Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre la Russia ha lanciato 16 missili balistici contro Kyiv e la sua regione. Secondo il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, per la terza volta in una settimana gli americani non hanno fornito un preavviso. Il portavoce dell’Aeronautica ucraina, Yurii Ihnat, ha precisato che l’allarme è mancato per la prima ondata, intorno alle 23, mentre è arrivato per la seconda, verso le 3.
Il risultato è stato che a Kyiv è morta una donna di 21 anni e 8 persone sono rimaste ferite. A Irpin, cittadina della regione di Kyiv, i feriti sono stati 17, fra cui 8 bambini. Oltre agli impianti energetici, sono stati danneggiati una clinica, una scuola, una stazione della metropolitana ed edifici residenziali. “Di nuovo nel mirino ci sono state l’energia e le infrastrutture”, ha scritto Zelensky.
Il mancato preavviso e la smentita di Rubio
Zelensky aveva in precedenza già denunciato l’assenza di avvertimenti anche per gli attacchi del 12 e 13 ottobre. Domenica 18, intervistato dalla NBC, aveva però annunciato che le informazioni sui lanci erano tornate ad arrivare dopo tre giorni di interruzione: “Ora tutto ha ripreso a funzionare”, aveva detto. Secondo il presidente ucraino, soltanto gli Stati Uniti sono in grado attualmente di fornire a Kyiv questi dati. Il sistema satellitare americano Space-Based Infrared System rileva infatti il calore emesso dai missili al lancio, consentendo di segnalare tempestivamente la minaccia.
Il Segretario di Stato Marco Rubio, interpellato lunedì da Reuters a Samarcanda, in Uzbekistan, ha detto di non sapere che cosa fosse accaduto durante l’ultimo attacco. Ha invece citato un problema software al sistema di allerta ucraino verificatosi qualche notte prima, sul quale stava indagando il Comando europeo delle Forze Armate statunitensi, l’EUCOM. Rubio ha comunque negato che ci fosse stata una sospensione della condivisione di intelligence: “Non c’è stata alcuna pausa”, ha dichiarato, invitando piuttosto Zelensky a concentrarsi sulla fine della guerra.
L’appello al Congresso: intelligence, satelliti e intercettori
Lunedì Zelensky ha chiesto l’intervento di un gruppo bipartisan di parlamentari americani, riuniti in una videoconferenza organizzata dai senatori Thom Tillis, repubblicano, e Richard Blumenthal, democratico. Il comunicato dei due senatori conferma che il colloquio ha affrontato le interruzioni degli allarmi sui missili balistici russi.
Secondo la trascrizione ottenuta da Axios da funzionari ucraini, nel corso della videoconferenza Zelensky ha denunciato anche persistenti limitazioni a Starlink, la rete satellitare di SpaceX, e a Starshield, il servizio militare messo a disposizione dell’Ucraina attraverso un contratto del Pentagono. Queste restrizioni, ha sostenuto, ostacolano l’impiego dei droni ucraini per intercettare quelli russi.
Il presidente ha inoltre accusato il Segretario alla Difesa Pete Hegseth di non autorizzare le consegne di intercettori Patriot e missili AIM-9X destinati ai sistemi antiaerei NASAMS, già pagati dai Paesi della NATO. “Non ci sono rimasti quasi più intercettori Patriot dei partner americani”, ha detto. Per Zelensky, l’insieme di questi problemi suggerisce una decisione politica volta a rallentare il sostegno a Kyiv, nonostante la Casa Bianca contesti questa ricostruzione.
Lo scontro sugli attacchi alle raffinerie russe
Al centro della crisi c’è la richiesta americana di fermare gli attacchi ucraini alle raffinerie russe. Le tensioni sono esplose dopo l’accordo sul diesel annunciato da Trump il 9 ottobre, mentre i suoi inviati Steve Witkoff e Jared Kushner negoziavano con rappresentanti ucraini a Miami. Secondo Kyiv, durante quei colloqui i due avrebbero apertamente prospettato il taglio dell’intelligence e delle vendite di armi se l’Ucraina avesse continuato a colpire le raffinerie.
I funzionari statunitensi negano però che si sia trattato di una minaccia: gli inviati, sostengono, avrebbero ricordato il sostegno fornito dagli Stati Uniti e chiesto a Kyiv di evitare iniziative dannose per i consumatori americani. Il Washington Post ha tuttavia riferito che anche funzionari dell’intelligence statunitense avrebbero avvertito l’Ambasciata ucraina della possibilità di sospendere la condivisione delle informazioni in caso di nuovi attacchi alle infrastrutture energetiche russe.
Lunedì Trump ha ribadito che la cooperazione di intelligence continua e ha detto di non sapere chi avesse ordinato le limitazioni a Starlink: “Lo scoprirò”. Ha però poi attaccato Zelensky, accusandolo di non voler fermare la guerra e suggerendo che l’Ucraina possa affidare i negoziati a qualcun altro. Dal Congresso sono invece arrivati segnali di sostegno a Kyiv. Tillis, che aveva già chiesto all’ispettore generale del Pentagono un’indagine sulle restrizioni a Starlink, ha ribadito l’impegno al fianco dell’Ucraina e degli alleati europei. Blumenthal ha annunciato iniziative bipartisan, sostenendo che le concessioni non fermeranno Putin.
La proposta di Zelensky e i possibili colloqui a Oslo
Ai parlamentari Zelensky ha anche raccontato di aver proposto a Witkoff e Kushner, durante una telefonata domenica, una sospensione di 30 giorni degli attacchi alle raffinerie russe, in cambio del rifornimento degli intercettori Patriot necessari a difendere l’Ucraina nello stesso periodo. Secondo il presidente, i due inviati non si sono mostrati disponibili in tal senso.
Nuovi colloqui potrebbero tenersi a Oslo nei prossimi giorni. Secondo Reuters, Witkoff è atteso in Norvegia questa settimana, dove potrebbero raggiungerlo proprio Zelensky e rappresentanti europei e di altri Paesi NATO. Kushner dovrebbe invece collegarsi a distanza per motivi di salute. Witkoff potrebbe poi recarsi in Russia per incontrare Putin, ma il programma, al momento, resta ancora provvisorio.
