Trump annuncia attacchi terrestri contro i cartelli della droga in America Latina

Il presidente ha dichiarato che gli Stati Uniti "inizieranno a colpire la terraferma", pochi giorni dopo l'operazione militare che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro in Venezuela

Trump annuncia attacchi terrestri contro i cartelli della droga in America Latina
Official White House Photo by Daniel Torok

Il presidente Donald Trump ha annunciato giovedì sera che gli Stati Uniti "inizieranno ora a colpire in terraferma" nella lotta contro i cartelli della droga, segnalando una possibile escalation delle operazioni militari americane che finora si erano concentrate principalmente su obiettivi marittimi. La dichiarazione è arrivata durante un'intervista con il conduttore di Fox News Sean Hannity, a pochi giorni dall'operazione militare statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro.

"Inizieremo ora a colpire la terraferma per quanto riguarda i cartelli", ha affermato Trump nell'intervista. "I cartelli controllano il Messico, è molto triste vedere cosa sta succedendo a quel paese. Stanno uccidendo 250.000-300.000 persone nel nostro paese ogni singolo anno. È orribile". Il presidente ha aggiunto che gli Stati Uniti hanno "eliminato il 97 per cento della droga che arrivava via mare" e che ora è il momento di estendere le operazioni sulla terraferma.

Le cifre citate da Trump sui decessi legati alla droga sono significativamente più alte dei dati ufficiali disponibili. Secondo i dati preliminari dei Centers for Disease Control and Prevention (CDC) citati dall'Associated Press, i decessi per overdose negli Stati Uniti sono stati circa 76.516 nel periodo di dodici mesi terminato ad aprile 2025, in calo di quasi il 25 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti.

L'annuncio di Trump solleva interrogativi importanti sulla sovranità nazionale, sull'autorizzazione del Congresso e sulle possibili conseguenze lungo il confine tra Stati Uniti e Messico. Gli esperti hanno avvertito che un'eventuale azione militare contro i cartelli all'interno del Messico potrebbe essere vista come un atto di aggressione e innescare pericolose conseguenze non intenzionali, inclusi spostamenti di popolazione e pressioni migratorie. Il linguaggio utilizzato da Trump non è del tutto nuovo: già a novembre aveva detto che gli Stati Uniti avrebbero "molto presto" iniziato a fermare i presunti trafficanti di droga "via terra", dopo gli attacchi contro presunte imbarcazioni della droga.

Da settembre, le forze statunitensi hanno condotto attacchi contro imbarcazioni sospettate di traffico di droga nell'Oceano Pacifico orientale e nel Mar dei Caraibi, operazioni che hanno causato la morte di oltre cento persone. Questi attacchi facevano parte di una campagna di pressione concertata su Maduro che è culminata nel suo rapimento da parte delle forze statunitensi durante il fine settimana. Nel quadro di quella campagna, gli Stati Uniti avrebbero condotto anche un attacco contro un'area di attracco all'interno del Venezuela.

Trump ha già sollevato in passato l'opzione di colpire obiettivi all'interno del Messico. Domenica scorsa ha dichiarato di aver sollecitato la presidente messicana Claudia Sheinbaum a permettergli di inviare truppe americane per affrontare i cartelli della droga nel paese, un'offerta che secondo lui era stata precedentemente respinta. Sheinbaum ha risposto lunedì affermando che le Americhe "non appartengono" a nessuna potenza, dopo che Trump aveva invocato il "dominio" di Washington sull'emisfero in seguito alla cattura di Maduro.

Nell'intervista con Hannity, Trump ha anche discusso altri temi di politica estera. Ha annunciato che incontrerà la prossima settimana la leader dell'opposizione venezuelana María Corina Machado, una figura che aveva inizialmente liquidato dopo l'operazione contro Maduro. "Verrà qui la prossima settimana", ha detto il presidente. "Non vedo l'ora di salutarla". Quando gli è stato chiesto se avrebbe accettato il Premio Nobel per la pace di Machado qualora lei glielo offrisse, Trump ha risposto: "Ho sentito che vuole farlo. Sarebbe un grande onore".

Il presidente ha anche lodato il personale militare coinvolto nelle operazioni venezuelane, elogiando quello che ha definito un "gruppo fantastico" che ha portato a termine la missione. "La casa di Maduro era nel mezzo di una fortezza, con migliaia di persone e soldati", ha spiegato Trump. "E siamo andati proprio nel mezzo di una fortezza. Chi avrebbe pensato che si potesse fare senza perdere nessuno? Ma l'avevano pianificata in modo così perfetto". Il presidente ha anche fatto riferimento al numero di soldati cubani "spazzati via" nell'operazione militare, senza però specificare le cifre esatte.

Trump ha discusso quello che alcuni suoi ammiratori hanno definito la "Donroe Doctrine", un termine che gioca sul suo nome e sulla storica Dottrina Monroe. "La chiamano 'Donroe' – non l'ho chiamata io così, ma la chiamano Dottrina Monroe. E ora la chiamano 'Donroe', che è fondamentalmente sicurezza per questa parte del mondo", ha detto il presidente, aggiungendo che si tratta di impedire che droga e "cattive persone" entrino nel paese.

Il presidente ha anche affrontato la questione di Cuba, dichiarando che il paese "dipende totalmente dal Venezuela per denaro e petrolio". Ha sottolineato che il Venezuela ha accettato di rilasciare tutti i prigionieri politici e che il governo ad interim di Delcy Rodríguez "è stato fantastico" nel dare agli Stati Uniti "tutto ciò che abbiamo voluto". Trump ha annunciato che venerdì avrebbe incontrato alla Casa Bianca dirigenti delle 14 principali compagnie petrolifere per discutere la ricostruzione dell'intera infrastruttura petrolifera venezuelana.

Infine, Trump ha lanciato un severo avvertimento al regime iraniano, promettendo di sostenere i cittadini iraniani che protestano contro il governo. "In passato, hanno iniziato a sparare alla gente", ha detto riferendosi alla repressione delle proteste. "E all'improvviso, persone senza armi vengono abbattute con le mitragliatrici, o vengono portate in prigione e poi impiccate e uccise". Il presidente ha aggiunto: "Se lo fanno, li colpiremo molto duramente. Possiamo colpirli duramente. Siamo pronti a farlo".

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