minaccia che la legge rappresenterebbe per la libertà di parola e l'innovazione americane. "Crediamo nella libertà di espressione, è uno dei tratti distintivi della cultura occidentale", ha detto all'Economist Jim Jordan, il deputato repubblicano che presiede la commissione, aggiungendo che ai repubblicani non piace nemmeno che l'Europa penalizzi le aziende tecnologiche americane.
I critici MAGA citano spesso i processi in Europa contro chi ha pubblicato versetti della Bibbia contrari all'omosessualità, ma contano anche gli interessi economici. La settimana scorsa l'amministrazione Trump ha chiesto di affiancare Musk nella causa davanti alla Corte di giustizia dell'Unione Europea contro la multa da 120 milioni di euro (137 milioni di dollari) inflitta a X per aver violato il Digital Services Act.
Resta da capire se il mondo MAGA voglia un'Europa di Stati nazionali che non si intromettono l'uno negli affari dell'altro, oppure un'Europa in cui prevalgano i valori americani. L'ambiguità dipende dal peso che l'eredità europea ha nell'idea di America del movimento. Laura K. Field, autrice di "Furious Minds", un libro sul pensiero della nuova destra, parla di un "complicato rapporto di amore e odio con l'Europa". Come gli americani dell'Ottocento che importavano la cultura europea, molti pensatori della nuova destra si sono innamorati di una certa idea di Europa, ma sono anche convinti di poter dare lezioni agli europei, che a loro avviso stanno tradendo sé stessi e le proprie tradizioni.
Molti sostenitori di Trump vivono le loro critiche come una forma di affetto severo. Secondo Pinkoski, il pensiero civilizzazionista nasce da un "profondo affetto per l'Europa" e dalla preoccupazione per la direzione presa dal continente. A giugno il commentatore conservatore Tucker Carlson aveva detto all'Economist che Europa e Stati Uniti sono alleati naturali "al livello più profondo possibile".
Il disprezzo che a tratti mostra l'amministrazione non coincide del tutto con le opinioni degli elettori MAGA. Un sondaggio di YouGov di luglio ha rilevato che il 32 per cento dei repubblicani ha un'opinione favorevole dell'Unione Europea e il 40 per cento sfavorevole. Tra i repubblicani che si identificano con il movimento MAGA le percentuali sono del 30 e del 44 per cento. Sono dati molto peggiori di quelli dei democratici (62 per cento favorevoli e 9 per cento contrari), ma non catastrofici. Sui singoli paesi europei, poi, le differenze tra democratici ed elettori MAGA sono modeste.
I repubblicani più legati all'internazionalismo tradizionale pensano che l'Europa possa sfruttare questa disponibilità per costruire un'alleanza con gli Stati Uniti del dopo Trump. Joe Wilson, deputato repubblicano del South Carolina e sostenitore della NATO, sostiene che l'ala davvero isolazionista del movimento MAGA sia "una piccola percentuale" e che il suo Stato apprezzi le proprie radici europee e i legami commerciali con il continente.
Secondo l'Economist è però più probabile che le strade di Europa e Stati Uniti continuino ad allontanarsi. Una parte degli americani, influenzata dai social network, immagina un'Europa dominata dall'Islam che la maggior parte degli europei non riconosce. Un'altra parte detesta l'Unione Europea in quanto istituzione che regola il commercio internazionale. Gli elettori MAGA vedono spesso gli europei, laici e con uno stato sociale generoso, come una versione estrema dei democratici americani. Quando temono di finire "come l'Europa", proiettano in parte sul continente le proprie paure interne. Su questo l'Europa ha pochi margini di intervento.
