Tre soldati americani morti in Iran: i primi caduti dell'Operazione Epic Fury

L'esercito americano conferma le prime vittime dell'attacco congiunto con Israele contro Teheran, mentre i missili iraniani colpiscono le basi Usa in tutta la regione

Tre soldati americani morti in Iran: i primi caduti dell'Operazione Epic Fury
U.S. Central Command Public Affairs

Tre militari americani sono morti in combattimento e altri cinque sono rimasti gravemente feriti nelle operazioni contro l'Iran. Lo United States Central Command, il comando militare responsabile del Medio Oriente, ha annunciato domenica 1 marzo le prime vittime americane dell'Operazione Epic Fury, il nome scelto dal Pentagono per l'attacco congiunto con Israele scattato sabato 28 febbraio contro la Repubblica islamica.

L'annuncio segna un punto di svolta nel conflitto. Questi sono i primi caduti americani in combattimento da quando il presidente Donald Trump ha ordinato operazioni militari su larga scala in Iran. Nelle operazioni precedenti condotte sotto la sua presidenza, incluso il bombardamento dei siti nucleari iraniani del giugno scorso e la cattura del presidente venezuelano a gennaio, non si erano registrate vittime tra le truppe americane.

Il Central Command ha reso noto che altri soldati hanno riportato ferite minori da schegge e contusioni, ma sono in fase di rientro al servizio attivo. I nomi dei caduti non sono stati ancora resi pubblici: l'esercito ha spiegato che le identità verranno diffuse ventiquattro ore dopo la notifica ufficiale ai familiari. Il comunicato militare non ha fornito ulteriori dettagli sulle circostanze delle morti e dei ferimenti.

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Le operazioni sono iniziate sabato alle 1:15 di notte, ora locale, con attacchi aerei contro le strutture di comando e controllo dei Guardiani della Rivoluzione islamica, le difese antiaeree iraniane, i siti di lancio di missili e droni e gli aeroporti militari. Tra gli obiettivi principali rientrava anche il compound del leader supremo Ali Khamenei, rimasto ucciso nel raid. Il presidente Trump ha confermato la morte di Khamenei sabato sera.

L'Iran ha risposto agli attacchi americani e israeliani con centinaia di missili balistici e droni diretti contro le basi militari statunitensi sparse in tutta la regione. La base navale americana in Bahrain è stata colpita più volte, con danni agli edifici del Naval Forces Central Command e ad alcuni magazzini. Sono stati presi di mira anche basi in Qatar, Kuwait, Giordania, Iraq e negli Emirati Arabi Uniti. Le autorità locali di questi paesi hanno riferito di aver abbattuto numerosi missili e droni.

Tra le notizie che hanno circolato nelle ultime ore c'era quella di un attacco riuscito alla portaerei USS Abraham Lincoln. Il Central Command ha smentito categoricamente: "La Lincoln non è stata colpita", ha scritto sull'account ufficiale X, aggiungendo che i missili lanciati dall'Iran "non si sono nemmeno avvicinati" alla nave. La portaerei continua a far decollare aerei in supporto delle operazioni. L'Iran aveva dichiarato di aver lanciato quattro missili balistici contro la portaerei.

Lo stesso presidente aveva anticipato sabato la possibilità di perdite umane tra i militari americani. "Non faccio questa dichiarazione alla leggera: il regime iraniano vuole uccidere", ha detto Trump in un video pubblicato sui social media. "Le vite di coraggiosi eroi americani potrebbero andare perse e potremmo avere delle vittime. Spesso succede in guerra."

La conferma delle morti ha alimentato immediatamente le critiche politiche a Washington. Il senatore democratico Andy Kim del New Jersey ha dichiarato a Politico che il presidente "sceglie" questa guerra e ha messo i soldati in pericolo: "Non dovevano morire", ha detto il senatore. I democratici hanno anche contestato la mancata autorizzazione del Congresso per le operazioni militari, mentre la Casa Bianca ha riferito di aver informato in anticipo alcuni leader repubblicani e democratici.

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