A due settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, i politici che pensano di candidarsi alla presidenza nel 2028 stanno girando gli Stati Uniti per sostenere i candidati del proprio partito alla Camera, al Senato e ai governi statali. Nessuno ha ancora annunciato ufficialmente una candidatura, ma diversi hanno detto in pubblico di valutarla. Tra i democratici ci sono l'ex vicepresidente Kamala Harris e la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez. Tra i repubblicani il vicepresidente JD Vance è considerato il favorito, ma i senatori Ted Cruz del Texas e John Kennedy della Louisiana non escludono di entrare in corsa.
Secondo una ricostruzione del Washington Post, se i precedenti valgono ancora, le candidature arriveranno probabilmente nella prima metà del 2027. Qualcuno potrebbe muoversi prima, perché una campagna presidenziale richiede mesi di preparazione e molti fondi. Fare campagna per i candidati alle midterm serve proprio a questo: permette di rafforzare il proprio sostegno dentro il partito e di costruire una rete di donatori.
A rendere più interessanti questi spostamenti c'è il nuovo calendario delle primarie democratiche. Il partito ha cambiato l'elenco degli Stati che votano per primi, che sono ora sei e tra cui ci sono Michigan, New Hampshire e Georgia. Chi si fa vedere spesso in questi Stati durante le midterm si costruisce un vantaggio per la corsa del 2028. Tra i repubblicani resta invece la tradizione: le primarie si apriranno ancora con i caucus dell'Iowa, cioè le assemblee in cui gli iscritti al partito si riuniscono per scegliere il proprio candidato. Quest'anno l'Iowa è anche uno degli Stati più contesi delle midterm, con sfide aperte per il governatore, il Senato e la Camera. Lo hanno già visitato sia Vance che Cruz.
Il Michigan è il caso più evidente. Qui il democratico Abdul El-Sayed sfida l'ex deputato repubblicano Mike Rogers per un seggio al Senato, in una delle corse più seguite dell'anno. Ocasio-Cortez, che appartiene come El-Sayed all'ala progressista del partito, ha iniziato giovedì a fare campagna con lui e ha donato un milione di dollari a un fondo dedicato alla sua elezione, come aveva rivelato il New York Times. Ocasio-Cortez è candidata alla rielezione alla Camera e ha detto al New York Times che deciderà del suo futuro politico dopo le midterm. Nelle ultime settimane ha girato anche lo Stato di New York per portare al voto gli elettori democratici.
Harris era stata con El-Sayed a Detroit già il mese scorso, nella prima delle sue apparizioni di rilievo. Da qui al 3 novembre andrà in Mississippi e Wisconsin e in due degli Stati che votano per primi alle primarie, New Hampshire e Georgia. Il suo staff presenta questi viaggi come la prova che resta una delle figure più richieste dal partito, ma alcuni democratici si chiedono se non sarebbe meglio puntare su qualcuno che non abbia già perso contro Donald Trump. Harris ha ripetuto più volte di non aver ancora deciso se candidarsi.
L'ex segretario ai Trasporti Pete Buttigieg ha detto di essere "più propenso a farlo che a non farlo" ed è tra i democratici più richiesti in campagna elettorale. Da gennaio ha visitato più di 20 Stati e ha in programma tappe in North Carolina, Virginia e Mississippi. Vive in Michigan e fa spesso campagna lì. L'anno scorso aveva rinunciato a candidarsi proprio al seggio del Senato per cui ora corre El-Sayed, una scelta che aveva alimentato le voci su un suo progetto per il 2028.
Il governatore della California Gavin Newsom, uno dei critici più duri del presidente, ha passato il fine settimana in New Hampshire con il candidato democratico al Senato Chris Pappas. Poi tornerà a fare campagna nei cinque collegi della California ridisegnati l'anno scorso. Newsom aveva spinto per creare quei nuovi seggi favorevoli ai democratici per rispondere ai repubblicani, che avevano ridisegnato i collegi in diversi Stati a proprio vantaggio. Il mese scorso ha detto che non si candiderà alla presidenza se lo farà Harris.
