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Una petroliera colpita al largo del Qatar e missili su Riyadh: la crisi del Golfo si allarga
Un marine statunitense durante un’ispezione a bordo della petroliera Wen Yao nel Golfo dell’Oman, nel luglio 2026. Credito: Sgt. Joseph Helms / U.S. Marine Corps, via DVIDS — pubblico dominio.
Politica estera 4 min di lettura

Una petroliera colpita al largo del Qatar e missili su Riyadh: la crisi del Golfo si allarga

L'attacco alla Acers, avvenuto lontano dallo Stretto di Hormuz, minaccia il sistema di navette protetto dagli Stati Uniti che ha tenuto in piedi l'export del Golfo in queste settimane. A Riyadh gli Houthi hanno colpito l'aeroporto, dove un aereo della Saudia ha preso fuoco.

La Acers, una nave adibita al trasporto di petrolio e prodotti chimici, è stata colpita da diversi colpi a nord del Qatar nella tarda serata di mercoledì 7 ottobre, secondo la società di intelligence marittima Vanguard e lo UK Maritime Trade Operations (UKMTO), il centro della Marina britannica che monitora la sicurezza della navigazione nella regione medio orientale. Fonti della sicurezza marittima citate da Reuters hanno riferito di ferite lievi tra i membri dell'equipaggio, senza però segnalare decessi. L'attacco è avvenuto nel cuore del Golfo Persico, lontano dallo Stretto di Hormuz, ed è il primo in quella zona da oltre sei mesi.

Secondo il Wall Street Journal, il nuovo attacco ha alimentato tra gli operatori il timore che gli attacchi alle navi si stiano estendendo alle rotte che finora hanno consentito al petrolio della regione di raggiungere i mercati internazionali. Non è stato ufficialmente confermato un coinvolgimento iraniano nell'attacco, ma i media vicini al governo di Teheran hanno riferito che nelle ultime settimane le forze iraniane avevano colpito diverse petroliere nei pressi dello Stretto. Nel frattempo, la capacità dell'Iran di colpire le navi è migliorata. Secondo la società di analisi del traffico marittimo Kpler, tra il 28 settembre e il 4 ottobre sono state colpite 10 petroliere all'interno dello Stretto: il numero più alto registrato in una settimana dall'inizio dell'anno, contro un precedente massimo di 6.

Il bilancio aggiornato all'8 ottobre dell'Organizzazione Marittima Internazionale registra 97 incidenti marittimi confermati nello Stretto di Hormuz e nel più ampio teatro mediorientale, con 24 marinai morti. Non meraviglia, dunque, il fatto che ieri il Brent, il greggio di riferimento internazionale, è arrivato a guadagnare circa il 5%, superando così i 105 dollari al barile.

A rischio le rotte protette dagli Stati Uniti

I nuovi attacchi minacciano il sistema di trasporto che, con il sostegno degli Stati Uniti, aveva consentito ai Paesi del Golfo di riportare a settembre le esportazioni vicino ai livelli precedenti alla guerra. Secondo questo schema, le petroliere caricano il greggio nei terminal del Golfo, attraversano lo Stretto sotto protezione e lo trasferiscono su altre navi in attesa all'esterno, che poi lo trasportano a destinazione. A queste operazioni si aggiungono gli oleodotti che permettono di aggirare Hormuz: l'Arabia Saudita ha ripreso a esportare sia dal Golfo sia dal Mar Rosso dopo aver riparato in parte l'oleodotto Est-Ovest, danneggiato da un attacco di droni il mese scorso.

Secondo i dati preliminari di Kpler, nella settimana conclusa il 4 ottobre i flussi attraverso Hormuz e i relativi trasbordi sono però diminuiti del 27% rispetto al massimo registrato durante la guerra, raggiunto la settimana precedente. Le stime potrebbero però essere riviste al rialzo. Il calo si è concentrato soprattutto nei trasferimenti di greggio tra navi nel Golfo dell'Oman.

