I democratici sono convinti che il presidente Donald Trump abbia commesso reati da impeachment, ma non sono d'accordo su cosa fare se conquisteranno la Camera alle midterm del 3 novembre. Secondo una ricostruzione di Axios, la decisione che il partito prenderà nel 2027 su un nuovo impeachment potrebbe pesare molto sulla corsa per la Casa Bianca del 2028.
L'impeachment si svolge in due fasi. La Camera vota la messa in stato d'accusa del presidente a maggioranza, poi il Senato lo processa e per rimuoverlo dall'incarico servono i due terzi dei voti. Una Camera controllata dai democratici potrebbe quindi approvare l'impeachment senza difficoltà. Trump però ha già superato due impeachment durante il primo mandato, un record, e molti dirigenti democratici ricordano che una condanna richiederebbe un voto bipartisan in un Senato che dovrebbe uscire dalle elezioni diviso quasi a metà.
Il deputato del Maryland Jamie Raskin, che nel 2021 guidò il secondo impeachment di Trump dopo l'assalto al Congresso del 6 gennaio, ha detto che il presidente ha "già commesso numerosi reati da impeachment" nel secondo mandato, tra cui l'usurpazione dei poteri del Congresso. Raskin è un professore di diritto e dovrebbe diventare presidente della commissione Giustizia della Camera, quella che si occupa delle procedure di impeachment. Secondo lui i vertici del partito sono "molto lucidi" su cosa significhi la soglia dei due terzi al Senato: "Se possibile, Donald Trump ha stretto ancora di più il controllo sul Partito Repubblicano dall'ultima volta. Si è liberato dei senatori che considerava non abbastanza leali e servili".
Raskin distingue tra la questione legale e quella politica. Stabilire se il presidente violi la Costituzione quando entra in guerra senza il consenso del Congresso, quando impone dazi al di fuori della legge o quando "abusa del suo incarico con una corruzione su una scala senza precedenti" è per lui più semplice che decidere se un altro impeachment abbia senso "dal punto di vista del diritto, della politica e delle politiche pubbliche". "Non è un'ossessione per noi", ha detto. "D'altra parte, non è di certo un tabù". Per Raskin l'impeachment è "per definizione una questione in cui diritto e politica si intrecciano": per questo è la Camera a mettere sotto accusa il presidente ed è il Senato a processarlo, non la Corte Suprema.
Altri democratici sono contrari a una campagna per l'impeachment. L'ex sindaco di Chicago Rahm Emanuel, possibile candidato alle presidenziali, ha detto domenica scorsa a Meet the Press, il programma politico della NBC, di essere favorevole alle indagini ma non all'impeachment, "perché non porterà da nessuna parte e diventerà una rissa". La senatrice dell'Illinois Tammy Duckworth è stata più netta: "Non mettete sotto accusa nessuno. Torniamo a lavorare".
L'ala progressista del partito parla invece già di impeachment. A marzo la deputata di New York Alexandria Ocasio-Cortez aveva detto al sito Floridian di sostenerlo "su basi molto oggettive: se si rispetta la legge oppure no". Anche il deputato californiano Ro Khanna, che come lei pensa di candidarsi alla Casa Bianca, è favorevole. A NBC News ha respinto l'idea che un impeachment possa distrarre i democratici dal loro programma: "I democratici possono fare l'impeachment per difendere i valori costituzionali e allo stesso tempo avere un'agenda per i primi cento giorni che affronti il costo della vita".
Il senatore della Georgia Jon Ossoff, anche lui possibile candidato nel 2028, ha cambiato idea. Nell'aprile del 2025 aveva detto di sostenere "con forza" l'impeachment del presidente e che non c'era "alcun dubbio" che avesse commesso reati da impeachment. Quest'estate non si è più detto convinto.
I democratici sanno di dover scegliere tra chiedere conto a Trump del suo operato e mantenere le promesse fatte in campagna elettorale: annullare i tagli a Medicaid, il programma pubblico di assistenza sanitaria per chi ha redditi bassi, e rafforzare l'Affordable Care Act, la riforma sanitaria di Barack Obama. Intanto hanno già preparato una serie di leggi per limitare i poteri dei presidenti dopo Trump.
Il presidente nega ogni illecito e si prepara già al terzo impeachment. Mercoledì ha detto ai giornalisti di non essere "mai stato preoccupato" dei primi due. "Posso fare tutto quello che voglio, se voglio", ha detto, definendo gli impeachment e i processi penali che sono seguiti "cose molto illegali". Ha poi aggiunto di considerare la presidenza "una posizione molto sacra", che "deve essere trattata nel modo giusto".
Secondo un suo consigliere, in fondo Trump potrebbe perfino accogliere con favore un impeachment, "perché nel caos e quando viene perseguitato si trova nel suo elemento". Un amico di lunga data ha previsto che, se i democratici vinceranno e avvieranno le indagini, il presidente diventerà ancora più provocatorio: "I democratici non riusciranno a resistere all'impeachment e lui non riuscirà a resistere alla tentazione di sfidarli a farlo". Alla Casa Bianca, ha detto un alto funzionario, sono convinti che un impeachment "dimostrerebbe soltanto che i democratici pensano solo a colpire Trump e che tutta questa storia del carovita è una bufala".
Alcuni repubblicani hanno fatto capire che, se manterranno il controllo del Senato, potrebbero evitare il processo votando semplicemente l'archiviazione delle accuse. Lo fecero i democratici nel 2024, dopo che la Camera aveva messo in stato d'accusa Alejandro Mayorkas, il ministro della Sicurezza interna di Joe Biden. All'epoca i leader repubblicani del Senato avvertirono i democratici che stavano creando un precedente che non sarebbe piaciuto loro quando il Senato sarebbe tornato ai repubblicani.
Il vicepresidente JD Vance dovrebbe preparare la sua candidatura alla presidenza proprio nei due anni in cui i democratici discuteranno di impeachment. "Niente piace a JD più che difendere il presidente", ha detto un funzionario dell'amministrazione. "Altre azioni giudiziarie contro il presidente uniranno ancora di più i repubblicani. Se i democratici vogliono che JD diventi presidente, per favore, mettano sotto accusa Trump".
