Harris valuta la corsa del 2028 ma il Partito Democratico frena
Secondo un'inchiesta di Vanity Fair basata su oltre due decine di fonti, l'ex vicepresidente sta seriamente considerando una nuova candidatura, ma operatori e donatori del partito sono contrari.
Kamala Harris sta valutando seriamente una nuova corsa alla Casa Bianca nel 2028, ma la prospettiva genera preoccupazione tra operatori politici, ex collaboratori e grandi donatori del partito democratico. È quanto emerge da un'inchiesta pubblicata da Vanity Fair, che ha raccolto le testimonianze di oltre due decine di persone vicine all'ex vicepresidente, tra ex membri dello staff della Casa Bianca, consulenti politici, parlamentari e finanziatori.
L'ex vicepresidente, che ha perso contro Donald Trump nelle elezioni del 2024 al termine di una campagna durata appena 107 giorni, non ha ancora preso una decisione definitiva. A domanda dal reverendo Al Sharpton durante la convenzione annuale del National Action Network, Harris ha risposto: "Ascoltate, potrei, potrei. Ci sto pensando". Ha poi aggiunto di aver servito per quattro anni a un battito di cuore dalla presidenza, di conoscere il lavoro e i suoi requisiti, e di essere convinta che lo status quo non funzioni più: "Non vogliono procedure, vogliono progresso".
Sul piano dei numeri, gli argomenti a favore di una nuova candidatura non mancano. Harris ha ottenuto 75 milioni di voti nel 2024, il risultato più alto mai raggiunto da un candidato sconfitto nella storia americana. In alcuni sondaggi sulle primarie ha un vantaggio a doppia cifra. Il suo libro "107 Days", in cui ricostruisce la campagna elettorale, ha venduto mezzo milione di copie nella prima settimana e il tour promozionale, allungato più volte, continua a registrare il tutto esaurito. Su TikTok un suo video di critica a una sentenza della Corte Suprema sui diritti di voto ha superato i 19 milioni di visualizzazioni.
Nonostante questi segnali, l'inchiesta di Vanity Fair restituisce un quadro molto diverso tra gli addetti ai lavori. Nessuna delle persone interpellate, a parte i consulenti più vicini a Harris, si è detta entusiasta dell'ipotesi. Molti hanno chiesto l'anonimato per parlare apertamente. Un ex consulente della campagna del 2024 ha definito l'idea "ovviamente una cattiva idea". Un altro ha dichiarato al giornale di aver parlato forse con una persona su cento favorevole a una nuova corsa. Un ex membro della Casa Bianca ha sintetizzato così: "Si candiderà? Molto probabilmente sì. Dovrebbe farlo? Assolutamente no. Non c'è alcun appetito per il ritorno della ex vicepresidente in campagna elettorale".
Anche Mark Cuban, il miliardario che era stato uno dei sostenitori della campagna del 2024, si è detto contrario a un nuovo tentativo. Ha spiegato a Vanity Fair che il problema non riguarda le capacità di governo o le qualifiche di Harris, ma il fatto che alcune persone sono state talmente demonizzate dall'opposizione da rendere la loro ricandidatura un ostacolo a prescindere dai meriti.
Tra i principali argomenti contrari alla corsa figura il tema dei finanziamenti. Nel 2024 Harris aveva raccolto e speso 1,5 miliardi di dollari in soli tre mesi, ma questa volta i donatori sembrano molto meno disposti a investire. Un finanziatore di alto livello ha dichiarato al giornale di non vedere alcun entusiasmo. Un altro grande donatore ha paragonato l'eventuale candidatura a quella che sarebbe stata una nuova corsa di Hillary Clinton, definendola "esattamente la cosa sbagliata da fare". Buona parte della base finanziaria di Harris si trova in California, lo stesso Stato del governatore Gavin Newsom, anche lui in pista per le primarie. Diversi operatori intervistati ritengono che Newsom potrebbe assorbire gran parte dei fondi disponibili nello Stato.
Un altro punto critico riguarda la presenza pubblica di Harris dopo la sconfitta. Un ex collaboratore della Casa Bianca ha sostenuto che, mentre i democratici cercavano una figura combattiva dopo le elezioni, Harris è rimasta sostanzialmente assente, mentre Newsom ha occupato lo spazio attaccando Trump e gestendo la vicenda del ridisegno dei collegi elettorali in California. Harris ha diffuso una dichiarazione di condanna durante le operazioni dell'agenzia per l'immigrazione Immigration and Customs Enforcement a Los Angeles, ma secondo le fonti questo non è bastato a costruire un profilo da leader dell'opposizione. I suoi alleati osservano che Harris, in quanto donna non bianca, deve gestire aspettative diverse da quelle di un candidato come Newsom, soprattutto sul tema dell'aggressività in campagna.
C'è poi una difficoltà più strutturale. Più fonti hanno raccontato a Vanity Fair che Harris non è mai riuscita a definire con chiarezza la propria visione politica. Nel 2020 si era presentata come una progressista di sinistra, mentre nel 2024 ha cercato di moderarsi nei 107 giorni a disposizione, dando un'impressione di opportunismo. Il momento più ricordato di quella campagna resta l'intervista al programma televisivo The View, in cui alla domanda su cosa avrebbe fatto diversamente da Joe Biden Harris rispose che nulla le veniva in mente. Uno stratega veterano l'ha definita la peggiore risposta mai data da un candidato, sottolineando che il 75 per cento degli americani voleva un cambiamento.
Anche i dati sul gradimento durante le campagne precedenti suggeriscono prudenza. Un ex collaboratore della Casa Bianca ha osservato che in entrambi i tentativi di Harris, nel 2020 e nel 2024, il sostegno è diminuito man mano che gli elettori la conoscevano meglio. Nel 2020 la sua prima campagna si era chiusa prima dei caucus dell'Iowa, nonostante fosse stata procuratrice generale della California.
Sul piano operativo, i tempi stringono. Diversi consulenti hanno spiegato che, se Harris vuole costruire una squadra competitiva, deve decidere a breve. Alcuni potenziali rivali si stanno già muovendo: oltre a Newsom, anche Rahm Emanuel sta conducendo una campagna di fatto, in attesa di un annuncio formale dopo le elezioni di metà mandato. Nel frattempo Harris incontra i donatori e il suo team di sicurezza nazionale, con cui discute occasionalmente di come il prossimo presidente potrebbe affrontare dossier come Iran e Cina.
Dopo aver lasciato la Casa Bianca, Harris si è trasferita in California in una casa da 8 milioni di dollari a Malibu con il marito Doug Emhoff. Molti dei suoi interlocutori avrebbero preferito che si candidasse a governatore dello Stato, una corsa che secondo loro avrebbe vinto facilmente, risolvendo il problema dei democratici californiani in cerca di un candidato credibile. Harris, secondo un suo consulente, ha ritenuto di non avere abbastanza tempo per decidere subito dopo la sconfitta del 2024 e non era certa di volere quel ruolo.
A un summit di Chicago alla fine di aprile, interrogata su cosa avesse imparato di sé in questi mesi di riflessione, Harris ha risposto ridendo: "Non mi piace perdere".