La FCC mette sotto revisione le licenze ABC dopo lo scontro tra Trump e Jimmy Kimmel
L'ente che regola le telecomunicazioni ordina un riesame straordinario delle licenze del network. La decisione arriva il giorno dopo le richieste di Trump e Melania di licenziare il conduttore.
La Federal Communications Commission, l'autorità federale che regola le telecomunicazioni negli Stati Uniti, ha ordinato martedì 28 aprile una revisione di tutte le licenze delle stazioni televisive di proprietà di ABC, una mossa senza precedenti che colpisce un network il cui palinsesto ha più volte irritato il presidente Donald Trump. L'azione arriva nel pieno dello scontro tra la Casa Bianca e Jimmy Kimmel, conduttore del talk show notturno trasmesso dalla rete, dopo una battuta su Melania Trump che ha spinto il presidente e la first lady a chiederne il licenziamento.
L'agenzia ha motivato il provvedimento con un'indagine sulle politiche di diversità e inclusione di ABC, ma la tempistica coincide con la polemica innescata da un monologo del conduttore. Si tratta del primo passo concreto verso la possibile revoca delle licenze di una grande rete televisiva, una misura mai adottata prima nei confronti di un network nazionale. ABC possiede otto delle oltre 200 stazioni locali che trasmettono i suoi programmi negli Stati Uniti, comprese quelle di New York, Los Angeles e Philadelphia.
La revisione rappresenta un'escalation della pressione dell'amministrazione Trump sui media. Il presidente ha già fatto causa personalmente a diverse testate, mentre il Pentagono ha ridotto in modo netto l'accesso della stampa. Il presidente della FCC Brendan Carr, nominato da Trump, aveva ripetutamente minacciato azioni contro le emittenti, inclusa la revoca delle licenze.
The Walt Disney Company, casa madre di ABC, ha dichiarato di aver sempre rispettato le regole della FCC e di essere fiduciosa che la propria storia dimostri le qualifiche necessarie a mantenere le licenze ai sensi del Communications Act e del Primo Emendamento. Le licenze, che hanno durata di otto anni, non sarebbero scadute prima del 2028, con alcune in vigore fino al 2030 e al 2031. Una norma poco utilizzata consente però alla FCC di imporre alle stazioni di richiedere il rinnovo in qualsiasi momento. Disney ha ora 30 giorni per presentare la domanda. Se l'agenzia decidesse di negarla, l'azienda potrebbe difendersi in un'audizione, presumibilmente davanti a un giudice amministrativo o davanti agli stessi commissari, due repubblicani e una democratica, che sarebbe sufficiente una maggioranza semplice per decidere.
Gli esperti di diritto dei media giudicano la strada impervia. Andrew Jay Schwartzman, avvocato di lungo corso nel settore della regolamentazione mediatica, ha definito il caso tutto fumo e ha ricordato al New York Times quanto sia difficile per il governo togliere le licenze a una stazione, sottolineando che lo standard legale per negare un rinnovo è quasi insormontabile. Gigi Sohn, ex dirigente della FCC durante l'amministrazione Obama, ha dichiarato sempre al New York Times che si tratta di una delle azioni più estreme mai viste contro un'emittente per ragioni così pretestuose, leggendola come un messaggio agli altri network. Jameel Jaffer, direttore esecutivo del Knight First Amendment Institute della Columbia University, in una nota ha avvertito che se Trump ottenesse ciò che vuole resterebbero solo organizzazioni mediatiche allineate al governo, un esito a suo dire devastante per la democrazia e per il Primo Emendamento.
Il caso nasce da un monologo andato in onda giovedì scorso a Jimmy Kimmel Live!. Immaginando di presentare la cena dei corrispondenti della Casa Bianca, Kimmel si è rivolto a Melania Trump dicendo che aveva il "bagliore" di una "vedova in attesa". L'evento è stato poi cancellato sabato dopo che un uomo di 31 anni armato ha violato la sicurezza all'esterno della sala dell'hotel ed è stato accusato di tentato omicidio del presidente. Lunedì mattina Melania Trump ha criticato il conduttore sostenendo che non dovrebbe avere la possibilità di entrare ogni sera nelle case americane per diffondere odio. Poche ore dopo Trump, sui social, ne ha chiesto il licenziamento immediato. Lunedì sera Kimmel non si è scusato e ha definito la frase una battuta leggera sulla differenza d'età tra i coniugi presidenziali, negando ogni allusione a un attentato.
Non è il primo episodio. L'anno scorso ABC aveva sospeso temporaneamente Jimmy Kimmel Live! dopo che Carr aveva minacciato azioni contro la rete per una battuta sull'uomo accusato dell'omicidio dell'attivista ultraconservatore Charlie Kirk. La sospensione era diventata un caso sulla libertà di espressione e il programma era tornato in onda dopo sei giorni. Il senatore repubblicano del Texas Ted Cruz, a settembre, aveva definito le minacce di Carr di revocare le licenze Disney pericolose da matti, paragonando il presidente della FCC a un mafioso. A novembre Mark Fowler, ex presidente repubblicano della FCC sotto Ronald Reagan, insieme ad altri ex vertici dell'agenzia, aveva chiesto di eliminare la cosiddetta "news distortion policy", definita uno strumento che soffoca la libertà di parola. Carr ha respinto la petizione e martedì i firmatari si sono rivolti alla Corte d'appello per il Distretto di Columbia perché ne imponga la votazione.
La FCC ha avviato anche un'indagine sul programma ABC The View per le regole sulla parità di trattamento applicate alle apparizioni dei candidati politici. Il quotidiano francese Le Monde, che riprende un dispaccio dell'AFP, riporta inoltre il precedente di luglio 2025, quando il gruppo Skydance Media accettò modifiche editoriali alla rete CBS richieste dalla FCC per ottenere il via libera all'acquisizione di Paramount Global. Pochi giorni prima CBS aveva cancellato The Late Show di Stephen Colbert, che aveva definito una bella mazzetta i 16 milioni di dollari versati da Paramount Global per chiudere una causa intentata da Trump. Nel dicembre 2024 anche ABC aveva pagato 15 milioni di dollari per chiudere un altro contenzioso con il presidente.