Il governatore della Pennsylvania Josh Shapiro è invece concentrato sul proprio Stato e resterà lì fino al voto. È nettamente favorito per la rielezione contro la tesoriera dello Stato, la repubblicana Stacy Garrity. Venerdì ha lanciato il New Path PAC, un comitato politico per raccogliere e spendere fondi a sostegno dei candidati democratici in Pennsylvania, che molti leggono come un primo passo verso una candidatura presidenziale. Shapiro ha detto di voler essere "parte di quella conversazione" e non si è impegnato a completare un secondo mandato da governatore. I democratici della Pennsylvania sperano di mantenere la maggioranza nella Camera statale e di conquistare il Senato statale: con la rielezione di Shapiro controllerebbero governo e parlamento dello Stato.
Anche il governatore del Maryland Wes Moore è candidato alla rielezione e resterà nel suo Stato fino al voto. Ha detto di non essere interessato alla presidenza, ma non si è impegnato a finire un secondo mandato. A luglio era andato in South Carolina per sostenere una campagna del partito democratico locale per aumentare l'affluenza.
Andy Beshear, governatore del Kentucky al secondo mandato che per legge non può ricandidarsi, ha fatto campagna in una decina di Stati, tra cui quattro dei sei che votano per primi alle primarie democratiche. Questo mese ha chiuso un tour di presentazione del suo libro in 13 tappe, durante il quale ha lasciato intendere che potrebbe candidarsi.
Il senatore della Georgia Jon Ossoff ha invece ripetuto che non correrà nel 2028. Durante un dibattito di martedì ha detto che, se sarà rieletto, resterà in carica per tutti i sei anni del mandato e di avere "zero interesse a candidarsi alla presidenza". Ossoff continua comunque a essere citato tra i possibili candidati, perché è un democratico che vince in uno Stato in bilico. In passato altri politici, tra cui Barack Obama, avevano promesso di completare il mandato e poi avevano cambiato idea.
Tra i repubblicani Vance, considerato da molti nel partito l'erede naturale di Trump, sta girando il paese per mobilitare la base, mentre cresce il timore che il partito possa perdere entrambe le camere del Congresso. Giovedì ha tenuto un comizio in Michigan e nelle ultime settimane è stato in Iowa, Texas, Florida, Ohio e Alaska.
Cruz, che si era già candidato alla presidenza nel 2016, ha detto di voler essere parte della discussione sul 2028. È stato tre volte in Iowa quest'anno, è sempre più presente nei podcast e in televisione e sta promuovendo il suo ultimo libro, una biografia del giudice della Corte Suprema Clarence Thomas. Questo mese Vance ha detto a NBC News che "è davvero evidente che in questo momento Ted Cruz è candidato alla presidenza", mentre lui no, perché sta "cercando di aiutare a eleggere i repubblicani". Pochi giorni dopo Cruz ha risposto a Politico che Vance si sente "insicuro" e che lui resta concentrato sulle midterm.
Kennedy ha fatto campagna per i repubblicani in Iowa, Ohio, Texas, Alaska, Kansas e Michigan. Potrebbe tornare in Texas e Alaska prima del voto. Il suo mandato al Senato scade nel 2029 e ha detto di volersi ricandidare, ma ha anche spiegato a NBC News che valuterebbe la corsa alla Casa Bianca se non si sentisse più utile al Congresso o se a contendersi la nomination repubblicana fossero candidati che considera inadeguati.
Una parte del partito spera che si candidi il segretario di Stato Marco Rubio, che però ha detto che sosterrebbe Vance se il vicepresidente decidesse di correre. Rubio non ha fatto campagna per le midterm: secondo il dipartimento di Stato, le regole interne vietano ai membri del governo confermati dal Senato di partecipare alla campagna elettorale, per evitare di dare un'immagine di parzialità nella politica estera. Il senatore del Kentucky Rand Paul, candidato alla presidenza nel 2016, dice da mesi di valutare una nuova corsa e deciderà dopo le midterm. Paul non ha fatto campagna e ha previsto risultati "disastrosi" per i repubblicani a causa della guerra con l'Iran e dell'aumento dei prezzi che ne è seguito.
