Il mercato del lavoro Usa tiene ad aprile: 115mila posti creati, oltre il doppio delle attese
Disoccupazione ferma al 4,3%. Crescono sanità, commercio e logistica, arretrano manifattura e finanza. Restano ancora da valutare gli effetti del conflitto con l'Iran sui prezzi del petrolio e le spese dei consumatori.
L'economia americana ha creato 115mila posti di lavoro ad aprile, oltre il doppio dei 55mila previsti dagli economisti interpellati dal Wall Street Journal. Il dato, diffuso venerdì mattina dal Dipartimento del Lavoro, mostra un mercato occupazionale ancora resistente nonostante il rincaro dei carburanti, i dazi e le restrizioni sull'immigrazione.
Il tasso di disoccupazione è rimasto fermo al 4,3%, un livello ancora storicamente contenuto. A marzo, l'economia statunitense aveva creato 185mila posti: il rallentamento è quindi evidente, ma non segnala per ora una rottura del mercato del lavoro.
L'economia USA tiene:
115 mila nuovi posti ad aprile
Più del doppio dei 55 mila previsti dagli economisti del Wall Street Journal. La disoccupazione resta al 4,3%, ma il rallentamento dai 185 mila di marzo è netto.
Un anno di assunzioni in altalena
La serie mostra il rallentamento estivo, lo shock di febbraio (sciopero in sanità) e il rimbalzo di marzo. Aprile conferma un mercato in fase di consolidamento.
* Dati di ottobre 2025 non raccolti per lo shutdown federale. La serie riflette il benchmark annuale di gennaio 2026, che ha tagliato la crescita 2025 di 403 mila posti rispetto alla pubblicazione originale.
La media degli ultimi 3 mesi è di circa 48 mila posti al mese, sotto la soglia che assorbe la crescita demografica. Tolti gli effetti dello sciopero in sanità di febbraio e del rimbalzo di marzo, il quadro è di un mercato in consolidamento, non in rottura.
Crescita concentrata in pochi settori
Sanità, trasporti e commercio guidano. Manifattura, servizi informatici e governo federale continuano a perdere posti.
Variazione netta dipendenti per settore selezionato, aprile 2026. Dati destagionalizzati.
Il governo federale ha perso 348 mila posti dal picco di ottobre 2024 (−11,5%). I servizi informatici sono in calo da novembre 2022: il settore ha bruciato 342 mila posti in tre anni e mezzo, in parte attribuiti dalle aziende all'intelligenza artificiale.
Un quadro che regge, ma sotto pressione
Dazi, restrizioni sull'immigrazione e il rincaro del petrolio dopo il conflitto con l'Iran ancora non si vedono nei numeri di aprile.
Assunzioni concentrate in pochi settori
La crescita si è concentrata in poche aree dell'economia. Le assunzioni sono aumentate soprattutto nella sanità, nel commercio al dettaglio, nel tempo libero e nell'ospitalità, nei trasporti e nel magazzinaggio. Hanno invece perso posti il settore della manifattura, i servizi informatici e le attività finanziarie.
Le aziende si muovono con cautela davanti ai cambiamenti delle politiche commerciali, migratorie e fiscali. Alcune attribuiscono i tagli al ricorso all'intelligenza artificiale, altre sostengono che l'IA stia soprattutto aumentando la produttività dei dipendenti già in organico. A sostenere il quadro resta la tenuta dei consumi: le assunzioni rallentano, ma anche i licenziamenti restano limitati, nonostante gli annunci di tagli da parte di alcune grandi imprese.
I dati diffusi nei giorni scorsi dal Dipartimento del Lavoro e da ADP indicano un mercato in fase di consolidamento, mentre le Borse vicine ai massimi storici continuano a rafforzare la fiducia dei vertici aziendali.
L'incognita petrolio dopo il conflitto con l'Iran
Resta però da misurare l'impatto del conflitto con l'Iran. Il rincaro del petrolio americano, già pesante per le famiglie a basso reddito, potrebbe ridurre gradualmente la spesa per viaggi e servizi, frenando le assunzioni nel commercio, nel turismo e nel tempo libero. Le compagnie aeree sono tra i settori più esposti.
Nel rapporto mensile, però, questi effetti non si vedono ancora. Le imprese pianificano le assunzioni con mesi di anticipo e i cambiamenti nella domanda arrivano sul mercato del lavoro con ritardo. Per questo i dati di aprile fotografano un'economia in rallentamento, ma ancora capace di reggere.