Il Pentagono avvisa gli alleati europei: ritardi nelle forniture di armi dopo la guerra in Iran
Washington ha comunicato a Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia che le consegne di sistemi missilistici subiranno lunghi rinvii. Pesano le scorte ridotte e il timore di uno scontro con la Cina su Taiwan.
Il Pentagono ha avvertito alcuni Paesi alleati della NATO come Regno Unito, Polonia, Lituania ed Estonia che le previste forniture di armi statunitensi arriveranno con lunghi ritardi. La guerra contro l’Iran ha, infatti, consumato una parte rilevante delle scorte americane e Washington fatica a ricostituirle. Lo scrive il Financial Times, citando nove fonti a conoscenza del dossier. Due di loro aggiungono che sono in discussione anche rinvii delle spedizioni verso l’Asia.
A rischio forniture HIMARS e NASAMS
I ritardi riguardano in particolare la fornitura di munizioni per diversi sistemi missilistici, tra cui gli HIMARS, i sistemi lanciarazzi mobili prodotti da Lockheed Martin e già impiegati in Ucraina, e i NASAMS, sistemi terra-aria a medio raggio sviluppati da Raytheon e dalla norvegese Kongsberg.
Tra i partner che utilizzano i NASAMS figurano Taiwan, Ucraina, Spagna, Paesi Bassi, Australia e Qatar. Secondo Lockheed Martin, sono invece quattordici i Paesi che usano gli HIMARS, fra cui Ucraina, Taiwan, Ucraina, Polonia, Estonia ed Emirati Arabi Uniti.
A pesare è soprattutto la quantità di armamenti usata negli ultimi due mesi contro l’Iran. Per coprire le carenze, il Pentagono è stato già costretto a spostare armi da altre regioni, incluso l’Indo-Pacifico. Ma c’è anche un secondo timore: che le scorte restanti non bastino a scoraggiare Pechino dall’entrare in guerra per il controllo di Taiwan.
Lo scontro con l’Europa
I nuovi ritardi arrivano in un momento già di forte tensione transatlantica. Donald Trump ha più volte attaccato i Paesi alleati per non aver sostenuto a sufficienza la campagna americana contro l’Iran e ha minimizzato il problema delle scorte. Gli Stati Uniti, ha detto il presidente, hanno armi in tutto il mondo e possono attingervi se necessario. Diverse fonti precisano però che i rinvii ora annunciati non hanno intento punitivo, ma riflettono invece proprio la preoccupazione di Washington per le proprie riserve.
Tom Wright, ex funzionario dell’Amministrazione Biden ora alla Brookings Institution, ha detto al Financial Times che il Pentagono potrebbe trovarsi nella condizione di dover combattere una guerra lunga in Medio Oriente e, allo stesso tempo, rafforzare la deterrenza nell’Indo-Pacifico. In questo scenario, secondo Wright, Washington è sempre più disposta a sacrificare l’Europa. A questo punto i Paesi europei, ha aggiunto, devono ricostruire la propria base industriale della difesa alla massima velocità.
Le conseguenze più immediate ricadono però sull’Ucraina. Un alto funzionario ucraino ha riferito al Financial Times che le forniture americane verso Kyiv hanno iniziato a rallentare sempre di più dall’inizio della guerra in Iran. Il presidente Volodymyr Zelensky ha già denunciato il fatto che i ritardi hanno talvolta lasciato i lanciatori Patriot senza intercettori durante i recenti bombardamenti missilistici russi.
Le conseguenze per i Paesì asiatici
Anche gli alleati asiatici dovranno prepararsi a lunghi rinvii. Giappone e Corea del Sud dipendono fortemente per la propria difesa da diversi sistemi statunitensi, compresi gli intercettori Patriot. Christopher Johnstone, ex alto funzionario del Pentagono ora all’Asia Group, ha detto al Financial Times che gli alleati asiatici stanno ancora sottovalutando sia l’impatto delle carenze di forniture americane sia la loro durata.
Tokyo, ha spiegato Johnstone, era già profondamente frustrata per i ritardi nella consegna di sistemi già pagati, inclusi i missili cruise Tomahawk. La situazione che si sta creando spingerà ora Giappone, Corea del Sud e altri alleati a puntare necessariamente di più su soluzioni nazionali o non americane, anche quando le armi statunitensi restano chiaramente superiori.
Non è la prima volta, comunque, che Washington rinvia consegne ai suoi alleati asiatici. Nel 2024 l’Amministrazione Biden aveva sospeso le spedizioni di intercettori per Patriot e NASAMS ad altri Paesi per accelerare quelle all’Ucraina. L’allarme attuale è però considerato più grave per l’ampiezza del problema.
Proprio Taiwan, secondo il Financial Times, sarà destinataria di un pacchetto record di vendite di armi americane comprendente NASAMS e intercettori Patriot, con la sola componente NASAMS stimata in circa sei miliardi di dollari. Una mossa che, alla luce delle scorte sempre più sotto pressione, mette Washington davanti a una scelta scomoda: rifornire chi è già in guerra o armare chi teme di doverla combattere domani.