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Rubio: l'Iran verso la catastrofe economica, in Ucraina c'è uno stallo pericoloso
Marco Rubio, a sinistra, durante la conferenza stampa con il ministro degli Esteri greco Giorgos Gerapetritis, ad Atene il 7 ottobre 2026. Credito: Freddie Everett / Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, via Flickr — opera del governo degli Stati Uniti.
Politica estera 34 min di lettura

Rubio: l'Iran verso la catastrofe economica, in Ucraina c'è uno stallo pericoloso

In un'intervista a Kathimerini il Segretario di Stato prevede che entro poche settimane l'Iran non avrà più petrolio da vendere. Sull'Ucraina parla invece di stallo strategico, mentre la Turchia non otterrà gli F-35 finché resta il nodo degli S-400.

L'Iran si troverà entro poche settimane davanti alla "più devastante catastrofe economica nella storia moderna del proprio Paese". È la previsione del Segretario di Stato americano Marco Rubio, che ha rilasciato un'intervista esclusiva al quotidiano greco Kathimerini mercoledì 7 ottobre, durante la visita ad Atene. Secondo Rubio, lo Stretto di Hormuz ormai è aperto e Teheran non ne ha più il controllo. Il flusso di petrolio attraverso la corsia meridionale, sminata dagli Stati Uniti, sarebbe tornato a quasi l'80% dei livelli precedenti al conflitto. L'unico Paese che non riesce a esportare greggio con regolarità, ha sostenuto, è proprio l'Iran, le cui spedizioni sono del tutto ferme a causa del blocco navale ripristinato dagli Stati Uniti a luglio.

Durante la sospensione del blocco prevista dal Memorandum d'Intesa firmato a giugno con Washington, Teheran era riuscita a esportare altro greggio. L'accordo aveva consentito la ripresa delle esportazioni iraniane in cambio della riapertura proprio di Hormuz. Secondo Rubio, quel petrolio si trova ancora nel Pacifico e gli ultimi barili stanno per essere venduti. Il suo ragionamento è che, una volta esaurite queste scorte e con le nuove spedizioni bloccate, Teheran perderà questa fonte di entrate. Il Segretario di Stato ha attribuito la responsabilità della crisi ai "religiosi sciiti radicali" al potere, che dovranno decidere se "vogliono essere un Paese o vogliono una rivoluzione".

Rubio ha ribadito che l'obiettivo della guerra non è mai stato rovesciare il regime, ma impedirgli di dotarsi della bomba atomica. Secondo la sua ricostruzione, Teheran stava accumulando missili e droni per creare uno "scudo convenzionale" dietro il quale sviluppare il programma nucleare. Per questo, ha sostenuto, Trump ha deciso di distruggere il programma missilistico, la Marina e l'Aviazione iraniani e ora sta prendendo di mira la produzione di droni. Rubio ha inoltre accusato l'Iran di aver destinato i proventi del petrolio al finanziamento delle milizie sciite in Iraq, di Hezbollah e di Hamas e alla costruzione di altri missili e droni, anziché alla ricostruzione del proprio Paese.

Rubio ad Atene
Hormuz, Mar Nero, Egeo: le tre crisi che Rubio ha messo sulla mappa
Nell’intervista a Kathimerini del 7 ottobre il Segretario di Stato americano ha parlato del blocco navale contro l’Iran, degli attacchi ai mercantili nel Mar Nero e delle tensioni tra Grecia e Turchia. Scegli un fronte: la mappa ti ci porta.
GRECIATURCHIAUCRAINARUSSIAIRANIRAQARABIA SAUDITAEGITTOMar MediterraneoAteneHormuzMar NeroEgeo
Fonte: intervista di Marco Rubio a Kathimerini (7 ottobre 2026); Vortexa; IEA; Kpler e TankerTrackers; CENTCOM; Ambrey; autorità di Romania e Bulgaria; AP, Reuters, AFP. Cartografia: Natural Earth (1:10m), proiezione di Mercatore. Bandiere: country-flag-icons. Le posizioni in mare, le rotte e il tracciato del cavo sono indicativi. Dati aggiornati all’8 ottobre 2026.

