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Per Nate Silver l'onda blu contro Trump non è un evento eccezionale
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Elezioni 71 min di lettura

Per Nate Silver l'onda blu contro Trump non è un evento eccezionale

Il modello FLIPR dà ai democratici 72,6 possibilità su 100 di vincere il Senato e prevede uno spostamento di 10,5 punti alla Camera: solo 3 in più della media delle midterm dal dopoguerra.

Il modello elettorale di Nate Silver dà ora ai democratici 72,6 possibilità su 100 di conquistare il Senato alle midterm, contro le 55 di metà agosto. Secondo lo statistico americano, però, l'onda democratica che il modello prevede non ha niente di eccezionale: alla Camera lo spostamento atteso verso i democratici è di 10,5 punti rispetto al 2024, appena 3 in più della media delle elezioni di metà mandato dalla Seconda guerra mondiale in poi. È la tesi di un'analisi pubblicata sul Silver Bulletin, la newsletter di Silver, secondo cui punire il partito del presidente è forse la tendenza più stabile della politica americana.

Il modello si chiama FLIPR ed è stato lanciato l'11 agosto. All'epoca assegnava ai democratici l'85 per cento di probabilità di vincere la Camera e il 55 per cento per il Senato, valori vicini a quelli dei mercati di previsione, le piattaforme come Polymarket dove si scommette denaro sull'esito delle elezioni. Da allora la distanza si è allargata: sui mercati le probabilità democratiche al Senato sono salite, ma solo al 63 per cento. Silver ricorda che 72,6 per cento è più o meno la probabilità che il suo modello presidenziale dava a Hillary Clinton nel 2016: non è quindi una certezza. Aggiunge che i sondaggi non hanno sopravvalutato i democratici nelle ultime due midterm e che nelle elezioni del 2025 avevano anzi sottostimato i loro candidati.

Midterm 2026
Il modello di Nate Silver prevede un’onda democratica ampia, ma nella norma delle midterm
Alla Camera il modello FLIPR si aspetta uno spostamento di 10,5 punti verso i democratici rispetto al 2024: appena 3 in più della media delle elezioni di metà mandato dal dopoguerra. Punire il partito del presidente resta la tendenza più stabile della politica americana.
Lo spostamento verso l’opposizione alla Camera
2026, previsione
10,5
Media storica
7,4
Punti verso i democratici: da −2,6 nel 2024 a +7,9.
Le 20 midterm dal 1946 al 2022.
Tocca un punto del grafico per leggere l’anno.
Spostamento in punti rispetto alle elezioni di due anni prima.
Secondo Silver, anche i 3 punti sopra la media hanno una spiegazione: Trump non può ricandidarsi e ha 80 anni, gli Stati Uniti sono coinvolti in una guerra in Medio Oriente e la benzina costa quasi 4,50 dollari al gallone.
Esplora l’analisi
Da metà agosto le probabilità dei democratici di conquistare il Senato sono salite dal 55 al 72,6%
Probabilità di vittoria democratica secondo il modello FLIPR e secondo i mercati di previsione, le piattaforme come Polymarket dove si scommette denaro sull’esito del voto.
Senato, modello FLIPR: 55% l’11 agosto, 72,6% a fine settembre. Senato, mercati di previsione: 63%. Camera, modello FLIPR: 85% al lancio dell’11 agosto.
Il punto
Il 72,6% non è una certezza: è più o meno la probabilità che il modello presidenziale di Silver dava a Hillary Clinton nel 2016. Silver ricorda però che nelle ultime due midterm i sondaggi non hanno sopravvalutato i democratici e che nelle elezioni del 2025 li avevano anzi sottostimati.
I sondaggi danno ai democratici 9,6 punti di vantaggio, il modello ne prevede 7,9
Vantaggio democratico in punti. Il sondaggio generico chiede agli elettori quale partito voteranno alla Camera, senza fare i nomi dei candidati.
Sondaggio generico: democratici avanti di 6,5 punti il 7 settembre e di 8,9 a fine settembre; 9,6 tra gli elettori più propensi a votare; alcuni istituti misurano tra 12 e 15 punti. La previsione del voto popolare è di 7,9 punti, contro lo svantaggio di 2,6 del 2024.
Perché la previsione è più bassa del sondaggio: le quattro ragioni
Il punto
Per Silver la previsione non è prudente verso i democratici: il divario nasce soprattutto dalla bassa affluenza nei collegi democratici poco contendibili. Nelle sfide in bilico per la Camera e per il Senato il modello resta molto favorevole al partito.
Per conquistare il Senato i democratici devono vincere soprattutto in Stati repubblicani
I 35 seggi in palio nel 2026, per partito che li detiene oggi. I repubblicani hanno 53 seggi su 100: ai democratici ne servono 4 in più, perché in caso di parità vota il vicepresidente JD Vance.
Seggio repubblicano in palio (22) Seggio democratico in palio (13) Nessun seggio in palio I sei Stati più probabili come decisivi Senatore repubblicano eletto in uno Stato in bilico
Tocca uno Stato sulla mappa o nell’elenco.
Vantaggio del candidato democratico nei sei Stati decisivi, in punti
Il punto
Dei quattro senatori repubblicani eletti in Stati davvero in bilico (Dave McCormick in Pennsylvania, Ron Johnson in Wisconsin, Ted Budd e Thom Tillis in North Carolina) quest’anno è in palio solo il seggio di Tillis. Se tutti i seggi fossero in gioco come alla Camera, scrive Silver, i repubblicani avrebbero pochissime possibilità.
Fonte Silver Bulletin, modello FLIPR (analisi di Nate Silver e aggiornamento del 29 settembre 2026); Office of the Clerk della Camera, voto popolare 1944–2024; FiveThirtyEight, previsione presidenziale 2016. Lo spostamento è la variazione del margine nel voto popolare della Camera rispetto a due anni prima, dal punto di vista del partito che non ha la Casa Bianca. Mappa: US Census Bureau.

La crescita delle probabilità dipende soprattutto dal sondaggio generico per il Congresso, quello in cui si chiede agli elettori quale partito voteranno alla Camera senza fare i nomi dei candidati. Il 7 settembre, giorno del Labor Day (la festa del lavoro americana), i democratici erano avanti di 6,5 punti nella media di Silver. Oggi sono avanti di 8,9, uno spostamento di circa due punti e mezzo che è già più ampio di quello registrato dopo il Labor Day nella maggior parte delle midterm recenti. Silver lo collega al calo dell'approvazione del presidente e ai prezzi di benzina e gasolio. Alcuni istituti con un buon giudizio nelle sue classifiche hanno misurato vantaggi democratici di 12, 13, 14 e perfino 15 punti. Tra gli elettori più propensi a votare il distacco è ancora più largo: con questa correzione la media sale a 9,6 punti.

FLIPR però non si ferma al sondaggio generico e per il voto popolare della Camera, cioè la somma dei voti presi dai candidati di ciascun partito in tutti i 435 collegi, prevede un vantaggio democratico di 7,9 punti. Nel 2024 i democratici avevano perso il voto popolare di 2,6 punti, da qui lo spostamento previsto di 10,5 punti. Per confrontarlo con il passato Silver ha usato lo stesso metodo impiegato da Nate Cohn sul New York Times: ha considerato solo le midterm, ha misurato lo spostamento rispetto alle elezioni per il Congresso di due anni prima e ha guardato i numeri dal punto di vista del partito che non ha la Casa Bianca. Nel 2006, per esempio, i democratici vinsero il voto popolare di 8 punti dopo averlo perso di 2,6 nel 2004, con uno spostamento di 10,6 punti.

Dal dopoguerra il partito di opposizione ha guadagnato voti alla Camera in tutte le midterm tranne una, quella del 2002 dopo gli attentati dell'11 settembre. Ha guadagnato seggi in tutte tranne due: il 2002 e il 1998, quando gli elettori punirono i repubblicani per come avevano gestito il caso Lewinsky. Lo spostamento medio è di 7,4 punti. La metà centrale dei casi, escludendo il quarto più basso e il quarto più alto, va da 4,8 a 10,8 punti. La previsione di FLIPR rientra quindi in questo intervallo ed è simile alle due ultime midterm con un presidente repubblicano: nel 2018, durante il primo mandato di Trump, lo spostamento verso i democratici fu di 9,7 punti, mentre nel 2006 con George W. Bush fu di 10,6.

Ci sono stati anni con spostamenti molto più grandi. Il record del dopoguerra è il 2010, con 17,4 punti: Barack Obama era entrato alla Casa Bianca nel 2008 con ampie maggioranze al Congresso, ma a gennaio 2010 i democratici persero perfino un'elezione speciale in Massachusetts per il seggio al Senato di Ted Kennedy, vinta dal repubblicano Scott Brown. Superarono la previsione di quest'anno anche il 1994, il 1966, con la protesta contro Lyndon Johnson per la guerra in Vietnam, il 1974 dello scandalo Watergate e il 1946, quando il paese passò dalla guerra alla pace. Silver li considera esempi dell'effetto "termostato": quando il presidente sembra andare oltre il mandato ricevuto, gli elettori usano le midterm per affidare il Congresso all'altro partito e limitarne il potere negli ultimi due anni.

L'ampiezza di questi spostamenti è rimasta stabile nel tempo, anche mentre i margini delle elezioni presidenziali si restringevano. Colpisce sia i presidenti arrivati alla Casa Bianca con un'alta popolarità, come Obama, sia quelli con un consenso più fragile, come Trump. Secondo Silver i presidenti più popolari trascinano con sé più deputati e senatori e hanno quindi più seggi da difendere due anni dopo. La Camera, del resto, è pensata per reagire agli umori del paese: i deputati restano in carica solo due anni. Il gerrymandering, cioè il disegno dei collegi a vantaggio di un partito, rende meno competitivi molti seggi ma non ferma gli spostamenti di voto: un collegio che passa da un vantaggio repubblicano di 30 punti a uno di 17 resta repubblicano, ma segnala comunque un cambiamento forte.

Per Silver anche i 3 punti in più rispetto alla media hanno delle spiegazioni. Trump non può ricandidarsi, ha 80 anni, gli Stati Uniti sono coinvolti in una guerra in Medio Oriente (proprio il tipo di conflitto che il presidente aveva promesso di evitare) e la benzina costa quasi 4,50 dollari al gallone. Nel 2018 i repubblicani persero male anche se l'economia andava meglio e l'approvazione del presidente era più alta. I democratici hanno inoltre avuto un'affluenza alta nelle primarie e ottimi risultati nelle elezioni speciali.

Al Senato la partita resta più aperta perché la maggior parte delle sfide decisive si gioca in stati repubblicani, dove i democratici stanno comunque recuperando. I senatori repubblicani eletti in stati davvero in bilico sono quattro: Dave McCormick in Pennsylvania, Ron Johnson in Wisconsin, Ted Budd e Thom Tillis in North Carolina. Quest'anno è in palio solo il seggio di Tillis. Se tutti i seggi fossero in gioco come alla Camera, scrive Silver, i repubblicani avrebbero pochissime possibilità. Ne avrebbero ancora meno se i senatori fossero assegnati in base alla popolazione anziché due per stato.

La differenza tra il sondaggio generico, a 9,6 punti tra gli elettori probabili, e la previsione del voto popolare, a 7,9, ha quattro cause. La prima è che FLIPR combina il sondaggio generico con altri dati. Accanto a un modello semplice, che considera solo il clima nazionale e l'orientamento di ogni stato o collegio, ne usa uno più complesso che tiene conto anche del fatto che un candidato sia già in carica e dei fondi raccolti. Poiché la maggior parte dei seggi è oggi in mano ai repubblicani, questo li aiuta: una senatrice uscente come Susan Collins, nel Maine, è molto diversa da un repubblicano qualsiasi. Dove ci sono molti sondaggi sulla singola sfida, inoltre, questi pesano più dei dati strutturali.

La seconda causa, insieme alla prima la più importante, è che nei collegi repubblicani votano più persone. La previsione del voto popolare è la somma delle previsioni per i 435 collegi, pesate per l'affluenza attesa. Una media semplice darebbe un risultato più favorevole ai democratici. I collegi repubblicani sono cresciuti di più dal censimento del 2020. In quelli democratici ci sono più persone senza diritto di voto, tra immigrati regolari e irregolari e condannati per reati gravi. L'affluenza cresce poi con la competitività dei collegi, mentre le zone urbane di città come New York e Chicago sono lontanissime dall'essere contendibili. Infine il modello allinea le stime sull'affluenza per Camera, Senato e governatori: con le sfide per il Senato concentrate in stati repubblicani, si aspetta un'affluenza un po' più alta anche per la Camera in quegli stati.

Le altre due cause pesano meno. FLIPR prova a riprodurre il conteggio ufficiale dei voti, che ha alcune particolarità. Ci sono collegi con un solo candidato e collegi dove si sfidano due esponenti dello stesso partito, come succede nello stato di Washington e in California (dove al voto di novembre arrivano i primi due delle primarie, qualunque sia il loro partito). In altri si vota con il ranked choice voting, il sistema in cui gli elettori mettono i candidati in ordine di preferenza. Quest'anno i collegi senza sfidanti sono pochi, a differenza del 2022 e del 2024. Infine il sondaggio generico fotografa la situazione di oggi, mentre FLIPR è una previsione e lo combina con una stima di partenza basata sulle midterm del dopoguerra e sull'approvazione del presidente. Quest'anno le due misure sono molto vicine e il peso della stima storica scende a zero il giorno del voto. Secondo Silver la previsione non è quindi prudente verso i democratici: il divario nasce soprattutto dalla bassa affluenza nei collegi democratici poco contendibili, mentre nelle sfide in bilico per il Senato e per la Camera il modello resta molto favorevole al partito.

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