Donald Trump non esclude di intensificare i bombardamenti sull'Iran dopo le elezioni di metà mandato, se non si arriverà a un accordo soddisfacente. Lo ha detto a TIME nel corso di un'intervista di 75 minuti, condotta nello Studio Ovale il 28 settembre dal corrispondente Eric Cortellessa e dal direttore Sam Jacobs. Alla domanda se intenda aumentare i bombardamenti dopo il voto, il presidente ha risposto: "E' possibile". Quando gli è stato chiesto come possa definirsi il presidente della pace e, allo stesso tempo, minacciare di annientare l'Iran, ha detto: "Perché annientando l'Iran creiamo la pace nel mondo. Con l'Iran non credo che si possa mai avere la pace".
Trump aveva appena respinto una proposta di tregua di Teheran, giudicandola non "abbastanza buona". La guerra, che inizialmente aveva descritto come un'operazione di 4-6 settimane, dura ormai da 7 mesi. "Solo perché volevo andare oltre", ha spiegato. A inizio settembre aveva invece detto di aspettarsi che il conflitto sarebbe finito "subito dopo" le elezioni di metà mandato.
Il ritratto che accompagna l'intervista descrive un presidente in uno dei momenti più difficili del suo mandato. Alla fine di settembre, i militari americani uccisi nella guerra erano 19 e i feriti più di 800. Già a fine aprile, il prezzo della benzina era aumentato di oltre il 40% rispetto all'inizio degli attacchi, il 28 febbraio, e il conflitto era costato agli Stati Uniti più di 25 miliardi di dollari. A settembre, un sondaggio Reuters-Ipsos ha rilevato un indice di approvazione del 32% per Trump, il più basso della sua intera carriera politica. Secondo un sondaggio del Wall Street Journal, solo il 25% degli elettori ritiene che le sue politiche abbiano migliorato l'economia, mentre il 60% pensa che l'abbiano peggiorata. Trump liquida subito questi risultati come falsi: "Batterei chiunque si candidasse oggi con un margine di almeno 20 punti".
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— The White House (@WhiteHouse) October 1, 2026
TIME racconta anche un episodio di fine aprile, quando Trump convocò nello Studio Ovale il Segretario alla Difesa Pete Hegseth dopo aver letto sul New York Times che le Forze Armate, dopo aver lanciato più di 1.200 intercettori Patriot, stavano esaurendo le scorte di alcune munizioni. Per rifornirle, il Pentagono attingeva a quelle dislocate in Asia e in Europa. "Che cazzo è questo?", avrebbe detto il presidente, porgendogli una copia stampata dell'articolo, secondo due funzionari a conoscenza dello scambio. Hegseth rispose che erano "fake news", sebbene l'articolo si basasse su una valutazione ufficiale dell'ispettore generale del Pentagono. Un portavoce di Hegseth ha smentito l'episodio.
Nell'intervista Trump al TIME ammette che le scorte di alcuni tipi di munizioni sono inferiori a quelle di altri e afferma di aver concluso accordi con Raytheon e Lockheed Martin per costruire "4, 5, 6 impianti". Alla domanda su quanto costerà ai contribuenti ricostituire le scorte, ha risposto lapidario: "Sicuramente meno di quanto guadagniamo in Venezuela in un mese".
Intanto, anche i rapporti con Israele si sono fatti più tesi. Secondo un alto funzionario dell'Amministrazione, il primo ministro Benjamin Netanyahu, che aveva spinto Trump verso la guerra, ha poi complicato i suoi tentativi di porvi fine. Diversi funzionari americani riferiscono che Netanyahu ha colpito obiettivi di Hezbollah in Libano anche dopo che il presidente gli aveva chiesto di non farlo. Trump afferma di non credere alle notizie secondo cui Netanyahu sarebbe stato avvertito da Egitto ed Emirati Arabi Uniti prima degli attacchi del 7 ottobre 2023, ma evita di sostenerne la rielezione alle elezioni israeliane del 27 ottobre. Alla domanda se gli Stati Uniti potrebbero lavorare meglio con Gadi Eisenkot, ex capo di Stato Maggiore e principale sfidante di Netanyahu, lascia aperta questa possibilità: "Non so. Non sento cose negative su di lui".
Nella verifica dei fatti pubblicata insieme all'intervista, TIME ha segnalato diverse affermazioni false o esagerate: dai 75.000 manifestanti che, secondo Trump, il regime iraniano avrebbe ucciso, un bilancio ritenuto probabilmente sovrastimato, all'inflazione iraniana che il presidente colloca "al 300%", mentre il dato riportato dalla banca centrale del paese a fine agosto era dell'84%.
