UE e nazioni dell'Indo-Pacifico verso una maxi-alleanza commerciale per aggirare i dazi di Trump

Canada in prima linea nelle trattative per unire il mercato europeo al CPTPP: un blocco da quasi 40 paesi e 1,5 miliardi di persone. Entusiasmo tra gli imprenditori, ma Bruxelles frena sulle tempistiche.

UE e nazioni dell'Indo-Pacifico verso una maxi-alleanza commerciale per aggirare i dazi di Trump

L’Unione Europea ed i dodici Paesi membri del Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP) hanno avviato colloqui per dar vita a una delle più grandi aree commerciali di libero scambio del pianeta. L’obiettivo dichiarato è attenuare gli effetti dei dazi imposti dal presidente statunitense Donald Trump, che rischiano di frammentare il commercio globale. La notizia è stata data per prima da Politico, che cita fonti vicine alle trattative.

Il progetto coinvolgerebbe complessivamente quasi 40 Paesi su entrambi i lati del globo — tra cui Canada, Giappone, Singapore, Messico, Vietnam, Malesia, Australia e i 27 Stati membri dell’UE — e punta a rafforzare l’integrazione delle rispettive catene di approvvigionamento. Il fulcro dell’intesa sarebbe un accordo sulle cosiddette “regole di origine”, vale a dire i criteri che determinano la nazionalità economica di un prodotto.

Un’intesa di questo tipo consentirebbe ai produttori dei due blocchi di scambiare beni e componenti con maggiore facilità, grazie al meccanismo del “cumulo”. In pratica, le aziende potrebbero utilizzare componenti realizzati in qualsiasi Paese membro senza perdere le agevolazioni tariffarie previste dagli accordi preferenziali.

Il ruolo del Canada

A guidare l’iniziativa è Ottawa. Il primo ministro canadese Mark Carney ha invitato le potenze di media categoria a resistere alle pressioni della guerra commerciale, pochi giorni dopo la minaccia di Trump di aumentare i dazi nei confronti dei partner europei della Danimarca qualora Copenaghen non avesse ceduto la Groenlandia.

Intervenendo al Forum di Davos, Carney ha affermato che il Canada sta “guidando gli sforzi per costruire un ponte tra il Trans-Pacific Partnership e l’Unione Europea”, con l’obiettivo di creare un nuovo blocco commerciale da 1,5 miliardi di persone.

All’inizio del mese, il premier ha inviato il proprio rappresentante personale presso l’UE, John Hannaford, a Singapore proprio per sondare le posizioni dei leader regionali sul possibile accordo. Un funzionario canadese, parlando in forma anonima, ha confermato a Politico che “il lavoro sta sicuramente procedendo” e che Ottawa ha avuto “discussioni molto proficue con altri partner in tutto il mondo”.

Interesse diffuso, ma tempi incerti

La decisione di avviare un percorso comune risale allo scorso novembre, quando UE e CPTPP hanno concordato di coordinare gli sforzi per contrastare la frammentazione delle aree di libero scambio, innescata dai dazi annunciati da Trump in occasione del cosiddetto “Liberation Day”.

Un funzionario commerciale giapponese ha sottolineato il “grande valore” di un rafforzamento degli scambi tra l’Unione Europea e i membri del CPTPP, definendo un accordo sulle regole di origine come “un tema interessante da esplorare”. Ha tuttavia precisato che un risultato concreto potrebbe non arrivare nel breve periodo.

Anche altri membri del partenariato guardano con interesse all’iniziativa. “Se l’Unione Europea è disponibile a discuterne, allora le cose diventerebbero davvero molto interessanti”, ha dichiarato un diplomatico di un Paese aderente al CPTPP.

All’interno delle istituzioni europee, però, prevale cautela. Secondo un autorevole rappresentante del mondo imprenditoriale informato sugli orientamenti di Bruxelles, alcuni funzionari sarebbero “super entusiasti” dell’ipotesi di un accordo sul "cumulo". Un funzionario dell’UE ha tuttavia chiarito che, pur rientrando nell’ambito della cooperazione tra le due aree, il tema non figura tra le priorità immediate. Le discussioni si concentrano piuttosto su risultati concreti per rafforzare la resilienza delle catene di approvvigionamento e diversificare i flussi commerciali.

La spinta del mondo imprenditoriale

A sollecitare un’accelerazione sono soprattutto le organizzazioni imprenditoriali europee. La Camera di Commercio e Industria tedesca e la Camera di Commercio britannica sostengono con decisione il progetto. Klemens Kober, direttore per la politica commerciale, le dogane europee e le relazioni transatlantiche presso la Camera di Commercio tedesca, ha spiegato che questi temi vengono già discussi a livello interno, anche se non ancora pubblicamente, e che “tutti gli attori rilevanti li stanno esaminando”.

Secondo Kober, un’armonizzazione delle regole di origine potrebbe rivelarsi vantaggiosa per le imprese tedesche, anche alla luce del fatto che l’Ue dispone già di accordi di libero scambio con la maggior parte dei membri del CPTPP, tra cui Nuova Zelanda, Giappone, Regno Unito e Canada. “La possibilità di cumulare l’origine tra diversi accordi è molto utile”, ha osservato, aggiungendo che un eventuale successo potrebbe incoraggiare altri Paesi ad aderire: “Più siamo, meglio è”.

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