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I Dem vincono grazie ai candidati moderati, non a quelli di sinistra
James Talarico, X, 2026
Elezioni 38 min di lettura

I Dem vincono grazie ai candidati moderati, non a quelli di sinistra

Da Talarico in Texas a Osborn in Nebraska, i candidati moderati e gli indipendenti stanno rendendo contendibili gli stati conservatori per Senato, Camera e governatori.

Se i democratici conquisteranno la maggioranza alle midterm di novembre, il merito sarà soprattutto di veterani, pastori, ex repubblicani e candidati indipendenti che corrono negli stati conservatori. È la tesi di un'analisi del commentatore John Avlon pubblicata su Rolling Stone. Secondo Avlon, mentre l'attenzione dei media si è concentrata sui socialisti democratici che hanno vinto le primarie nelle grandi città progressiste, i candidati più importanti del ciclo elettorale sono quelli che parlano a elettori lontani dalla base del partito e che stanno rendendo contendibili seggi considerati sicuri per i repubblicani.

Il Senato è il caso più evidente, perché un anno fa una maggioranza democratica sembrava impensabile. L'occasione migliore è in North Carolina, dove l'ex governatore Roy Cooper corre per un seggio lasciato libero ed è avanti di quasi otto punti nella media dei sondaggi di RealClearPolitics. La sua campagna è tutta concentrata sul costo della vita. In Alaska l'ex deputata Mary Peltola è arrivata prima alle primarie, davanti al senatore repubblicano Dan Sullivan. Lo stato usa un sistema particolare: tutti i candidati partecipano a un'unica primaria aperta e i primi quattro, di qualunque partito, passano all'elezione generale. Peltola si presenta come una moderata sul modello della repubblicana indipendente Lisa Murkowski e i sondaggi danno la sfida in perfetta parità.

In Texas il candidato democratico è James Talarico, deputato statale e seminarista presbiteriano, che sfida il procuratore generale Ken Paxton, messo sotto impeachment dalla Camera del Texas controllata dal suo stesso partito. Talarico lo definisce "il politico più corrotto d'America" e rappresenta una sinistra religiosa emergente, in cui la fede orienta la politica. Sei sondaggi di settembre lo danno in vantaggio su Paxton con un margine tra uno e sei punti.

Midterm 2026
Veterani, pastori ed ex repubblicani riaprono ai democratici gli Stati di Trump
Secondo John Avlon, su Rolling Stone, la maggioranza democratica non passa dalle grandi città progressiste ma dagli Stati conservatori, dove corrono candidati lontani dalla base del partito. Il modello di FocusAmerica mostra quanto terreno hanno recuperato rispetto al voto per Trump del 2024.
Senato, nove sfide in Stati vinti da Trump
15,9punti
Di tanto si sposta in media lo scarto a favore di chi sfida il candidato repubblicano, rispetto al voto per Trump del 2024.
Tocca uno Stato sulla mappa o nella fila qui sopra per vedere chi corre e che cosa prevede il modello.
Quante volte i democratici conquistano la maggioranza nelle 50.000 simulazioni del modello FocusAmerica
Senato75su 100
Camera93su 100
Al Senato gli sfidanti recuperano fino a 23 punti sul voto per Trump
Per ogni Stato, lo scarto alle presidenziali del 2024 e quello previsto oggi dal modello. A destra, di quanti punti si è spostata la sfida.
Il punto
In cinque Stati vinti da Trump lo sfidante è oggi favorito: North Carolina, Ohio, Texas, Alaska e Iowa. In Kansas e Nebraska la sfida è un testa a testa. Gli spostamenti più ampi sono quelli dei due indipendenti, Brian Bengs in South Dakota e Dan Osborn in Nebraska, che partivano da più lontano.
Per i governatori si aprono Stati che i democratici non vincono da decenni
Scarto alle presidenziali del 2024 e scarto previsto oggi dal modello nelle quattro sfide citate da Avlon.
Il punto
In Iowa Rob Sand vince 93 volte su 100 nelle simulazioni e in Ohio Amy Acton 71: sarebbero i primi governatori democratici eletti in questi Stati dal 2006. In Florida David Jolly, ex deputato repubblicano, è a meno di due punti da Byron Donalds.
Alla Camera, nei collegi in bilico, corrono ex militari ed ex repubblicane
93su 100
Le simulazioni del modello in cui i democratici conquistano la Camera, che si decide nei collegi contesi come questi sei.
Il punto
Le sei candidate citate da Avlon corrono tutte in collegi oggi in mano ai repubblicani. Quattro hanno un passato militare e tre hanno lasciato il Partito repubblicano.
Gli indipendenti sono il gruppo più numeroso del Paese e bocciano Trump
25%
Gli indipendenti che approvano l’operato di Trump secondo Economist/YouGov, a maggio. Quasi due su tre lo bocciano.
Il punto
Il 44% degli americani si definisce indipendente, più di quanti si dicono democratici o repubblicani. Contando chi pende verso un partito, i democratici sono avanti 49 a 39: il vantaggio più ampio registrato da Gallup dal 2015.
Fonte: modello FocusAmerica per le midterm 2026, aggiornamento del 26 settembre 2026; Gallup, secondo trimestre 2026; Economist/YouGov, maggio 2026; John Avlon, Rolling Stone. Gli scarti delle presidenziali 2024 sono calcolati sui voti ai due candidati principali, come nel modello.
In Nebraska il modello conta Dan Osborn come voto democratico ai fini della maggioranza, anche se Osborn non ha detto con chi si schiererà. Il sondaggio sul Montana senza la candidatura democratica è di GQR, commissionato da un’organizzazione vicina a Bodnar.