I giudici, i poteri d'emergenza e le grazie
Sul fronte interno, Trump si dice pentito di aver nominato alla Corte Suprema i giudici Neil Gorsuch, Brett Kavanaugh e Amy Coney Barrett, dopo le sentenze a lui sfavorevoli sui dazi, sul voto per posta e sulla cittadinanza per nascita, nelle quali almeno uno dei tre giudici ha votato con la maggioranza. "Ho dato loro il posto di una vita, e per tutta risposta votano spesso contro di me", ha detto. Alla domanda se si aspetti lealtà dai giudici, ha prima risposto: "Mi piace la lealtà, sì", per poi correggersi: "No, non voglio lealtà. Voglio buone decisioni".
Il presidente non ha comunque escluso di dichiarare un'emergenza nazionale o di ricorrere all'Insurrection Act, la legge che consente, a determinate condizioni, di impiegare le Forze Armate sul territorio americano, in vista delle elezioni di metà mandato: "Non escludo niente e non confermo niente". Sull'eventuale invio ai seggi di agenti dell'ICE, l'agenzia federale per l'immigrazione, ha detto di non averci pensato. Non si è neppure impegnato a rinunciare alla demolizione del Kennedy Center senza il consenso del Congresso: "Non mi impegno su niente. Vedremo come va in tribunale".
Se i repubblicani perderanno il controllo della Camera dei Rappresentanti, Trump si aspetta di essere sottoposto a indagini: "Probabilmente mi daranno la caccia, e per tutta risposta io la darò a loro". Alla domanda se concederebbe grazie preventive ai suoi collaboratori, prima che un Congresso a maggioranza democratica o una futura Amministrazione possano perseguirli, ha risposto: "Sì, certo, lo farei", aggiungendo che "Sleepy Joe ha dato la grazia a tutti".
Secondo una fonte vicina al presidente, dopo il voto potrebbero esserci diversi avvicendamenti nell'Amministrazione: Trump avrebbe parlato apertamente della possibilità di licenziare il direttore dell'FBI Kash Patel e avrebbe espresso insoddisfazione per Hegseth. I consiglieri riferiscono che il presidente si prepara a visitare 32 collegi in bilico nel prossimo mese, ma finora ha speso solo una piccola parte dei 400 milioni di dollari raccolti dalla sua macchina politica. "Non sembra importargli molto delle elezioni di metà mandato, le considera comunque una causa persa e vuole preservare le possibilità future", ha detto a TIME un collaboratore.
La Federal Reserve, guidata da Kevin Warsh, scelto da Trump, ha alzato i tassi con una decisione unanime e potrebbe aumentarli di nuovo entro fine anno. Il presidente continua a non attribuire la responsabilità di questa scelta a Warsh, ma agli altri membri dell'organo decisionale della banca centrale, che considera ostili e affetti dalla "Trump derangement syndrome", l'ossessione contro di lui che attribuisce ai propri rivali. Quanto al debito pubblico, che ad agosto ha superato i 40.000 miliardi di dollari, ha dato la colpa a Biden e sostenuto che la crescita economica futura basterà a ripagarlo.
Trump ha difeso anche l'esclusione della CNN e di altre testate dalla Casa Bianca: "Rispetto la libera stampa, ma non rispetto le fake news". Sull'intelligenza artificiale, che vuole ribattezzare "super intelligenza", ha detto che potrebbe chiedere partecipazioni nelle principali aziende del settore.
Il presidente costruttore
Tra una crisi e l'altra, Trump è tornato continuamente a parlare dei lavori in corso alla Casa Bianca. Ha accompagnato il giornalista sul nuovo eliporto e davanti alla struttura della sala da ballo in costruzione al posto dell'ala est. Il progetto è oggetto di ricorsi che contestano la demolizione dell'edificio storico e l'avvio dei lavori senza l'autorizzazione del Congresso e le verifiche previste. Il presidente gli ha mostrato le pareti in quello che definisce "cemento nucleare" e descritto un complesso militare sotterraneo che, a suo dire, si estenderà per sei piani sotto la sala.
Trump sostiene che l'eliporto sia costato "quasi 10 milioni di dollari" e che lo abbia finanziato integralmente Lockheed Martin, il gruppo che produce i nuovi elicotteri presidenziali attraverso la sua controllata Sikorsky. Il 6 luglio aveva però annunciato un finanziamento di 5-6 milioni di dollari da parte di Sikorsky. Come riferito da Reuters, Lockheed Martin aveva confermato un contributo di quell'entità al National Park Service, senza indicare il costo complessivo dell'opera. La cifra documenta quindi il finanziamento annunciato a luglio, non il costo finale dell'eliporto.
"Mi rilassa", spiega il presidente a proposito dei lavori. "Mi chiedo: sono un costruttore o un politico migliore?". Davanti alle fotografie dei restauri del 1950, si ferma per lamentarsi del giudice che lo ha accusato di distruggere la Casa Bianca: "Questa è la merda che devo sopportare". Alla fine dell'intervista, Cortellessa gli chiede che cosa gli mancherà di più della Casa Bianca. Trump risponde senza esitare: "Questa bellissima stanza".
