Un elettore americano su cinque ha un'opinione negativa sia del Partito Democratico sia di quello Repubblicano. Alle midterm del 3 novembre potrebbe essere proprio questo gruppo a decidere chi controllerà il Congresso. Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, il 21 per cento degli elettori giudica male entrambi i partiti. Alle midterm del 2022 era il 13 per cento, alle ultime due elezioni presidenziali circa il 12 per cento. Secondo il giornale, la crescita dipende dall'ansia per l'economia e da una profonda insoddisfazione verso la politica e il governo.
Negli Stati Uniti questi elettori vengono chiamati double haters, cioè quelli che detestano entrambi i partiti. In passato hanno anticipato l'esito del voto, schierandosi con il partito che poi ha vinto. Alle midterm del 2018, secondo gli exit poll, hanno votato soprattutto per i democratici, che conquistarono almeno 40 seggi e ripresero la maggioranza alla Camera. Nel 2022 si sono spostati verso i repubblicani, che guadagnarono nove seggi e tornarono a controllare la Camera.
Quest'anno i double haters preferiscono i democratici. Alla domanda su quale partito voteranno per il Congresso, il 55 per cento indica i democratici (contro il 27 per cento dei repubblicani). Questo spostamento è uno dei motivi per cui gli analisti considerano i democratici favoriti per conquistare la Camera e con buone possibilità di prendere anche il Senato. Il loro sostegno però è fragile: più del 40 per cento di questi elettori è ancora indeciso o non è del tutto convinto della propria scelta. Circa la metà di chi ha indicato un partito dice che lo voterà probabilmente, non con certezza. Il fatto che cambino spesso schieramento significa anche che chi li conquista quest'anno non può contare di tenerli in futuro.
Il loro distacco dalla politica non si traduce in disinteresse. Poco meno di due terzi dicono che la politica è importante per la propria identità personale, una quota simile a quella dell'intero elettorato. Il 57 per cento ha votato alle ultime midterm, contro il 62 per cento del totale degli intervistati. Circa il 60 per cento si dice al massimo livello di motivazione per andare a votare quest'anno, una quota comunque più bassa del 76 per cento registrato tra tutti gli elettori.
Amy Walter, direttrice del Cook Political Report, una delle principali pubblicazioni indipendenti di analisi elettorale, ha detto al Wall Street Journal che la crescita di questo gruppo non dipende solo da problemi immediati come il prezzo della benzina, i dazi o la guerra con l'Iran. Secondo Walter c'è "una rabbia strutturale più profonda" che attraversa il paese e che "non sparirà dopo novembre": sono elettori arrabbiati con il sistema nel suo complesso, che non credono che uno dei due partiti possa migliorare la loro vita. John Anzalone, il sondaggista democratico che ha condotto la rilevazione con il repubblicano Adam Geller, ricorda che in un sondaggio di maggio più di tre adulti su quattro erano d'accordo con l'idea che il sistema economico e politico del paese fosse truccato contro le persone come loro. Per Anzalone gli elettori vedono ricchi, politici e grandi aziende arricchirsi mentre loro fanno fatica. E vedono corruzione ovunque.
Il giudizio negativo su entrambi i partiti si vede anche nelle parole scelte per descriverli. Quando il sondaggio ha chiesto di definire il Partito Democratico con una parola o una breve espressione, la risposta più frequente tra i double haters è stata "debole", seguita da "corrotto" e "inefficace". Per il Partito Repubblicano la risposta più frequente è stata "corrotto o disonesto", seguita da "inefficace". Tra tutti gli elettori, sia i democratici sia i repubblicani hanno un'immagine negativa per circa il 60 per cento degli intervistati e positiva per il 40 per cento.
La sfiducia verso la politica ha portato la corruzione al centro della campagna elettorale. Dal primo settembre i candidati alla Camera e al Senato e i gruppi che li sostengono hanno trasmesso più di 340 spot diversi sulla corruzione o sulle operazioni in borsa dei parlamentari, con una spesa di circa 110 milioni di dollari (i dati sono di AdImpact, una società che monitora la pubblicità elettorale). Questa settimana, prima della pausa dei lavori per la campagna elettorale, i repubblicani del Senato hanno provato senza successo ad approvare dei limiti alla compravendita di azioni da parte dei parlamentari. Per Walter i candidati sanno che gli elettori sono cinici e scettici e cercano di trasformare questo sentimento in voti.
Raggiungere questi elettori resta difficile. Secondo Greg Strimple, sondaggista repubblicano con sede in Idaho, gli spot negativi che riempiono le televisioni nelle sfide più combattute difficilmente li convinceranno, perché la loro opinione dei politici è già pessima. Per conquistarli, ha detto Strimple, i candidati devono marcare le differenze con l'avversario e offrire una proposta o una posizione concreta che li spinga ad andare a votare.
Per Walter il peso dei double haters potrebbe sentirsi soprattutto dopo il voto. Questi elettori possono punire il partito al potere, che oggi è quello repubblicano, ma se i democratici conquistassero il Congresso si troverebbero davanti un elettorato nella migliore delle ipotesi scettico sulla loro capacità di governare. Dovrebbero quindi convincere gli elettori di saper mantenere le promesse fatte in campagna elettorale. Fare solo da contrappeso al presidente Trump, ha detto Walter, "non basta".
