Il 50% degli americani si definisce democratico o dichiara di sentirsi più vicino al Partito Democratico, mentre solo il 39% che esprime la stessa preferenza per il Partito Repubblicano. È quanto emerge dall’ultima rilevazione trimestrale di Gallup sull’identificazione di partito. Il distacco di 11 punti è il più ampio a favore dei democratici dal primo trimestre del 2009 ed il dato arriva a meno di un mese dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, nelle quali i repubblicani puntano a mantenere il controllo del Congresso.
La rilevazione non misura le intenzioni di voto, ma l’identificazione e la vicinanza politica: somma chi si riconosce in un partito e chi, pur non identificandosi con esso, dichiara di sentirsi più vicino a quel partito. Le medie trimestrali di Gallup si basano su interviste telefoniche a campioni casuali che, complessivamente, comprendono oltre 3.000 adulti residenti nei 50 Stati e nel Distretto di Columbia. Il margine di errore è di ±2 punti percentuali.
Il vantaggio nei sondaggi sul Congresso
Nelle medie dei sondaggi pubblicate da NBC News il 25 settembre, i democratici avevano un vantaggio di 9 punti nella corsa per il Congresso: il 52% contro il 43%, dopo l’adeguamento delle rilevazioni alla platea degli elettori più propensi a votare. L’emittente descriveva quel distacco come il più ampio registrato a favore del partito nell’attuale ciclo elettorale, senza segnali di recupero da parte dei repubblicani.
Il quadro resta favorevole ai democratici anche nella media di Silver Bulletin, aggiornata al 5 ottobre, assegna loro un vantaggio di 8,9 punti, che sale a 9,6 nella versione corretta per gli elettori più propensi a votare. Queste medie misurano quale partito gli americani intendono sostenere o preferiscono vedere alla guida del Congresso, prima che entrino in gioco le singole sfide e i candidati. NBC News spiega che i risultati dei singoli sondaggi possono oscillare, mentre una media permette di cogliere la tendenza generale e riduce il peso delle rilevazioni anomale.
Nate Silver, tra i più noti analisti elettorali americani, considera ormai poco probabile una vittoria repubblicana. "È una delle elezioni per cui gli indicatori sono più concordi tra quelle che ho cercato di prevedere: ogni indicatore è sfavorevole ai repubblicani", ha detto di recente nel podcast Lovett or Leave It. "Tranne forse i finanziamenti esterni, che sono l’unico elemento a loro favore". Il riferimento è alle somme spese da comitati e gruppi esterni alle campagne dei candidati.
La strategia repubblicana e le promesse di Trump
I repubblicani cercano di presentare il voto come una battaglia contro il socialismo e il comunismo. Sette candidati al Congresso sono infatti sostenuti dai Democratic Socialists of America, la principale organizzazione socialista del Paese. Altri vengono descritti come socialisti dagli avversari pur non definendosi tali: è il caso del progressista Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato in Michigan.
Il presidente Donald Trump ha intanto promesso 5.000 dollari a ogni cittadino adulto se i repubblicani riusciranno a mantenere il controllo di Camera e Senato. La settimana scorsa, durante un comizio in Ohio, ha previsto una vittoria netta. "Avranno una grossa sorpresa. È molto semplice: dovete andare a votare", ha detto ai sostenitori. "Se lo fate, vinceremo e vinceremo alla grande".