Per l'Iran la situazione è opposta. Secondo Kpler, a settembre non è stato caricato sulle navi neppure un barile di greggio iraniano. Il blocco americano dei porti ha così privato totalmente Teheran delle entrate in valuta estera derivanti da queste esportazioni, aggravando la crisi economica. Il Segretario di Stato Marco Rubio sostiene che l'Iran abbia "perso completamente il controllo" dello Stretto. Nei giorni scorsi, però, funzionari iraniani hanno avvertito che intendono ostacolare le rotte alternative utilizzate dai Paesi vicini, anche bloccando i passaggi lungo la costa dell'Oman. Mohammad Reza Naqdi, consigliere del comandante dei Guardiani della Rivoluzione, ha inoltre minacciato di chiudere presto quelle che ha definito "rotte illegali" attraverso Hormuz.

Secondo gli analisti, Teheran sta cercando in questo modo di rompere lo stallo e aumentare la pressione su Washington in vista delle elezioni di metà mandato. "L'Iran vuole mantenere la pressione sui mercati energetici globali. Tenere alti i prezzi del petrolio aumenta i costi economici del conflitto per Washington e i suoi partner", ha detto al Wall Street Journal Alice Gower, partner della società di consulenza sul rischio politico Azure Strategy. "Teheran è consapevole della sensibilità di Trump all'aumento dei prezzi del petrolio e delle implicazioni politiche di un conflitto irrisolto prima delle elezioni di metà mandato". Anche gli analisti di Eurasia Group si aspettano che l'Iran continui a colpire le navi per compromettere i risultati ottenuti dagli Stati Uniti, senza però cercare deliberatamente uno scontro su vasta scala.

Gli Houthi rivendicano un attacco all'aeroporto di Riyadh

Nelle stesse ore, nuovi attacchi hanno colpito Riyadh. Giovedì un aereo di Saudia, la compagnia di bandiera saudita, ha preso fuoco mentre era parcheggiato presso un terminal dell'aeroporto internazionale King Khalid. Tre persone informate sull'accaduto hanno detto a Reuters che il velivolo è rimasto gravemente danneggiato dopo essere stato colpito da frammenti prodotti dall'intercettazione di un missile o da un altro ordigno. Secondo le fonti, a bordo non ci sarebbero stati passeggeri al momento dell'attacco.

Gli Houthi, i ribelli yemeniti sostenuti dall'Iran, hanno successivamente rivendicato un attacco all'aeroporto con un missile balistico, senza fornire prove. Hanno poi invitato i lavoratori a tenersi lontani dagli impianti energetici sauditi, indicati come prossimi obiettivi. Secondo le autorità saudite, i detriti di un missile intercettato hanno colpito un asilo e un complesso medico. Tra martedì e mercoledì, almeno 3 persone sono morte negli attacchi degli Houthi contro gli aeroporti di Riyadh e di Abha, nel sud-ovest del Paese.

Alle ore 17 in Italia di giovedì risultava cancellata quasi la metà delle partenze dall'aeroporto di Riyadh, secondo la società di analisi del settore aereo Cirium. Lufthansa e Air India hanno sospeso per precauzione i voli verso la capitale saudita, mentre l'Ambasciata americana ha invitato i cittadini statunitensi in Arabia Saudita a mantenere "una maggiore vigilanza", avvertendoli della possibilità di cancellazioni dei voli.

L'escalation coincide con la ripresa dei combattimenti in Yemen. Nelle ultime settimane gli Houthi hanno conquistato tratti della costa del Mar Rosso, anche nell'area dello Stretto di Bab el-Mandeb. Le forze sostenute dall'Arabia Saudita hanno poi risposto con una controffensiva, riconquistando alcune zone. Dalla ripresa del conflitto, circa 200.000 persone sono state costrette a lasciare le proprie case.

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