La Federal Communications Commission (FCC), l'agenzia federale che regola le telecomunicazioni e la radiotelevisione, sta valutando una richiesta del Club for Growth di allentare le restrizioni sulle robocall politiche, ovvero le chiamate automatiche con voci preregistrate o sintetiche, comprese quelle generate dall'intelligenza artificiale. La commissione, a maggioranza repubblicana, ha aperto una consultazione pubblica sulla petizione il 4 settembre e potrebbe pronunciarsi già a fine ottobre, proprio a ridosso delle elezioni di metà mandato del 3 novembre che deciderà quale partito controllerà il Congresso negli ultimi due anni della presidenza di Donald Trump.
La legge federale vieta oggi la maggior parte delle chiamate automatiche ai cellulari senza il consenso preventivo del destinatario. Ma il Club for Growth, un'organizzazione conservatrice che promuove politiche economiche di libero mercato, ha depositato il 31 agosto una richiesta di deroga con procedura accelerata, per consentire alle organizzazioni politiche di effettuare chiamate non richieste con voci artificiali o preregistrate. Resterebbero in piedi alcune condizioni: i destinatari potranno chiedere di non essere più contattati e ciascun soggetto che effettua le chiamate potrebbe contattare lo stesso numero al massimo 3 volte in 30 giorni.
Le associazioni dei consumatori temono comunque un'ondata di telefonate indesiderate, di propaganda e potenzialmente ingannevoli proprio nei giorni decisivi della campagna. Per questo motivo il National Consumer Law Center ha chiesto alla FCC di respingere la petizione. Uno dei suoi avvocati, Patrick Crotty, ha stimato che, senza l'obbligo di consenso, le robocall politiche potrebbero aumentare fino a 40 volte rispetto alle precedenti elezioni di metà mandato, arrivando a "qualcosa come 15 miliardi" di chiamate.
Va detto che alcune leggi statali e federali contro l'inganno e l'intimidazione degli elettori continuerebbero a vietare determinati messaggi fuorvianti. Secondo Tim Harper, responsabile del gruppo che si occupa di elezioni al Center for Democracy and Technology di Washington, una eventuale deroga indebolirebbe in ogni caso un importante deterrente contro gli abusi. Una decisione così vicina al voto aprirebbe, inoltre, "un'enorme opportunità di abuso in un periodo in cui i danni hanno un impatto sproporzionato", ha detto all'Associated Press. "Le campagne elettorali useranno questa tecnologia per raggiungere gli elettori con messaggi ingannevoli".
Anna Gomez, unica esponente democratica fra i tre commissari in carica della FCC, ha già detto ad Associated Press di essere contraria alla misura, che a suo giudizio rischia di provocare "uno tsunami di robocall e disinformazione". Gli altri due commissari sono il presidente Brendan Carr e Olivia Trusty, entrambi repubblicani di ferro.
"Abbiamo già visto gruppi finanziati da donatori non dichiarati usare l'IA per attribuire ai candidati dichiarazioni incendiarie in vista di queste elezioni", ha aggiunto Gomez. "Esentare le chiamate politiche dall'obbligo di consenso finirebbe solo per potenziare questa strategia: messaggi ingannevoli potrebbero arrivare direttamente sul cellulare di quasi ogni elettore del Paese".
Il richiamo al Primo Emendamento e i tempi della decisione
Il Club for Growth sostiene invece che la deroga aiuterebbe le organizzazioni politiche a comunicare meglio con gli elettori, anche in più lingue, e a realizzare sondaggi più accurati, raggiungendo un maggior numero di persone. Il gruppo considera superate le regole attuali, ritiene che limitino la libertà di espressione e precisa che la petizione non ha lo scopo di promuovere le robocall.
