Vance o Rubio nel 2028? Trump pensa a chi debba guidare il partito

Il Wall Street Journal rivela che il presidente interroga in privato donatori e consiglieri sui due delfini, mentre nell'entourage repubblicano si formano due schieramenti distinti

Vance o Rubio nel 2028? Trump pensa a chi debba guidare il partito
Official White House Photo by Daniel Torok

Donald Trump non riesce a smettere di pensare al suo successore. Anche mentre guidava gli Stati Uniti in alcune delle operazioni più delicate del suo secondo mandato, tra cui i bombardamenti sull'Iran e la cattura del leader venezuelano Nicolás Maduro, il presidente si interrogava su chi dovrebbe raccogliere la sua eredità politica. A rivelarlo è un'inchiesta del Wall Street Journal firmata da Alex Leary, Natalie Andrews e Meridith McGraw, basata su conversazioni con donatori, consiglieri e funzionari della Casa Bianca.

La scena che apre l'articolo è emblematica. Meno di un giorno dopo l'inizio dei bombardamenti sull'Iran, Trump si trovava a Mar-a-Lago con una ventina di donatori a tavola. Tra un piatto di granchio e una bistecca, ha posto ai presenti una domanda diretta: cosa pensano di JD Vance e Marco Rubio? Secondo persone presenti nella sala, gli applausi per Rubio furono più forti.

Non si tratta di un episodio isolato. Da mesi, stando a quanto ricostruito dal WSJ, Trump interroga in privato consiglieri, amici e sostenitori sui punti di forza e di debolezza del vicepresidente e del segretario di Stato, mettendoli in competizione l'uno con l'altro, che lo vogliano o no. Nessuna decisione è stata presa: secondo i collaboratori del presidente, Trump non ha ancora scelto. Ma il confronto costante alimenta tensioni e manovre nei due schieramenti che si stanno formando attorno ai due uomini.

Nelle ultime settimane Trump ha mostrato una crescente simpatia per Rubio. Lo ha elogiato pubblicamente, definendolo "il miglior segretario di Stato della storia", e in privato ha detto ai suoi di ritenere l'ex senatore della Florida eleggibile su scala nazionale. Il motivo principale è il ruolo centrale che Rubio ha assunto nella politica estera del secondo mandato: è stato al fianco di Trump durante le operazioni più delicate, mentre Vance ha partecipato in videoconferenza. Funzionari della Casa Bianca hanno spiegato che ragioni di sicurezza hanno impedito la presenza fisica del vicepresidente, sottolineando che Vance ha comunque avuto un ruolo chiave nella pianificazione.

Vance è rimasto in silenzio per due giorni dopo l'inizio dei bombardamenti sull'Iran. I suoi collaboratori hanno detto che la scelta era deliberata, per lasciare a Trump il ruolo di unico portavoce. Il vicepresidente, veterano della guerra in Iraq dove ha servito come giornalista militare dei Marines, sostiene in linea di principio l'operazione, ma nutre preoccupazioni per un possibile conflitto prolungato. In un'intervista a Fox News ha dichiarato che l'Iran è diverso dall'Iraq o dall'Afghanistan perché "il presidente ha chiaramente definito cosa vuole ottenere". Trump, interpellato direttamente, ha detto di Vance: "Era, direi, filosoficamente un po' diverso da me. Forse era meno entusiasta all'inizio, ma poi abbastanza entusiasta."

I due uomini incarnano visioni politiche diverse. Vance rappresenta il nazionalismo populista e anti-interventista che ha caratterizzato la base MAGA negli ultimi anni. Rubio è tradizionalmente considerato un falco in politica estera. Il contrasto è emerso anche al Forum sulla sicurezza di Monaco: nel 2025 il discorso di Vance aveva scosso gli alleati europei per il tono combattivo, mentre nel 2026 Rubio ha optato per un approccio più misurato, ricevendo un'ovazione. Trump ha elogiato il discorso di Rubio con i suoi collaboratori.

I due schieramenti che si stanno formando riflettono queste differenze. Vance può contare sul sostegno di Donald Trump Jr. e di molti esponenti del mondo MAGA. Tucker Carlson è suo amico. Turning Point USA, la potente organizzazione conservatrice guidata da Erika Kirk, vedova del fondatore Charlie Kirk, lo ha già endorsato per il 2028 e intende utilizzare le sue sedi statali per sostenerlo nelle primarie. Vance ha anche raccolto fondi significativi per il partito: una cena con il megadonatore Jeff Yass, il CEO di Palantir Alex Karp e il CEO di ConocoPhillips Ryan Lance ha fruttato circa sei milioni di dollari.

Rubio, dal canto suo, può contare su una rete consolidata di sostenitori in Florida, su donatori influenti della comunità ebraica e su importanti organizzatori tra i repubblicani di origine ispanica, molti dei quali lo avevano sostenuto già nella campagna presidenziale del 2016. Alcuni di questi donatori guardano con sospetto al rapporto tra Vance e Carlson, che considerano ostile a Israele.

I sondaggi per ora indicano Vance come favorito per la nomination repubblicana nel 2028. Rubio ha detto pubblicamente e in privato che non si candiderebbe contro il vicepresidente. I due si definiscono amici e Vance, intervistato da Fox News, ha respinto l'idea di una rivalità: "I media vogliono creare un conflitto dove non c'è nessun conflitto". Lo ha chiamato "il mio migliore amico nell'amministrazione".

Ma la partita si gioca su più tavoli. Le elezioni di metà mandato, in programma alla fine di quest'anno, peseranno molto sul futuro politico di Vance. Il vicepresidente ha un ruolo attivo nella strategia repubblicana per quelle elezioni attraverso il suo incarico al Comitato nazionale del partito. Un buon risultato potrebbe consolidare la sua posizione come erede naturale. Un risultato negativo potrebbe aprire la strada ad alternative. Rubio, nel frattempo, accumula visibilità internazionale ma porta anche il rischio legato all'esito delle operazioni militari: se i bombardamenti sull'Iran venissero ricordati dagli elettori come un errore di politica estera, il suo profilo ne risentirebbe.

Trump, secondo persone a lui vicine, vede il confronto tra i due come un gioco e non ritiene di star scegliendo un successore. Ha persino detto ad alcuni collaboratori che spera che Vance e Rubio corrano insieme come coppia. I suoi strateghi considerano questa ipotesi poco realistica. Nel frattempo, altri repubblicani stanno già mettendo le mani avanti: i senatori Ted Cruz del Texas e Josh Hawley del Missouri starebbero valutando una candidatura presidenziale. Anche alcuni membri del gabinetto, come Robert F. Kennedy Jr. e Tulsi Gabbard, potrebbero avere ambizioni presidenziali residue.

La capo di gabinetto della Casa Bianca, Susie Wiles, ha liquidato le speculazioni definendole "divisive" e sottolineando che entrambi stanno servendo l'amministrazione egualmente bene. Ma il presidente, a quanto pare, continua a fare domande.

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