Quanto può ancora scendere la popolarità di Trump?

Nate Silver analizza le cause del calo: il peso della guerra in Iran, la benzina a 4 dollari e le promesse elettorali tradite erodono il consenso anche tra la base repubblicana

Quanto può ancora scendere la popolarità di Trump?
Official White House Photo by Daniel Torok

L'indice di gradimento di Donald Trump è sceso per la prima volta sotto la soglia del 40 per cento nel suo secondo mandato. Secondo la media dei sondaggi elaborata da Nate Silver sul suo sito Silver Bulletin, il presidente si attesta al 39,7 per cento di approvazione, con un saldo netto (la differenza tra chi approva e chi disapprova) di -17,4 punti, il livello più basso dall'insediamento del 20 gennaio 2025. Il calo è stato rapido: circa 5 punti di saldo netto persi in poche settimane.

Silver, analista statistico noto per le sue previsioni elettorali, individua nella guerra in Iran, iniziata il 28 febbraio, il fattore determinante della discesa recente. Non tanto per il conflitto in sé, quanto per le sue conseguenze economiche. Il prezzo della benzina ha raggiunto i 4 dollari al gallone a livello nazionale, con un aumento di oltre un dollaro nell'ultimo mese, causato dalle interruzioni nelle forniture di petrolio nel Golfo Persico. Per un presidente eletto in larga parte sulla promessa di combattere l'inflazione, si tratta di un problema politico enorme. Nelle elezioni del 2024, il 40 per cento degli elettori aveva indicato il caro vita come il fattore più importante nel decidere il proprio voto, e questi elettori avevano scelto Trump con un margine di due a uno.

Secondo l'analisi di Silver, l'avvio del conflitto con l'Iran non ha prodotto il tradizionale effetto di compattamento attorno al presidente che si osserva di solito all'inizio di un'azione militare. Il sondaggio specifico sulla guerra registra un saldo netto di -15,3, un dato insolito rispetto ai conflitti recenti, che in genere partivano con un maggiore sostegno pubblico. Silver osserva che "il danno politico dell'Iran probabilmente non è finito", perché "i conflitti militari in questa parte del mondo sono un gioco molto più complicato dei dazi o dello shutdown". Anche se la guerra finisse domani, nota l'analista, gli effetti sui prezzi della benzina richiederebbero tempo per esaurirsi.

Un altro elemento dell'analisi riguarda le ferite che Silver definisce "autoinflitte". La Casa Bianca ha gestito male diverse crisi: la dichiarazione che il caso Epstein fosse "chiuso" si è ritorta contro il presidente; la risposta all'uccisione di due cittadini americani da parte di agenti di frontiera a Minneapolis, a gennaio, è stata giudicata inadeguata dagli elettori moderati; il taglio ai sussidi alimentari durante lo shutdown del governo è stato un errore politico. "Tante di queste ferite politiche sono state autoinflitte", scrive Silver, aggiungendo che Trump "è stato in realtà fortunato a non avere avuto più problemi", considerando l'assenza di grandi disastri naturali e il sostegno del boom degli investimenti nell'intelligenza artificiale ai mercati azionari.

Silver dedica una parte della sua analisi alla fragilità strutturale della posizione di Trump. Il primo problema è la qualità dei consiglieri: Pete Hegseth è definito "radicalmente sottqualificato" come segretario alla Difesa, Stephen Miller ha "posizioni radicali sull'immigrazione che vanno ben oltre qualsiasi mandato elettorale ricevuto da Trump". Il secondo problema è l'età del presidente, che secondo Silver potrebbe manifestarsi non tanto in incoerenze quotidiane quanto in una ridotta capacità di gestire crisi simultanee e di resistere a pessimi consigli. "La combinazione del declino legato all'età e di cattivi consiglieri potrebbe essere peggiore di ciascuno dei due fattori preso singolarmente", scrive l'analista: "puoi ritrovarti spinto a fare cose da persone che non hanno a cuore il tuo interesse".

Il terzo fattore è la dinamica tipica dei secondi mandati. Silver confronta la traiettoria di Trump con quella di altri presidenti al secondo mandato: per Truman, Johnson, Nixon e George W. Bush il consenso è sceso in modo costante. In media, i presidenti al secondo mandato hanno perso altri 12 punti di saldo netto tra il marzo del secondo anno e il marzo del terzo anno. Se Trump seguisse questa traiettoria, si ritroverebbe intorno al 33 per cento di approvazione fra un anno. Un segnale rilevante, secondo Silver, è il comportamento del vicepresidente JD Vance, che sta facendo filtrare alla stampa il proprio dissenso sulla guerra in Iran, un atteggiamento che "suggerisce che la presa di Trump sul partito si sta indebolendo".

L'aspetto forse più significativo dell'analisi riguarda l'erosione della base elettorale. Silver segnala che solo il 22,4 per cento degli americani approva "fortemente" l'operato di Trump, mentre il 47,2 per cento lo disapprova "fortemente". Il saldo tra queste due categorie è di -24,7 punti. "Invece di una base che tiene mentre gli elettori oscillanti si spostano contro di lui, sta accadendo l'opposto: il suo sostegno forte è calato leggermente più del sostegno complessivo", osserva Silver. Le promesse tradite pesano: Trump aveva fatto campagna contro le "guerre infinite", per la benzina a basso costo e per la pubblicazione della lista dei clienti di Epstein. "Di solito le persone leali a una causa non mollano al primo segnale di difficoltà", scrive Silver. "Accumulano riserve in silenzio. Cominciano a mormorare tra loro. Forse si girano per individuare dov'è l'uscita, nel caso le cose peggiorino".

Silver precisa di non prevedere che Trump raggiunga un saldo di -25 o -30, ma aggiunge di "non vedere alcuna legge ferrea che dica che non possa accadere". L'immigrazione lungo il confine messicano è diminuita in modo significativo e la Casa Bianca ha portato avanti la sua agenda contro le politiche di diversità e inclusione, ma la domanda che si fanno sempre più americani, conclude l'analista, è se questi risultati valgano la benzina a 4 dollari.

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