"Chiediamo alla FCC di trattare la comunicazione politica, protetta dal Primo Emendamento, come già tratta le chiamate sui pacchi in consegna, sui conti bancari e sugli appuntamenti dal medico", ha detto il presidente del gruppo, David McIntosh. "Pensiamo che la Costituzione tuteli una conversazione con un elettore almeno quanto un aggiornamento su una consegna". Il gruppo conservatore osserva inoltre che le chiamate politiche automatiche ai telefoni fissi sono già consentite senza consenso preventivo, nel rispetto di determinate condizioni, e che la deroga renderebbe solo le regole più uniformi.
Se la petizione fosse accolta, potrebbero beneficiarne organizzazioni politiche di ogni orientamento. L'IA consentirebbe loro sia di diffondere messaggi preregistrati sia di condurre conversazioni in tempo reale con gli elettori attraverso modelli linguistici. Mekela Panditharatne, consulente legale del programma sulla democrazia del Brennan Center for Justice, avverte però che questi sistemi potrebbero fare promesse false su un candidato o manipolare l'interlocutore fornendo informazioni inesatte o incomplete. Harper segnala anche un rischio per la privacy: chi risponde potrebbe non sapere come il sistema di IA all'altro capo della linea raccoglie o riutilizza i suoi dati.
Perché la deroga possa incidere sulle elezioni di metà mandato, ad ogni modo, la commissione dovrebbe decidere in tempi molto stretti. Il termine per presentare i commenti è scaduto il 5 ottobre e quello per le repliche scade il 19. Solo da quel momento in poi la FCC potrà pronunciarsi. I critici osservano che non sarebbe la prima volta che la commissione, sempre più vicina al presidente durante il suo secondo mandato, si discosta dalle procedure ordinarie per perseguire obiettivi politici.
Già ad aprile il presidente Carr ha avviato una revisione anticipata delle licenze di otto emittenti locali di proprietà di ABC, i cui rinnovi erano previsti tra il 2028 e il 2031. Ad agosto la rete televisiva ha fatto causa, sostenendo che l'iniziativa fosse incostituzionale, lesiva della libertà di espressione e una ritorsione per contenuti sgraditi a Trump.
I precedenti: dal falso Biden alle multe milionarie
I rischi si sono già manifestati in passato. Due giorni prima delle primarie del New Hampshire del 23 gennaio 2024, migliaia di elettori ricevettero una telefonata con una voce generata dall'intelligenza artificiale che imitava Joe Biden, allora presidente degli Stati Uniti. Il messaggio suggeriva di non partecipare alle primarie e di "conservare" il voto per le elezioni generali.
Il consulente politico Steve Kramer, che aveva organizzato le chiamate, ha sostenuto di averlo fatto solo per richiamare l'attenzione sui pericoli dell'IA. Nel giugno 2025 una giuria del New Hampshire lo ha assolto dalle accuse penali di soppressione del voto, ma la FCC gli ha inflitto una multa di 6 milioni di dollari, che Kramer ha dichiarato di non voler pagare. Nel novembre dello stesso anno un giudice federale lo ha invece condannato, in un procedimento civile nel quale non si era presentato in giudizio, a risarcire gli elettori che gli avevano fatto causa.
Poche settimane dopo le chiamate false nel New Hampshire, l'8 febbraio 2024, la FCC aveva stabilito all'unanimità che anche le voci generate con strumenti di IA e di clonazione vocale rientravano nelle restrizioni del Telephone Consumer Protection Act, vale a dire la legge federale che tutela i consumatori dalle chiamate indesiderate, al centro della petizione del Club for Growth.
La stessa legge era già costata cara a due attivisti conservatori, Jacob Wohl e Jack Burkman. Nel 2020 decine di migliaia di elettori in aree a maggioranza afroamericana avevano ricevuto telefonate che li avvertivano falsamente che, votando per posta, avrebbero rischiato l'arresto e azioni di recupero dei debiti. I due sono stati incriminati e nel 2023 la FCC li ha poi multati per circa 5,1 milioni di dollari.