In Kansas un altro religioso, Adam Hamilton, pastore della più grande congregazione metodista del paese, è avanti di due punti sul senatore repubblicano Roger Marshall, 45 per cento a 43, in un sondaggio Emerson di questa settimana. Il Kansas non elegge un senatore democratico dal 1932 (quasi un secolo fa). Anche l'Ohio è in bilico: l'ex senatore Sherrod Brown, populista di centrosinistra molto legato al tema del lavoro, è in vantaggio sul repubblicano John Husted, che ha preso il posto lasciato libero da JD Vance.

Nelle praterie e negli stati delle Montagne Rocciose tre candidati indipendenti, tutti veterani e tutti impegnati a non aderire a nessuno dei due gruppi parlamentari, provano a sfruttare l'insofferenza verso i partiti. In Nebraska Dan Osborn, meccanico, veterano della Marina ed ex sindacalista, ci riprova contro il senatore Pete Ricketts dopo aver perso di meno di dieci punti contro Deb Fischer nel 2024. I democratici non hanno presentato un loro candidato e un sondaggio SurveyUSA lo dà avanti 46 a 42. In Montana l'ex berretto verde ed ex presidente dell'Università del Montana Seth Bodnar batte il repubblicano Kurt Alme 50 a 44 in un confronto diretto, ma sulla scheda c'è anche un candidato democratico e quando il voto contrario a Trump si divide Alme torna in vantaggio. Avlon chiede esplicitamente al democratico di ritirarsi. In South Dakota l'ex tenente colonnello dell'aeronautica Brian Bengs sfida il senatore Mike Rounds con l'idea che un gruppo di indipendenti possa diventare l'ago della bilancia di un Senato senza maggioranza.

Lo stesso profilo si ritrova nei collegi in bilico della Camera, dove i democratici hanno le maggiori possibilità di conquistare la maggioranza. Molte candidate sono donne con un passato militare. Nel settimo distretto del New Jersey Rebecca Bennett, ex repubblicana ed ex pilota di elicotteri della Marina, sfida il deputato Tom Kean Jr., rimasto assente per mesi e che poi ha spiegato di essere stato in cura per la depressione. Nel diciassettesimo distretto di New York Cait Conley, diplomata a West Point e ufficiale dell'esercito per sedici anni, sfida Mike Lawler.

In Arizona JoAnna Mendoza, ex marine con vent'anni di servizio, affronta Juan Ciscomani. In South Carolina Nancy Lacore, ex repubblicana e viceammiraglio in congedo della riserva della Marina, corre per il seggio lasciato da Nancy Mace ed è a un punto dal suo avversario. In Pennsylvania l'ex giornalista televisiva Janelle Stelson, anche lei ex repubblicana, ritenta contro il deputato vicino al movimento MAGA Scott Perry dopo la sfida combattuta del 2024.

In Wisconsin Rebecca Cooke è al terzo tentativo nel terzo distretto e ripete che a Washington servono persone "nel mezzo" disposte a collaborare con l'altro partito.

La tendenza riguarda anche le elezioni per i governatori. In Iowa il revisore dei conti statale Rob Sand è avanti con ampio margine e sarebbe il primo democratico eletto governatore in vent'anni. I suoi cartelli promettono un Iowa "migliore e più vero, non più rosso o più blu" e ha definito i due partiti "due club privati" che non risolvono i problemi. Secondo Avlon la sua forza sta rendendo contendibile anche il seggio del Senato, dove il deputato statale centrista Josh Turek sfida la deputata repubblicana Ashley Hinson. In Florida il candidato democratico è David Jolly, ex deputato repubblicano, e i sondaggi lo danno alla pari con Byron Donalds, in uno stato che non elegge un governatore democratico dal 1994.

In Alabama l'ex senatore Doug Jones, che vinse a sorpresa nel 2017, sfida il senatore Tommy Tuberville, contestato per la sua residenza e per i suoi investimenti nel settore dei data center. In Ohio l'ex direttrice della sanità statale durante il Covid Amy Acton, che aveva lavorato nell'amministrazione del repubblicano Mike DeWine, è avanti 48 a 45 su Vivek Ramaswamy e ha promesso di nominare dei repubblicani nella sua giunta.

Il clima nazionale favorisce i democratici. L'approvazione del presidente tra gli indipendenti è scesa al 25 per cento in un sondaggio Economist/YouGov di quest'estate e oggi gli indipendenti preferiscono i candidati democratici alla Camera con un rapporto di due a uno, secondo la stessa YouGov. Secondo Gallup il 44 per cento degli americani si definisce indipendente, contro il 31 per cento di democratici e il 25 per cento di repubblicani. In dieci stati gli elettori registrati come indipendenti superano quelli di entrambi i partiti. È un fenomeno che si lega alla crescente ostilità degli americani verso entrambi i partiti.

Per Avlon però i democratici sbaglierebbero a considerare questi vantaggi come una ripresa definitiva della propria immagine. Metà degli americani ritiene che il partito sia troppo a sinistra, secondo un sondaggio della Marquette Law School, e diverse analisi mostrano che la maggioranza pensa che i democratici diano troppo peso ai temi sociali progressisti e troppo poco all'economia e alla sicurezza. I candidati descritti da Avlon uniscono gli attacchi alla corruzione dell'amministrazione Trump a un messaggio centrato sulla classe media e sul superamento della polarizzazione. Secondo l'autore sono loro a poter vincere dove i democratici perdono da anni, a differenza dei socialisti democratici, e a indicare la strada per costruire una maggioranza più ampia e duratura in vista delle presidenziali del 2028.

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