Elon Musk è tornato a finanziare i repubblicani per un misto di convinzioni politiche e interessi personali. Pesano la rabbia verso la sinistra dopo l'uccisione dell'attivista conservatore Charlie Kirk, il timore che una vittoria democratica a novembre porti a inchieste del Congresso sul DOGE e sulle sue aziende e la volontà di far sapere al partito quanto lo sta aiutando, in vista delle presidenziali del 2028. Lo ha spiegato Teddy Schleifer, il giornalista che ha ricostruito le donazioni dell'uomo più ricco del mondo, in una conversazione pubblicata dal New York Times.
Da luglio Musk ha versato più di 276 milioni di dollari per aiutare i repubblicani a conservare la maggioranza alla Camera e al Senato, come avevamo raccontato. Nella cifra ci sono 158 milioni dati al Senate Leadership Fund, il principale super PAC dei senatori repubblicani: è una delle donazioni politiche più alte della storia. I super PAC sono comitati che possono raccogliere e spendere cifre illimitate per sostenere o attaccare un candidato, a patto di non coordinarsi con la sua campagna. Il vantaggio dei repubblicani sui democratici nella spesa dei gruppi esterni ai partiti, in queste midterm, coincide in gran parte con i soldi personali di Musk. Per le elezioni di metà mandato ha già speso più di quanto aveva speso per l'intera campagna presidenziale del 2024.
Nel 2025 Musk aveva detto che in futuro avrebbe speso "molto meno" in politica. Dopo aver finanziato la corsa di Trump nel 2024, era entrato nell'amministrazione e aveva guidato per pochi mesi il DOGE (il Dipartimento per l'efficienza governativa, creato per tagliare la spesa federale). Aveva poi investito molti soldi in un'elezione per la Corte Suprema del Wisconsin, dove i giudici sono eletti dai cittadini, ma il suo candidato aveva perso. A pochi mesi dall'inizio del mandato si era scontrato pubblicamente con il presidente sulla grande legge di bilancio voluta dalla Casa Bianca e aveva promesso di fondare un terzo partito.
Secondo Schleifer, se si escludono i tre mesi di rottura con Trump a metà del 2025, Musk è stato piuttosto coerente. Verso la fine dell'esperienza al DOGE era diventato disilluso sulla politica e sul movimento del presidente. L'uccisione di Kirk, nel settembre 2025, lo ha però colpito e lo ha fatto arrabbiare con la sinistra. A novembre i rapporti con Trump erano tornati in gran parte buoni, anche se Musk non ha mai ritirato l'idea di un terzo partito. Nelle ultime settimane è apparso sempre più spesso accanto al presidente.
Oggi, secondo Schleifer, Musk è tornato dov'era nel 2024: teme davvero quello che accadrebbe alla sua idea di America se vincessero i democratici. C'è però anche un rischio concreto per i suoi affari. Con la maggioranza al Congresso i democratici potrebbero aprire indagini sul DOGE e forse anche sulle aziende di Musk. Il partito che controlla la Camera o il Senato decide infatti su cosa indagano le commissioni parlamentari.
Musk guarda anche al 2028. America PAC, il super PAC che ha fondato, ha già fatto sapere che spenderà anche alle prossime presidenziali. Secondo Schleifer, Musk vuole che nel partito si sappia quanto sta facendo per aiutarlo.
Una parte delle sue scelte dipende da quello che vede online. La corsa per il Senato in Texas, quella a cui Musk si è interessato di più, è diventata virale come nessun'altra. Musk vive in Texas, è circondato da amici di destra e riceve di continuo contenuti sul candidato democratico James Talarico, sul repubblicano Ken Paxton e su una sfida molto combattuta.
I suoi soldi spiegano anche una mossa che Schleifer cercava di capire da settimane. A fine agosto il Senate Leadership Fund aveva deciso di lanciare una campagna di spot milionaria per sostenere Paxton in Texas, dopo mesi di esitazioni. Non era chiaro da dove arrivassero i fondi: Schleifer ha scoperto che quella decisione era stata preceduta proprio dai 158 milioni versati da Musk al super PAC.
Sono stati i consiglieri di Trump a chiedere a Musk di ripetere la campagna porta a porta organizzata nel 2024 da America PAC, che oggi impiega migliaia di attivisti pagati per portare al voto gli elettori conservatori. La squadra del presidente conta su questa rete. Lo staff di Musk partecipa regolarmente a riunioni telefoniche con quello di Trump e con gruppi come il Senate Leadership Fund.
Il profilo di Musk è però molto più basso rispetto al passato. Nell'aprile 2025 era salito su un palco a Green Bay con in testa il cappello a forma di formaggio simbolo del Wisconsin, per spingere al voto gli elettori repubblicani nell'elezione per la Corte Suprema dello Stato. I repubblicani persero di 10 punti. Secondo Schleifer quella sconfitta è stata imbarazzante per Musk e ha pesato a lungo sulle sue scelte successive. Dopo il voto, in privato, Musk sembrava consapevole di poter essere un peso per le cause che sosteneva. Per questo oggi si muove in modo molto più discreto.
Musk inoltre non segue le midterm da vicino. Non si occupa della gestione quotidiana di America PAC come nel 2024 e i suoi amici raccontano che presta poca attenzione alla campagna. Lo conferma il suo profilo su X, dove scrive raramente di candidati specifici: l'unica eccezione è Talarico e anche quei post sono pochi.
