Le autorità statunitensi hanno accusato l’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro e sua moglie, Cilia Flores, di aver cospirato per torturare oppositori politici e cittadini americani detenuti in Venezuela. Il nuovo atto d’imputazione, reso pubblico oggi, si aggiunge alle precedenti accuse legate al narcotraffico. Secondo i procuratori, Maduro avrebbe autorizzato le torture e diretto un sistema di repressione volto a mantenere il controllo del potere, alla cui creazione avrebbe contribuito anche Flores. Maduro era già accusato di narcoterrorismo e di aver partecipato a un piano per importare cocaina negli Stati Uniti: per queste imputazioni rischiava già l’ergastolo in caso di condanna.
Il nuovo atto d'accusa descrive, tra le vittime di tortura, anche tre cittadini statunitensi. CBS News e CNN avevano anticipato l'imminente incriminazione, riferendo di un'indagine sulle presunte torture e sulla detenzione illegale di oltre una decina di americani. Prima che le nuove accuse fossero rese pubbliche, l'avvocato di Maduro, Barry Pollack, aveva però detto a CBS News di non aver ricevuto alcuna comunicazione al riguardo.
Maduro e Flores sono detenuti a New York City dall'inizio di gennaio, quando le forze statunitensi li hanno catturati durante un'operazione notturna nella loro abitazione di Caracas. Entrambi si sono dichiarati non colpevoli delle accuse di narcotraffico. I loro avvocati hanno chiesto di chiudere il procedimento, sostenendo che i due godano dell'immunità in quanto capo di Stato e First Lady di un Paese straniero. L'Amministrazione Trump ha difeso il blitz, definendolo una "operazione chirurgica di polizia", mentre Maduro si considera un prigioniero di guerra e descrive la cattura come un rapimento. L'inizio del processo è fissato per il 1° giugno 2027.
Respinta la richiesta di arresti domiciliari per Flores
Sempre oggi il giudice federale Alvin Hellerstein ha respinto la richiesta di Flores, 69 anni, di lasciare il carcere per gli arresti domiciliari a causa di problemi cardiaci. La difesa aveva proposto di trasferirla in un'abitazione nell'area di New York City, sorvegliata 24 ore su 24. Secondo i suoi avvocati, durante la detenzione nel Metropolitan Detention Center di Brooklyn, Flores ha perso 11 kg e le è stato detto che potrebbe aver bisogno di un intervento al cuore.
La difesa riferisce inoltre che soffre di capogiri e fiato corto e che a luglio potrebbe aver avuto un lieve infarto. Sostiene anche che, durante la cattura, sia stata "scaraventata contro un muro o un comò", riportando cicatrici permanenti. La procura si era opposta alla richiesta, sostenendo che, se rilasciata, Flores avrebbe rappresentato un "rischio estremo di fuga e un pericolo per la collettività". I procuratori avevano inoltre sottolineato che, quando aveva avuto bisogno di cure, era stata accompagnata in un ospedale della zona. La difesa aveva replicato che Flores non intendeva fuggire, perché era "decisa a sostenere il marito con la sua presenza costante".
