Gli Stati Uniti aiuteranno la Russia ad affrontare il sospetto caso di peste polmonare emerso in Siberia. Lo ha detto lunedì 5 ottobre il presidente Donald Trump, rispondendo a una domanda dei giornalisti sulla morte di una dipendente dell'Istituto Antipeste di Irkutsk che, secondo i media russi, potrebbe essere stata esposta al batterio letale sul posto di lavoro. "Ne abbiamo appena sentito parlare", ha dichiarato ai giornalisti. "Li aiuteremo. Li aiuteremo per quanto possiamo". Trump ha precisato di non averne ancora discusso con Vladimir Putin.
La Casa Bianca sta seguendo attivamente la vicenda, come ha rivelato Axios, e sono in allerta anche il Dipartimento della Salute e il Dipartimento di Stato. Nel fine settimana la notizia aveva suscitato preoccupazione anche all'estero, alimentando paragoni con l'inizio dell'epidemia di Covid-19. La diagnosi di peste, tuttavia, non è stata confermata.
Il Segretario di Stato Marco Rubio ha osservato che i viaggi tra Stati Uniti e Russia sono attualmente "molto limitati", ma che un'infezione di questo tipo, se sfuggisse al contenimento, "potrebbe diffondersi rapidamente". "Non credo sia motivo di allarme, ma è motivo di attenzione", ha aggiunto. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha chiesto a Mosca maggiore trasparenza: "Molti dettagli non sono stati confermati. Incoraggiamo le autorità russe a condividere informazioni accurate in modo rapido e aperto". Anche la Commissione Europea sta seguendo il caso "molto da vicino".
La morte e le misure precauzionali
La donna lavorava all'Istituto di Ricerca Antipeste di Irkutsk per la Siberia e l'Estremo Oriente, che studia malattie infettive "particolarmente pericolose", ed è morta la settimana scorsa. Le autorità russe attribuiscono il decesso a una "polmonite di origine non determinata". Il governatore della regione, Igor Kobzev, ha riferito che nei campioni biologici non sono stati trovati "microrganismi legati all'attività professionale" della dipendente, che non sono emersi nuovi casi tra gli altri lavoratori del laboratorio e che la situazione sanitaria ed epidemiologica è "stabile".
Gli accertamenti sono affidati al Rospotrebnadzor, l'agenzia federale russa per la sorveglianza sanitaria e la tutela dei consumatori. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha invitato a fare riferimento ai suoi comunicati ufficiali, senza affidarsi a "voci e speculazioni". Gennady Onishchenko, che in passato ha guidato l'agenzia, ha dichiarato venerdì che "molto probabilmente non si tratta di peste" e ha sostenuto che la malattia non si diffonderebbe neppure se la diagnosi fosse confermata.
Secondo i media russi, la donna si chiamava Darya Shipilova, aveva 28 anni e il 25 settembre avrebbe rotto accidentalmente una provetta contenente il batterio della peste. Ricoverata martedì 29 settembre in un ospedale di Shelekhov, nella regione di Irkutsk, con sintomi di grave polmonite, sarebbe morta nella notte tra il 1° e il 2 ottobre dopo essere stata sottoposta a ventilazione meccanica. Le autorità non hanno confermato né il nome né l'età ed anche il presunto incidente con la provetta resta da accertare.
Alexei Tsydenov, presidente della vicina Repubblica russa di Buriazia, ha dichiarato, citando il Rospotrebnadzor, che la donna "potrebbe essere morta di peste", precisando però che nella sua Repubblica non ci sono focolai di questo tipo. La stampa russa parla però di peste polmonare, la forma della malattia che può trasmettersi tra persone attraverso le particelle respiratorie.
Quasi 200 persone entrate in contatto con la donna sono finite sotto stretta osservazione medica, secondo funzionari citati dai media russi. Maksim Modin, sindaco di Shelekhov, ha comunicato che la struttura ospedaliera in cui era ricoverata è stata posta in quarantena. La testata locale People of Baikal riferisce inoltre di restrizioni per tre settimane in diversi ospedali di Irkutsk. Secondo la stampa russa, sarebbero stati annullati eventi pubblici e sarebbe stata aperta un'indagine penale su possibili violazioni delle norme di sicurezza. Nel frattempo, alcuni siti di informazione vicini al Cremlino e funzionari locali hanno cancellato tutti i post in cui parlavano di peste.
Gli esperti chiedono chiarezza
Hamish de Bretton-Gordon, ex comandante del reggimento britannico specializzato nella difesa chimica, biologica, radiologica e nucleare, ha accusato le autorità russe di essersi chiuse nel silenzio. "Che una tecnica di laboratorio che lavora con la peste muoia di peste è straordinario. Avrebbe dovuto essere vaccinata, avrebbero dovuto esserci contromisure mediche", ha dichiarato al Telegraph. La sua valutazione presuppone però una diagnosi che, al momento, non è stata confermata.
Allo stesso giornale, Filippa Lentzos, esperta di biosicurezza del King's College di Londra, ha spiegato che a preoccuparla sono soprattutto l'incertezza e le informazioni contraddittorie, più che i segnali dell'esistenza di un vasto focolaio. Occorrono, ha detto, un resoconto chiaro della diagnosi, delle modalità dell'eventuale esposizione e di quanto accaduto in laboratorio, oltre alla conferma che le procedure di contenimento e segnalazione abbiano funzionato.
Ashish Jha, ex coordinatore della risposta della Casa Bianca al Covid-19, ha dichiarato a NBC News che da Mosca servono molte più informazioni, ma ha ridimensionato il rischio di una diffusione estesa. Se si tratta di un caso isolato di peste polmonare e non si verificano altri decessi, ha osservato, la vicenda probabilmente si esaurirà lì. Pur ammettendo la possibilità di ulteriori contagi, Jha considera estremamente bassa la probabilità che questo episodio dia origine a un focolaio più ampio o a una pandemia globale. A preoccuparlo maggiormente sarebbe l'eventuale presenza di programmi di armi biologiche in quei laboratori: un'ipotesi che ha chiesto di chiarire, senza però affermare che tali programmi esistano.
La peste polmonare è causata dallo stesso batterio della peste bubbonica, Yersinia Pestis, e può trasmettersi attraverso le particelle respiratorie emesse da una persona infetta, per esempio con la tosse. La valutazione rassicurante sul possibile episodio di Irkutsk non significa che la malattia sia poco contagiosa: l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) avverte che la forma polmonare può provocare gravi epidemie. Senza un rapido trattamento antibiotico ha un altissimo livello di mortalità, motivo per cui diagnosi e terapia precoci sono essenziali.
Questa volta l'OMS ha fatto sapere di essere a conoscenza delle notizie sulla morte di una lavoratrice di laboratorio per una "grave polmonite", precisando che "nessuna causa di morte è stata confermata ufficialmente". Secondo i dati dell'agenzia riportati da NBC News, tra il 2019 e il 2025 dieci Paesi hanno segnalato oltre 3.800 casi sospetti di peste nell'uomo. Sei hanno registrato casi confermati, concentrati soprattutto nella Repubblica Democratica del Congo e in Madagascar, mentre i decessi segnalati sono stati 423.
Trump ha anche sostenuto che in passato fosse più facile curare la malattia e che “i microbi e i germi sono diventati più forti”. Le sue parole sembrano alludere alla resistenza agli antibiotici, cioè alla capacità dei batteri di sopravvivere ai farmaci usati per combatterli. Non ci sono però elementi che indichino che il sospetto caso di peste a Irkutsk sia causato da un batterio resistente agli antibiotici.
