Sottomarino USA affonda una nave da guerra iraniana, missili e raid contro i centri di comando del regime
Un siluro americano affonda la fregata iraniana IRIS Dena nell'Oceano Indiano. Un missile balistico iraniano è stato intercettato dalla NATO nello spazio aereo turco. Al Congresso esplodono le tensioni sul potere di guerra del presidente.
Un sottomarino della Marina statunitense ha affondato una nave da guerra iraniana nell’Oceano Indiano, al largo delle coste dello Sri Lanka. L’annuncio è stato dato dal Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth durante un briefing al Pentagono, dopo che Reuters aveva già anticipato la notizia citando fonti militari. "Un sottomarino americano ha affondato una nave da guerra iraniana che riteneva di essere al sicuro in acque internazionali", ha dichiarato Hegseth. Il Pentagono ha successivamente diffuso un video che mostrerebbe il momento dell’impatto del siluro contro l’unità navale iraniana.
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— Department of War 🇺🇸 (@DeptofWar) March 4, 2026
La fregata colpita, la IRIS Dena, aveva lanciato un segnale di soccorso la mattina del 4 marzo nei pressi della città di Galle, prima di affondare. Le autorità dello Sri Lanka hanno tratto in salvo 32 persone e recuperato diversi corpi in mare; secondo fonti del Ministero della Difesa singalese, tuttavia, al momento dei soccorsi non era ancora chiaro chi avesse sferrato l’attacco. Nel quadro delle stesse operazioni navali, Hegseth ha inoltre reso noto che le forze statunitensi hanno colpito anche nel Golfo Persico un’altra unità della Marina iraniana: una corvetta appartenente alla classe intitolata all’ex generale Qasem Soleimani, ucciso da un attacco statunitense durante il primo mandato del presidente Donald Trump.
Iranian IRGC Navy Soleimani-class corvette burning off the port of Bandar Abbas today after a U.S./Israeli airstrike. pic.twitter.com/XGbLwaamxR
— OSINTtechnical (@Osinttechnical) March 4, 2026
Il confronto militare non si limita al mare. Un missile balistico lanciato dall’Iran è stato rilevato nelle vicinanze dello spazio aereo turco dopo aver attraversato Iraq e Siria ed è stato intercettato e neutralizzato dai sistemi di difesa aerea della NATO nel Mediterraneo orientale. I detriti non hanno provocato vittime. Il Ministero della Difesa di Ankara ha invitato "tutte le parti ad astenersi da azioni che possano portare a un’ulteriore escalation", ribadendo che la Turchia è pronta a "garantire la sicurezza del proprio territorio e dei propri cittadini, indipendentemente dalla provenienza della minaccia".
A margine delle operazioni militari, Hegseth ha annunciato anche l’uccisione del comandante di un’unità iraniana che, secondo Washington, aveva il compito di organizzare un attentato contro il presidente Donald Trump. Senza rivelarne l’identità, il Segretario alla Difesa ha spiegato che l’operazione è stata condotta martedì "dall’aria" e che, pur non essendo l’obiettivo principale della campagna in corso, le forze statunitensi hanno colto l’occasione per eliminare una figura ritenuta responsabile della pianificazione di attacchi contro cittadini americani. Il Dipartimento di Giustizia aveva già incriminato nel 2024 un uomo accusato di essere stato incaricato di portare a termine il complotto iraniano contro Trump. I due precedenti tentativi di attentato contro il presidente — avvenuti in Pennsylvania e in Florida — non risultano invece collegati a Teheran.
Sul terreno, la strategia statunitense e israeliana continua a colpire in modo sistematico le infrastrutture delle forze di sicurezza iraniane. Secondo il Wall Street Journal, nel primo giorno dell’operazione Donald Trump avrebbe offerto l’immunità ai membri delle forze di sicurezza iraniane in caso di resa. Di fronte al rifiuto del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC), le forze statunitensi e israeliane hanno iniziato a prendere di mira i vertici e i centri di comando dell’organizzazione, con l’obiettivo di indebolirne la capacità operativa e favorire una possibile rivolta popolare.
Tra gli obiettivi figurano il quartier generale di Sarallah dell’IRGC a Teheran — considerato il fulcro del sistema di repressione delle proteste, da cui vengono coordinate attività di intelligence, operazioni di polizia e le azioni della milizia paramilitare Basij — e il quartier generale delle forze di polizia Faraj, responsabili del contrasto a rivolte e disordini civili. L’Iran ha confermato la morte del capo dell’intelligence di Faraj, Gholamreza Rezaian.
Gli attacchi si sono estesi anche alle regioni curde dell’Iran occidentale, storiche roccaforti dell’opposizione al regime. Nella città di Sanandaj, secondo l’Organizzazione Hengaw per i Diritti Umani, sono state colpite stazioni di polizia e centri di detenzione controllati dai servizi segreti e dall’IRGC. Le Forze di Difesa israeliane hanno riferito il 4 marzo di aver attaccato "decine di centri di comando, strutture della sicurezza interna e posti di comando della milizia Basij", utilizzati per il controllo capillare del territorio. La scelta degli obiettivi non appare casuale. Dalla fine di dicembre l’Iran è attraversato dalle proteste più vaste nella storia della Repubblica Islamica: iniziate per il malcontento economico e l’inflazione record, si sono rapidamente trasformate in un movimento politico su scala nazionale, represso con durezza dalle autorità.
Le operazioni militari continuano intanto ad alimentare le tensioni politiche a Washington. L’ultimo briefing riservato tenuto martedì sera alla Camera dei Rappresentanti — a cui hanno partecipato il Segretario di Stato Marco Rubio, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, il direttore della Central Intelligence Agency John Ratcliffe e il capo di Stato maggiore congiunto Dan Caine — ha lasciato gli esponenti democratici del Congresso ancora più frustrati di quanto non fossero prima della seduta.
Diversi deputati hanno definito la sessione del tutto inadeguata. Il deputato Gabe Vasquez ha confermato il proprio sostegno alla risoluzione che mira a limitare il potere del presidente di condurre unilateralmente operazioni militari contro l’Iran, mentre anche il collega più moderato Jim Costa ha dichiarato di appoggiare entrambe le iniziative legislative in discussione per restringere i poteri presidenziali in materia di guerra. Sul fronte opposto, il deputato repubblicano Dusty Johnson ha invece definito il briefing "uno dei più produttivi" a cui abbia mai partecipato. L’unico punto di convergenza bipartisan è stato la richiesta di chiarimenti sul piano di evacuazione dei cittadini statunitensi bloccati in Medio Oriente.