Ucraina, uno stallo che rischia di allargare il conflitto

Sull'Ucraina Rubio ha usato toni molto più cauti. La guerra, ormai al quinto anno, non è andata come Vladimir Putin aveva previsto e si trova oggi in uno "stallo strategico". È una situazione pericolosa, ha spiegato, perché può risolversi soltanto con un accordo negoziato o con un'escalation che estenda il conflitto oltre i suoi confini attuali. Al momento, secondo Rubio, non si intravedono prospettive di accordo: la Russia continua a chiedere il controllo dell'intera regione di Donetsk, una condizione inaccettabile per Kyiv. Gli Stati Uniti, ha assicurato, sono pronti a fare la loro parte, ma finora i tentativi diplomatici non hanno portato a una soluzione.

Il Segretario di Stato ha elencato i segnali che preoccupano Washington, a partire dall'attacco coordinato con droni avvenuto martedì 6 ottobre nel Mar Nero. Due navi mercantili sono state colpite nella zona economica esclusiva della Bulgaria e una è affondata. Le autorità bulgare non hanno attribuito con certezza la responsabilità dell'attacco. Rubio ha poi evocato il rischio che un'operazione di sabotaggio in un Paese vicino sfugga di mano e le indicazioni secondo cui la Russia intende sfruttare l'inverno per distruggere ciò che resta della rete elettrica ucraina e costringere Kyiv alla resa. Nel frattempo, ha osservato, l'Ucraina è diventata più efficace nel colpire obiettivi in profondità nel territorio russo.

Turchia, gli S-400 restano un ostacolo per gli F-35

Sulla Turchia Rubio ha confermato che la vendita degli F-35 resta al momento bloccata. Ankara è stata esclusa dal programma nel 2019, dopo aver acquistato il sistema antiaereo russo S-400, e nel 2020 è stata colpita dalle sanzioni previste dalla CAATSA, la legge statunitense che impone sanzioni agli avversari degli Stati Uniti. Trump vorrebbe consegnare i caccia quanto prima, se possibile, anche perché, secondo Rubio, la Turchia ne ha già pagati due. Il trasferimento resta però subordinato alle condizioni stabilite dal Congresso, legate al possesso degli S-400. Finché la questione non sarà risolta, ha detto il Segretario di Stato, "per legge non possiamo fare quel trasferimento".

La richiesta della Grecia di ottenere per i propri F-35 le stesse munizioni fornite a Israele è invece ancora al vaglio di Washington, che la sta valutando con particolare attenzione. Non c'è ancora una risposta ufficiale: la decisione finale spetta al presidente, al termine di un esame che coinvolge le diverse amministrazioni competenti e tiene conto anche del parere del Dipartimento della Difesa. Rubio ha inoltre espresso un giudizio positivo sulla stretta collaborazione militare tra Grecia e Israele.

Un conflitto tra Grecia e Turchia nell'Egeo o a Cipro sarebbe, secondo Rubio, "inimmaginabile", perché coinvolgerebbe due Paesi alleati della NATO, e sarebbe "qualcosa che non potremmo mai permettere". Il Segretario di Stato ha però evitato di precisare se Washington intenda mediare tra Atene e Ankara, spiegando che alcune questioni si affrontano meglio attraverso colloqui riservati che con dichiarazioni pubbliche.

Lo stesso approccio vale per gli ostacoli ai progetti energetici della regione sostenuti dagli Stati Uniti. Tra questi figurano il Corridoio Verticale, la rete di gasdotti che porta il gas dalla Grecia verso l'Europa centrale e orientale, e il Great Sea Interconnector, il cavo elettrico sottomarino che dovrebbe collegare Creta a Cipro. I rilievi sui fondali necessari a definire il tracciato sono stati sospesi dopo le contestazioni della Turchia, che rivendica diritti sulle aree interessate e sostiene che le attività richiedano un coordinamento preventivo con Ankara. La Grecia respinge però queste rivendicazioni.

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