SpaceX ha smesso di vendere lanci con il Falcon 9 per le date successive al 2028. La notizia è stata rivelata il 21 settembre dal Wall Street Journal e ha messo in allarme gli operatori di satelliti di tutto il mondo, a partire da quelli europei: il Falcon 9 è il razzo che negli ultimi anni ha portato in orbita gran parte dei satelliti civili e militari occidentali e oggi non ha un sostituto pronto, né in Europa né negli Stati Uniti.
L'azienda di Elon Musk non ha commentato ufficialmente la decisione, che coincide con il debutto commerciale di Starship, il nuovo razzo super-pesante di SpaceX, iniziato il 28 settembre con un lancio di satelliti Starlink. Ad agosto Musk aveva spiegato su X che, una volta che Starship volerà in modo affidabile "diverse volte a settimana", avrà senso spostare su quel progetto le risorse di ingegneria e produzione dell'azienda, "il che significa ridurre gradualmente Falcon". Lo stop riguarda anche i voli condivisi, i cosiddetti rideshare, in cui un solo razzo porta in orbita decine di piccoli satelliti di clienti diversi: SpaceX non accetta più prenotazioni per le missioni Transporter e Bandwagon oltre la fine del 2028. Erano i voli su cui contavano le startup del settore, che potevano mandare in orbita un piccolo satellite standard a partire da circa 300.000 dollari.
Il peso del Falcon 9 si capisce dai numeri. Nel 2025 il razzo, in servizio dal 2010, ha volato 165 volte, quasi un lancio ogni due giorni, e ha rappresentato da solo circa metà di tutti i lanci orbitali del mondo. Di questi voli, 120 erano dedicati in tutto o in parte alla costellazione Starlink, la rete di satelliti per internet di SpaceX, ma restava comunque molto spazio per i clienti esterni. La frequenza dei lanci e la capacità di carico, oltre 20 tonnellate in orbita bassa, permettevano a SpaceX di offrire prezzi bassi e date certe: è così che si è creata una dipendenza globale dall'azienda di Musk.
La domanda di lanci intanto continua a crescere. Secondo le stime citate da Light Reading, testata specializzata nelle telecomunicazioni, nel mondo ci sono oltre 230 progetti di costellazioni in fase di sviluppo: escludendo quelli legati ai data center orbitali, prevedono circa 133.000 satelliti. Al ritmo di lancio del 2025, anno record con 5.000 satelliti messi in orbita, ci vorrebbero 27 anni per lanciarli tutti. Tra gli operatori esposti alla carenza di razzi ci sono Amazon Leo, la costellazione di Amazon concorrente di Starlink, l'americana AST SpaceMobile e il progetto canadese Telesat Lightspeed.
Per l'Europa il problema è più grave. Gli operatori europei si erano rivolti a SpaceX per compensare i ritardi di Ariane 6, il razzo europeo costruito da ArianeGroup, la società controllata da Airbus e Safran, entrato in servizio nel luglio 2024 con quattro anni di ritardo. Ariane 6 ha volato quattro volte nel 2025 e punta a nove o dieci lanci l'anno solo dal 2027. Ad agosto, durante i controlli a terra, è emersa un'anomalia a una turbopompa del motore che potrebbe ridurre i lanci del 2026 da otto a sei. Anche Vega-C, il razzo leggero dell'italiana Avio, ha volato quattro volte nel 2025 e punta a nove lanci l'anno.
Buona parte della capacità di Ariane 6 è inoltre già prenotata da Amazon. Al vertice internazionale sullo spazio organizzato da Emmanuel Macron a Parigi il 9 e 10 settembre, Amazon Leo ha ordinato altri sei lanci con la versione più potente del razzo europeo a partire dal 2029, portando il totale a 24 missioni entro il 2031. SpaceX non ha mandato nessuno al vertice e secondo Reuters anche le altre grandi aziende spaziali americane, tra cui Blue Origin, lo hanno disertato dopo le pressioni della Casa Bianca contro un'agenda guidata dagli europei.
Josef Aschbacher, direttore generale dell'Agenzia spaziale europea (ESA), aveva detto al Financial Times già il 9 agosto di aspettarsi "una carenza di lanciatori intorno al 2030", quando la domanda raggiungerà il picco per l'aumento della spesa dei governi europei in satelliti per le comunicazioni, la navigazione, l'osservazione della Terra e la difesa. Il 2 settembre ha aggiunto che per soddisfare i bisogni del 2030 "dobbiamo prendere una decisione piuttosto in fretta", in particolare sulle fabbriche. L'obiettivo è portare la produzione di Ariane 6 e di Vega-C a 15 razzi l'anno ciascuno. Se ne parlerà alla riunione ministeriale dell'ESA in programma a Roma il 15 dicembre, mentre ArianeGroup ha detto di aver cominciato a studiare come aumentare la cadenza.
In Europa ci sono una decina di progetti di nuovi razzi tra Francia, Germania e Spagna, ma è improbabile che arrivino tutti in tempo. Il più avanzato è quello della tedesca Isar Aerospace, il cui razzo Spectrum ha raggiunto l'orbita il 5 settembre partendo dalla base di Andøya, in Norvegia: è stato il primo lancio orbitale dall'Europa continentale. Spectrum però può portare in orbita al massimo una tonnellata, contro le oltre 20 del Falcon 9 e di Ariane 6 e le oltre 100 di Starship. Per sostituire il Falcon 9 ne servirebbero decine. Gli altri progetti europei non hanno ancora tentato il primo volo.
La fine del Falcon 9 preoccupa anche gli Stati Uniti, dove le startup dei razzi faticano a crescere e Blue Origin, l'azienda spaziale di Jeff Bezos, ha perso il suo razzo New Glenn in un'esplosione durante un test sulla rampa il 28 maggio. "Abbiamo migliaia di satelliti il cui lancio è previsto entro il 2030", ha detto al Wall Street Journal Robert Perez-Alemany, che si occupa di spazio per la Defense Innovation Unit, l'unità del Pentagono che lavora con le aziende tecnologiche, e "se la capacità non tiene il passo della domanda, più satelliti resteranno a terra". La Space Force, la forza armata americana dedicata allo spazio, ha detto di aver già prenotato oltre 50 future missioni per la sicurezza nazionale sul Falcon 9. Il razzo continuerà inoltre a portare astronauti e rifornimenti per la NASA, l'agenzia spaziale americana, alla Stazione spaziale internazionale, dove Starship non è in grado di agganciarsi.
La dipendenza dall'azienda di Musk, che il Pentagono ha appena scelto per guidare un progetto sulle guerre del futuro, è ormai un tema politico oltre che industriale. L'Europa ha già avviato l'European Launcher Challenge, il programma dell'ESA che finanzia lo sviluppo di razzi piccoli e medi di Isar, MaiaSpace, Orbex, PLD Space e Rocket Factory Augsburg, ma nessuno di questi può colmare da solo il vuoto lasciato dal Falcon 9 alla fine del decennio.
