Il Dem Fetterman si difende: "Non sono cambiato io, è cambiato il mio partito"
Il senatore della Pennsylvania rivendica il voto con i repubblicani su immigrazione e shutdown e accusa la sinistra di rincorrere le frange più radicali della base elettorale.
John Fetterman, senatore democratico della Pennsylvania, ha firmato un editoriale sul Washington Post per rispondere alle critiche che gli arrivano da una parte crescente del suo stesso partito. Il titolo scelto è già una difesa: non è lui ad aver cambiato idea, sono i democratici ad aver spostato l'asticella.
Fetterman è una figura particolare nel panorama politico americano. Eletto al Senato nel 2022 dopo una campagna segnata da un ictus che lo aveva colpito durante le primarie, era stato a lungo considerato un esponente della sinistra progressista, vicino a Bernie Sanders. Negli ultimi anni si è però allontanato dalle posizioni più dure del partito, soprattutto sul conflitto a Gaza, sull'immigrazione e sui rapporti con l'amministrazione del presidente Donald Trump. La sua carriera politica era cominciata come sindaco di Braddock, una piccola città siderurgica della Pennsylvania, una delle più povere dello Stato, dove come ricorda lui stesso "il 90 per cento della popolazione se n'era andata. Era una comunità dimenticata". Vinse quella prima elezione per un solo voto.
Nell'editoriale, il senatore traccia un bilancio delle sue posizioni più controverse. Sull'immigrazione rivendica di aver votato nel 2024 una legge per controllare i flussi al confine e di essere stato il primo democratico a sostenere il Laken Riley Act. "Credo fortemente che chi arriva qui illegalmente e commette un crimine violento debba essere espulso. Punto", scrive. Ricorda anche di aver firmato proposte per fermare il traffico di fentanyl.
Sul tema degli shutdown del governo federale, Fetterman difende le sue scelte di voto contro la linea del partito. "Ho votato costantemente per porre fine agli shutdown del governo, uno dopo l'altro, perché i nostri agenti della Transportation Security Administration, la nostra sicurezza interna, i nostri aeroporti e gli americani comuni stavano soffrendo e non avrebbero mai dovuto essere tenuti in ostaggio". E aggiunge: "Non ho provato alcun piacere a votare contro il mio partito. Mentre la base mi prendeva di mira per aver messo il Paese al primo posto, l'esigenza di tenere le luci accese pesava più dei giochi di parte".
Il passaggio più netto riguarda Israele e l'Iran. Il senatore ricorda che fino a poco tempo fa era considerato normale, tra i democratici, sostenere Israele contro le minacce alla sua sicurezza. "Sono rimasto impegnato a sostenere pienamente l'eliminazione di questi terroristi e dei loro leader", scrive riferendosi a Hamas e Hezbollah, che definisce sostenuti dall'Iran. Ricorda inoltre che i recenti candidati democratici alla presidenza avevano identificato Teheran come una minaccia globale che non doveva ottenere armi nucleari. "Apprezzo che questa amministrazione abbia agito sulla minaccia rappresentata dall'Iran e dai suoi alleati", aggiunge, riconoscendo quindi un merito al governo Trump.
Fetterman descrive anche le conseguenze personali di queste posizioni. Racconta che numerosi manifestanti lo hanno seguito a Washington o si sono presentati davanti alla sua casa di Braddock per dargli del traditore. Il motivo, sostiene, sono voti di coscienza che fino a poco tempo fa non sarebbero stati considerati strani: il sostegno a Israele e alla comunità ebraica globale, il no agli shutdown, la sicurezza ai confini.
Per smentire l'accusa di essersi spostato a destra, il senatore elenca le sue posizioni progressiste rimaste invariate. "Resto fortemente a favore del diritto all'aborto, della cannabis, dei diritti LGBT, del programma SNAP di assistenza alimentare, dei lavoratori e perfino della bistecca rib-eye contro la sbobba bio".
Una parte consistente dell'editoriale è dedicata agli accordi bipartisan che il senatore è riuscito a chiudere. Con il segretario ai Trasporti Sean Duffy ha sbloccato un miliardo di dollari di fondi federali per progetti infrastrutturali in Pennsylvania. Con il collega repubblicano Dave McCormick, anch'egli senatore della Pennsylvania, ha portato nello Stato centinaia di milioni di dollari, tra cui 600 milioni per ricostruire il Delaware River Bridge e migliorare la Pennsylvania Turnpike. Con il senatore repubblicano Jim Justice, della West Virginia, ha presentato l'Hot Rotisserie Chicken Act, una proposta per consentire ai beneficiari del programma di assistenza alimentare SNAP di acquistare polli arrosto caldi. Con la senatrice Katie Boyd Britt, repubblicana dell'Alabama, ha lavorato a una legge per proteggere la salute mentale dei minori sui social. Con la senatrice repubblicana Cynthia Lummis, del Wyoming, ha proposto di estendere a livello nazionale il Whole-Home Repairs Program della Pennsylvania, un programma di aiuti per le ristorazioni domestiche.
La conclusione di Fetterman è una sintesi della sua posizione politica attuale. "Il mio partito non può essere semplicemente il contrario di qualunque cosa dica il presidente Donald Trump. Il presidente potrebbe pronunciarsi a favore del gelato e delle domeniche pigre, e il mio partito li odierebbe all'improvviso. Questi attacchi a raffica e senza scopo sono improduttivi". E rivendica la sua identità: "Sarei un pessimo repubblicano, dato che continuo a votare in larga parte con i democratici". Pur ammettendo di sentirsi sempre più solo nel suo modo di interpretare il ruolo di senatore, ribadisce di non avere intenzione di lasciare il partito.