Macron vuole rispondere ai nuovi dazi americani, Merz è più cauto

Dopo la sentenza della Corte suprema che ha bocciato gran parte dei dazi di Trump, il presidente americano ha alzato le nuove tariffe globali dal 10 al 15%. