Marco Rubio sta avendo un ottimo momento

Il segretario di Stato si moltiplica tra incarichi e apparizioni pubbliche, dal podio della Casa Bianca al Vaticano, e alimenta voci di una candidatura nel 2028

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Marco Rubio sta avendo un ottimo momento
Official White House Photo by Molly Riley

Marco Rubio è il volto più sereno del governo Trump, in una fase in cui pochi membri dell'esecutivo americano hanno motivo di sorridere. Lo racconta un articolo pubblicato dall'Atlantic, che ricostruisce una settimana frenetica del segretario di Stato, tra il podio della sala stampa della Casa Bianca, un matrimonio di famiglia in cui ha fatto il dj e un'udienza in Vaticano con papa Leone XIV.

Il contrasto con il resto del governo è netto. I prezzi della benzina salgono, le prospettive repubblicane per le elezioni di metà mandato si offuscano e la guerra che il presidente Trump ha lanciato contro l'Iran prosegue senza una conclusione in vista. Il presidente segna tassi di disapprovazione record. Tre membri del governo sono già stati rimossi e altri temono di essere i prossimi. Il segretario al Commercio Howard Lutnick è stato convocato a Capitol Hill per testimoniare sui suoi legami con Jeffrey Epstein. Il direttore dell'Federal Bureau of Investigation Kash Patel deve rispondere ad accuse di consumo eccessivo di alcol, che lui nega. Il segretario alla Difesa Pete Hegseth gestisce la guerra con l'Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz. Il vicepresidente J.D. Vance, pur avendo inizialmente espresso riserve sul conflitto, è stato coinvolto come negoziatore.

Rubio invece si moltiplica tra incarichi diversi. Oltre a guidare il Dipartimento di Stato, lo scorso anno è diventato anche consigliere per la sicurezza nazionale. Per un periodo ha ricoperto pure il ruolo di capo ad interim degli Archivi Nazionali e dell'agenzia per la cooperazione USAID. Questa settimana ha sostituito la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che aveva partorito pochi giorni prima.

Dal podio della sala stampa Rubio ha gestito la conferenza con tono leggero, alternando battute e risposte serie, parlando in spagnolo su richiesta di una giornalista di Telemundo e riconoscendo un cronista italiano dai tempi del Senato. Ha citato testi rap dei primi anni Novanta, in particolare versi dei Cypress Hill e di Ice Cube, per descrivere i vertici del governo iraniano. Sulla questione del nucleare iraniano ha sostenuto che un Iran dotato di armi atomiche avrebbe potuto fare ciò che voleva con lo stretto di Hormuz senza che nessuno potesse fermarlo. Viser ricorda però che il direttore dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica aveva dichiarato a marzo che lo sviluppo di un'arma nucleare iraniana non era imminente.

Alla domanda di una giornalista del Christian Broadcasting Network sulla sua speranza per l'America, Rubio ha risposto con un discorso quasi identico a quello che pronunciava nella campagna presidenziale del 2016. Il giorno dopo l'account ufficiale del Dipartimento di Stato sulla piattaforma X ha pubblicato un video in stile elettorale, con le parole di Rubio sovrapposte a immagini sue, di Trump, di bandiere americane e perfino di Ronald Reagan, accompagnate dalla colonna sonora del film su Superman. Il video ha superato i quattro milioni di visualizzazioni.

La trasferta in Vaticano è stata la prova diplomatica più delicata della settimana. Rubio ha incontrato per due ore e mezza papa Leone XIV, primo pontefice di origine americana, nel giorno del primo anniversario della sua elezione. Ha visto anche il cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato della Santa Sede. Il contesto era teso. Trump aveva definito il papa "debole sul crimine" e "terribile sulla politica estera". In un'intervista al conduttore radiofonico conservatore Hugh Hewitt, tre giorni prima dell'arrivo di Rubio, il presidente aveva sostenuto che il pontefice stava mettendo in pericolo molti cattolici e molte persone, accusandolo di ritenere accettabile che l'Iran possedesse un'arma nucleare. Le dichiarazioni hanno lasciato perplesso il Vaticano. Parlando con i giornalisti davanti alla residenza papale di Castel Gandolfo, Leone XIV ha ricordato che la Chiesa si è sempre opposta alle armi nucleari.

Nelle immagini diffuse non è emersa alcuna tensione. Rubio ha donato al pontefice una piccola palla da football in cristallo con il sigillo del Dipartimento di Stato, mentre il papa gli ha consegnato diversi regali, tra cui una penna ricavata dal legno di un ulivo, ricordando che l'ulivo è la pianta della pace. Interrogato dai cronisti al termine della visita, Rubio ha precisato di aver aggiornato il papa sulla questione iraniana e sul modo in cui gli Stati Uniti considerano la minaccia nucleare. Ha rifiutato di dire se avrebbe consigliato a Trump di smettere di criticare il pontefice e se avesse chiesto al papa di non criticare la guerra contro l'Iran, sottolineando che il viaggio era stato programmato prima delle recenti tensioni. Sulla possibilità di una telefonata tra Trump e il pontefice ha risposto in modo evasivo.

Rubio è un cattolico praticante, ma con un percorso religioso composito. Da bambino, dopo il trasferimento della famiglia a Las Vegas, si era convertito al mormonismo, studiando la teologia della Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni e partecipando a un gruppo scout legato a una congregazione locale. È tornato al cattolicesimo dopo aver visto in televisione una messa pasquale del papa nel 1983. La sua presentazione pubblica della fede è meno marcata di quella di Vance, che tra qualche settimana pubblicherà un libro sulla propria conversione al cattolicesimo avvenuta nel 2019. Il vicepresidente il mese scorso aveva invitato il pontefice a essere prudente quando parla di teologia, dopo le critiche del papa alla guerra contro l'Iran, salvo poi abbassare i toni.

L'attivismo di Rubio alimenta le voci di una possibile candidatura alle presidenziali del 2028. È lo stesso brusio che in passato accompagnava Vance, che martedì ha compiuto il suo primo viaggio in Iowa da vicepresidente per sostenere candidati repubblicani in difficoltà nelle elezioni di metà mandato e raccogliere fondi per il partito. Le persone vicine ai due ridimensionano l'idea di una rivalità e li descrivono come amici e alleati, ma i contorni di una possibile competizione interna al Partito Repubblicano iniziano a delinearsi.

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