Trump accoglie le bare dei soldati morti nella guerra con l'Iran
Il presidente presenzia al rientro dei soldati uccisi in Kuwait da un drone iraniano. Erano tutti della riserva dell'esercito, il più giovane aveva 20 anni
Sabato 7 marzo, esattamente una settimana dopo aver ordinato l'attacco militare contro l'Iran, il presidente Donald Trump si è recato alla base aerea di Dover, in Delaware, per accogliere le salme dei sei soldati americani morti in quella guerra. Erano stati uccisi da un drone iraniano a Port Shuaiba, in Kuwait, un giorno dopo l'avvio delle operazioni militari congiunte con Israele.
I sei erano tutti appartenenti alla 103rd Sustainment Command, un'unità della riserva dell'esercito con sede a Des Moines, Iowa, specializzata nel supporto logistico: cibo, carburante, acqua, munizioni e trasporti. Si tratta dei primi americani morti nel conflitto avviato dall'amministrazione Trump. I loro nomi: il maggiore Jeffrey O'Brien, 45 anni, di Indianola, Iowa; il capitano Cody Khork, 35 anni, di Winter Haven, Florida; il Chief Warrant Officer di terza classe Robert Marzan, 54 anni, di Sacramento, California; il sergente di prima classe Nicole Amor, 39 anni, di White Bear Lake, Minnesota; il sergente di prima classe Noah Tietjens, 42 anni, di Bellevue, Nebraska; e il sergente Declan Coady, 20 anni, di West Des Moines, Iowa, promosso di grado a titolo postumo.








La cerimonia del "dignified transfer", il trasferimento solenne delle salme, è considerato uno dei momenti più importanti nell'agenda di qualsiasi comandante in capo. Trump, in giacca blu, cravatta rossa e cappellino bianco con la scritta "USA", ha osservato in silenzio, come vuole il protocollo, mentre sei bare avvolte nella bandiera americana venivano scaricate da un cargo militare C-17 e caricate sui veicoli destinati alla camera mortuaria della base. Ha salutato militarmente al passaggio di ciascuna. La cerimonia è durata circa mezz'ora.
Erano presenti anche il vicepresidente JD Vance con la moglie Usha, la first lady Melania Trump, il segretario alla difesa Pete Hegseth, il procuratore generale Pam Bondi, il capo di gabinetto della Casa Bianca Susie Wiles, l'inviato speciale Steve Witkoff e la direttrice dell'intelligence nazionale Tulsi Gabbard. Presenti anche governatori e senatori degli stati di provenienza dei caduti. Prima della cerimonia pubblica, Trump aveva incontrato in privato le famiglie dei soldati per circa un'ora.
A bordo dell'Air Force One, nel volo di ritorno verso la Florida, il presidente ha risposto alle domande dei giornalisti. Alla domanda se quanto aveva visto a Dover lo inducesse a riconsiderare la guerra o l'eventualità di inviare truppe di terra in Iran, ha risposto che il conflitto stava andando "in modo straordinario, nel migliore dei modi possibili", aggiungendo di aver "decimato il loro intero impero del male". Ha poi detto al New York Times che si aspettava altri caduti americani: "Purtroppo ce ne saranno probabilmente altri prima che finisca. È così che va."
Non è la prima volta che Trump va a Dover. Durante il suo primo mandato aveva presenziato al rientro di un Navy SEAL ucciso in Yemen, di due ufficiali morti in un incidente di elicottero in Afghanistan e di altri soldati caduti in quel paese. In dicembre era tornato alla base per onorare due membri della Guardia Nazionale dell'Iowa e un interprete civile uccisi in Siria. La differenza rispetto al passato, come ha scritto il New York Times, è che allora rendeva omaggio a soldati morti in guerre ereditate da altri presidenti. Quelli di sabato sono morti in una guerra che ha deciso lui.
Durante la campagna elettorale e nei comizi, Trump aveva spesso descritto le cerimonie a Dover come la parte più dura della presidenza, citandole come argomento contro le "guerre infinite" che prometteva di fermare. Oggi quella retorica appartiene al passato. Il presidente non esclude l'invio di truppe di terra in Iran e, alla domanda su quanto potrà durare il conflitto, i suoi funzionari danno risposte che cambiano di giorno in giorno. Trump stesso ha detto che le forze americane hanno abbastanza capacità militare per combattere "per sempre".
La senatrice repubblicana dell'Iowa Joni Ernst, veterana di guerra, ha dichiarato dopo l'identificazione dei caduti che la nazione deve ai sei soldati "un debito di gratitudine che non potrà mai essere ripagato".