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Mamdani accusato di essere un "traditore" dai filopalestinesi
Ed Reed/Mayoral Photography Office © City of New York, 2026, Used with permission
Politica interna 5 min di lettura

Mamdani accusato di essere un "traditore" dai filopalestinesi

Il sindaco di New York ha parlato di "genocidio" a Gaza nel messaggio per l'anniversario. La sera, a una veglia a Union Square, i manifestanti filopalestinesi lo hanno accusato di averli traditi.

Per Zohran Mamdani, il sindaco di New York, il terzo anniversario degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023 si è trasformato in una giornata di contestazioni arrivate da due direzioni opposte. La mattina i principali leader ebraici della città lo hanno accusato di aver usato la ricorrenza per attaccare Israele. La sera, a una veglia organizzata da attivisti israeliani per la pace a Union Square, a Manhattan, centinaia di manifestanti filopalestinesi lo hanno chiamato "traditore" e lo hanno accusato di essere complice del "genocidio" a Gaza.

Mamdani, 34 anni, è il primo sindaco musulmano di una città in cui il 12 per cento degli abitanti è ebreo e dove vive la comunità ebraica più grande del mondo fuori da Israele. È da sempre un critico duro del governo israeliano: ha fondato un gruppo di Students for Justice in Palestine quando era studente e la sua candidatura è stata spinta dai Democratic Socialists of America, un'organizzazione della sinistra americana apertamente antisionista. Proprio per questo, ha scritto il New York Times, è sembrato colpito in modo particolare dagli insulti arrivati dalla piazza filopalestinese.

La giornata è cominciata poco prima delle 9 del mattino (le 15 in Italia), quando il sindaco ha diffuso il suo messaggio per l'anniversario. Mamdani ha definito il 7 ottobre un giorno "profondamente doloroso per tanti newyorkesi" e ha ricordato "gli orribili crimini di guerra" di quel giorno, in cui Hamas uccise più di 1.100 israeliani e ne rapì altri 251. I morti di quel giorno furono in realtà circa 1.200. Poi il messaggio è passato a Gaza: "La sofferenza non è iniziata né finita quel giorno. È proseguita con il devastante e continuo genocidio del governo israeliano a Gaza, in cui ha ucciso più di 74.000 palestinesi, tra cui oltre 21.000 bambini". Secondo il ministero della Salute di Gaza, che non distingue tra civili e combattenti, i morti sono più di 73.000.

Nel testo il sindaco ha scritto anche che dopo il cosiddetto cessate il fuoco sono stati uccisi più di 1.400 palestinesi e che i newyorkesi piangono queste vittime "sapendo che le nostre tasse finanziano questi crimini di guerra". Ha chiesto di rifiutare un mondo in cui "l'occupazione e l'apartheid continuano" e in cui il governo federale resta complice "con ogni spedizione di armi". Delle 472 parole del messaggio, ne ha dedicate 49 agli attacchi di Hamas: il resto riguardava Gaza.

Le reazioni sono state immediate. Jonathan Greenblatt, amministratore delegato della Anti-Defamation League, la principale organizzazione americana contro l'antisemitismo, ha scritto su X che Mamdani non ha mai usato la parola "ebrei" e che ha sfruttato "un giorno dedicato al lutto per il peggior massacro di ebrei dall'Olocausto" per ripetere i suoi soliti argomenti antisionisti. L'AIPAC, la più influente lobby filoisraeliana degli Stati Uniti, ha definito il messaggio un "vergognoso fallimento morale". Il rabbino Ammiel Hirsch, presidente del New York Board of Rabbis, ha detto al New York Times che il testo era "moralmente perverso" e "come piantare un coltello nel dolore della comunità ebraica". Il rabbino Rick Jacobs, presidente dell'Union for Reform Judaism, il ramo riformato dell'ebraismo americano, ha aggiunto che trasformare l'anniversario in un atto d'accusa contro Israele "rende i newyorkesi ebrei meno sicuri".

Le critiche sono arrivate anche dal Partito Democratico. Il deputato democratico di New York Dan Goldman, che è ebreo, ha detto a Politico che il messaggio era "eclatante e offensivo" e che "ci sono 364 giorni all'anno" per parlare di Gaza, mentre questo doveva essere dedicato soltanto a quello che tutti considerano un orribile attacco terroristico. Secondo Goldman, il sindaco ha finito per dare la colpa agli israeliani dell'attacco che hanno subito. Mark Treyger, a capo del Jewish Community Relations Council, che riunisce le organizzazioni ebraiche della città, ha detto al New York Times che la gente si aspettava una leadership capace di "abbassare la temperatura" e che "oggi non è stato così".

