Trump apre ai colloqui con Teheran mentre gli Usa fanno i conti con le scorte di munizioni

Un giorno dopo l'uccisione di Khamenei, il presidente dice all'Atlantic di essere pronto a trattare con la nuova leadership iraniana. Il Wall Street Journal rivela che Washington corre contro il tempo: gli intercettori missilistici si esauriscono

Trump apre ai colloqui con Teheran mentre gli Usa fanno i conti con le scorte di munizioni
White House

Il presidente Trump ha dichiarato di essere disposto ad avviare colloqui con la nuova leadership iraniana, un giorno dopo che gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi che hanno ucciso la Guida Suprema Ali Khamenei. Nel frattempo, il Wall Street Journal rivela che l'esercito americano sta accelerando le operazioni perché le scorte di munizioni difensive potrebbero non reggere a lungo.

Trump ha rilasciato le sue dichiarazioni in una telefonata con il giornalista Michael Scherer dell'Atlantic, avvenuta poco prima delle 9:30 di mattina (le 15.30 in Italia) dal suo club di Mar-a-Lago. "Vogliono parlare, e ho accettato di farlo", ha detto il presidente. "Avrebbero dovuto farlo prima. Avrebbero potuto raggiungere un accordo. Hanno aspettato troppo". Trump ha aggiunto che alcuni degli interlocutori iraniani coinvolti nei negoziati delle ultime settimane non sono più in vita a causa dei raid: "Molte di quelle persone non ci sono più. Alcuni di quelli con cui trattavamo sono andati, perché è stato un colpo durissimo".

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Alla domanda su quando avverranno i colloqui, Trump ha risposto di non poterlo dire. Non ha assunto impegni neppure sulla possibilità di prolungare la campagna di bombardamenti per sostenere un'eventuale sollevazione popolare in Iran. "Devo valutare la situazione nel momento in cui accade", ha detto all'Atlantic. Ha però espresso fiducia che una rivolta riuscita sia imminente, citando le celebrazioni nelle strade iraniane e le manifestazioni di iraniani all'estero a New York e Los Angeles. Va detto che, accanto alle piazze favorevoli al cambio di regime, si sono svolte anche numerose proteste contro la guerra, spesso a pochi isolati di distanza.

Sui tre militari americani morti nell'operazione e i cinque feriti gravi, i primi caduti noti della campagna, Trump ha minimizzato l'impatto politico dell'attacco, sostenendo che non disturberà gli sforzi repubblicani in vista delle elezioni di metà mandato autunnali. "Abbiamo la migliore economia di sempre", ha dichiarato. Sull'effetto sui mercati petroliferi, ha detto che il rialzo dei prezzi potrebbe essere inferiore alle previsioni di alcuni analisti, "data la riuscita dell'operazione nelle prime fasi".

Sul fronte militare, il Wall Street Journal descrive una corsa contro il tempo che rischia di condizionare l'intera strategia americana. Il generale più alto in grado aveva già avvertito Trump, prima del lancio dell'offensiva, dei rischi legati alle scorte di munizioni. Ora quella preoccupazione è diventata concreta. Le scorte di intercettori missilistici americani nella regione si stanno assottigliando rapidamente, erose da ripetuti confronti con l'Iran e i suoi alleati negli ultimi anni. Il numero preciso degli intercettori disponibili è classificato, ma la pressione sulle riserve è reale e cresce di ora in ora.

Gli Stati Uniti stanno impiegando tre sistemi di difesa aerea principali. Il sistema Thaad (Terminal High Altitude Area Defense), già dispiegato in Israele nel 2024 con truppe americane al seguito e ora presente anche in Giordania, abbatte missili balistici ad alta quota. Il Patriot intercetta minacce a quote inferiori. Gli SM-3 (Standard Missile-3) possono colpire missili balistici addirittura fuori dall'atmosfera terrestre. Tutti e tre vengono consumati rapidamente. Kelly Grieco, ricercatrice senior al think tank Stimson Center ed ex docente all'Air Command and Staff College, ha dichiarato al Wall Street Journal: "Una delle sfide è che li esaurisci molto in fretta. Li usiamo più velocemente di quanto riusciamo a rimpiazzarli".

Non ci sono solo gli intercettori difensivi a preoccupare il Pentagono. Anche i missili da crociera Tomahawk, lanciabili da navi e sottomarini e usati per colpire obiettivi a terra in Iran, si stanno esaurendo. Becca Wasser, ricercatrice senior al Center for a New American Security, ha ricordato al Wall Street Journal che l'amministrazione Trump ha impiegato questi missili "a un ritmo straordinario in operazioni in tutto il mondo", inclusa la campagna contro i ribelli Houthi in Yemen e un'operazione in Nigeria a Natale scorso. Il problema è che questi stessi armamenti sarebbero fondamentali in un eventuale conflitto con la Cina. "Quando facciamo le simulazioni di guerra, i Tomahawk sono tra le prime munizioni a esaurirsi nella prima settimana di un conflitto tra Usa e Cina", ha spiegato Wasser al giornale.

Anche Israele, che ha partecipato attivamente ai raid, affronta difficoltà simili. Secondo un funzionario americano citato dal Wall Street Journal, Tel Aviv è a corto di intercettori Arrow 3 e di missili balistici lanciabili dall'aria, usati in passato per neutralizzare i lanciatori missilistici iraniani. Jonathan Conricus, ex portavoce delle forze armate israeliane e oggi ricercatore senior alla Foundation for Defense of Democracies, ha detto al giornale di essere rimasto finora "poco impressionato dalla quantità di missili che gli iraniani sono riusciti a lanciare", ma ha avvertito: "Alla fine si riduce tutto ai numeri. Quanti intercettori avremo noi rispetto a quanti lanciatori riusciranno loro a schierare e far sparare".

Se la guerra si prolungasse e le scorte nella regione si esaurissero, il Pentagono dovrebbe decidere se attingere alle riserve nel Pacifico, quelle destinate a contenere Cina e Corea del Nord, un'opzione che comporterebbe rischi strategici ben oltre il Medio Oriente.

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