Gli Stati Uniti riducono i dazi sulla pasta italiana
Le tariffe scendono dal 92% previsto a un massimo del 14%. Il ministero degli Esteri festeggia il risultato ottenuto con le autorità americane
Gli Stati Uniti hanno fatto marcia indietro sui dazi punitivi contro la pasta italiana. Il Dipartimento del Commercio americano ha ridotto drasticamente le tariffe che erano state annunciate in ottobre e che avrebbero quasi raddoppiato i prezzi di alcuni dei marchi più noti sugli scaffali americani.
L'annuncio è arrivato giovedì 1° gennaio dal governo italiano, che ha accolto con soddisfazione la decisione. I dazi inizialmente previsti potevano raggiungere il 92%, un livello che secondo l'associazione agricola italiana Coldiretti avrebbe rappresentato un "colpo fatale" per i produttori del settore. Dopo la revisione condotta dalle autorità americane, le nuove aliquote oscillano tra il 2,26% e il 13,98% a seconda dell'azienda.
La vicenda risale allo scorso ottobre, quando Washington aveva accusato 13 produttori italiani di pasta di praticare dumping, cioè di vendere i loro prodotti nel mercato americano a prezzi sleali. Tra le aziende coinvolte c'erano nomi noti come Barilla, La Molisana e Pastificio Lucio Garofalo. Le accuse si erano concentrate in particolare su La Molisana e Garofalo, considerate responsabili di aver venduto la pasta sottocosto per conquistare quote di mercato.
Dopo la revisione delle loro operazioni commerciali, il quadro è cambiato radicalmente. La Molisana vedrà applicato un dazio del 2,26%, mentre per Garofalo l'aliquota sarà del 13,98%. Gli altri 11 produttori che non sono stati esaminati individualmente saranno soggetti a una tariffa del 9,09%. Questi nuovi dazi si aggiungono al 15% già imposto dall'amministrazione Trump sulla maggior parte delle importazioni dall'Unione Europea.
Il mercato americano rappresenta una fetta importante per l'industria italiana della pasta. Nel 2024 gli Stati Uniti hanno importato pasta dall'Italia per un valore di circa 671 milioni di euro. Le esportazioni totali di pasta italiana hanno superato i 4 miliardi di euro nello stesso anno, secondo i dati dell'istituto nazionale di statistica italiano. Circa la metà del valore delle esportazioni di pasta secca italiana verso gli Stati Uniti sarebbe stata colpita dai dazi originariamente previsti.
La Farnesina ha commentato positivamente il risultato. "La rideterminazione dei dazi è segno del riconoscimento della fattiva volontà di collaborare delle nostre aziende da parte delle autorità statunitensi", ha dichiarato il ministero degli Esteri in una nota. "È anche un segno dell'efficacia del sostegno assicurato dalla Farnesina e dal Governo sin dal principio e che intendiamo continuare ad assicurare in vista delle decisioni definitive".
Il Dipartimento del Commercio americano dovrebbe concludere formalmente l'indagine sui produttori di pasta a marzo, quando verranno rese note le conclusioni complete della revisione. Nel frattempo, le nuove aliquote più basse dovrebbero entrare in vigore questo mese.
La questione dei dazi sulla pasta aveva creato un problema diplomatico per la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che aveva coltivato rapporti amichevoli con il presidente Trump. Meloni sperava che i suoi stretti legami con la Casa Bianca avrebbero protetto le aziende italiane da tariffe aggiuntive. Anche la Commissione Europea aveva promesso di intervenire nella disputa se fosse stato necessario.
La marcia indietro americana sui dazi alla pasta si inserisce in un contesto più ampio. L'amministrazione Trump sta affrontando pressioni politiche legate al costo della vita e ai prezzi al consumo elevati. La Casa Bianca aveva già ritirato i dazi imposti su oltre 200 prodotti alimentari proprio per queste preoccupazioni degli elettori. Il giorno prima dell'annuncio sulla pasta, mercoledì, la Casa Bianca aveva comunicato il rinvio di un anno degli aumenti tariffari su mobili imbottiti, mobili da cucina e arredi da bagno. Gli Stati Uniti hanno raccolto oltre 200 miliardi di dollari in dazi nel 2025 a seguito delle nuove tariffe imposte.