La sera, Mamdani ha partecipato alla veglia a lume di candela organizzata da Israelis for Peace, un gruppo di israeliani pacifisti, pensata per ricordare sia le vittime del 7 ottobre sia quelle della guerra che è seguita, israeliane e palestinesi. Durante la cerimonia sono stati letti i nomi degli israeliani uccisi da Hamas e dei palestinesi uccisi a Gaza. Il sindaco aveva scelto questo appuntamento, frequentato da molti dei suoi alleati ebrei progressisti, dopo aver rifiutato l'invito del console generale di Israele a New York a vedere un filmato di 47 minuti con le immagini degli attacchi.

Poco prima del suo arrivo, verso le 19:30 (l'1:30 di notte in Italia), un corteo partito da una manifestazione davanti al municipio ha raggiunto Union Square e ha interrotto la veglia, che è dovuta proseguire dentro un cordone di polizia. I manifestanti, almeno il doppio dei partecipanti alla cerimonia, hanno suonato tamburi per coprire gli interventi e hanno scandito slogan a favore di Hamas e contro l'esercito israeliano. Quando si sono accorti di Mamdani, che è rimasto per tutta la cerimonia accanto al palco con una candela in mano, hanno cominciato a insultarlo. Lo hanno chiamato "codardo" e "venduto", lo hanno accusato di "genocidio" e gli hanno detto che non può più usare la sua identità di musulmano e di persona non bianca per ottenere consenso politico.

I manifestanti hanno chiesto al sindaco di fermare le fiere immobiliari che a New York vendono case negli insediamenti israeliani in Cisgiordania e di abolire il consiglio di amministrazione della City University of New York, l'università pubblica cittadina, i cui membri sono nominati in gran parte dal sindaco e dalla governatrice. Molti gli rimproveravano gli incontri con il presidente Trump e i tentativi di costruire rapporti con i leader ebraici della città. Lo accusavano anche di aver abbandonato le promesse fatte in campagna elettorale. Mamdani se n'è andato alle 20:50 (le 2:50 in Italia) senza parlare alla folla, scortato dalla sicurezza. Ha chiuso la giornata con un incontro privato con alcuni palestinesi newyorkesi in un ristorante palestinese dell'Upper West Side.

In un'intervista a NY1, una televisione locale, registrata prima della veglia, Mamdani aveva difeso la sua posizione. "Dobbiamo essere capaci di chiamare un'atrocità con il suo nome e di batterci per un futuro in cui tutti siano protetti, chiunque siano e da dovunque vengano", ha detto. Ha anche distinto le critiche a Israele dall'antisemitismo: "Non credo che ogni critica al governo israeliano o a un primo ministro sia antisemitismo. Quello che è inaccettabile in questa città sono gli atti di antisemitismo che continuiamo a vedere nei cinque distretti".

Da quando è in carica, Mamdani ha cercato di tenere insieme la sua base di sinistra e un elettorato più ampio. Si è spostato verso il centro sulla polizia e ha abbandonato alcune promesse incompatibili con il bilancio della città, ma su Israele è rimasto fermo. A luglio aveva diffuso un video in cui ammetteva di non avere il potere di arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, come aveva suggerito in campagna elettorale sulla base del mandato della Corte penale internazionale, ma lo definiva comunque un "criminale di guerra". Ad agosto, in un incontro al municipio, un gruppo di rabbini gli aveva chiesto di moderare i toni perché, secondo loro, alimentavano l'antisemitismo in città.

Nelle settimane successive il sindaco aveva effettivamente abbassato i toni. Durante la visita di Netanyahu all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, a settembre, ha evitato le proteste e si è limitato a un breve comunicato. Poco dopo il suo ufficio ha presentato la prima strategia municipale di New York contro l'antisemitismo, con decine di milioni di dollari per prevenire i crimini d'odio e finanziare centri culturali ebraici. Anche quel piano aveva scontentato tutti: alcuni leader ebraici avevano criticato l'assenza di riferimenti a Israele, mentre gli attivisti filopalestinesi avevano protestato perché parte dei fondi andava a un gruppo ebraico filoisraeliano.

Nello stesso giorno, a Washington, anche il leader dei democratici alla Camera Hakeem Jeffries ha chiesto un cambiamento "drastico" della politica americana in Medio Oriente, con l'impegno per la nascita di uno Stato palestinese e la fine delle violenze dei coloni in Cisgiordania, pur ribadendo il sostegno al diritto di Israele a esistere. Il presidente Trump ha invece scritto su Truth Social che gli Stati Uniti non dimenticheranno mai il 7 ottobre e che staranno "sempre contro le forze del terrore e del male". Mamdani dovrebbe rispondere alle domande sulla giornata in una conferenza stampa giovedì mattina insieme alla presidente del consiglio comunale Julie Menin, sostenitrice di Israele.

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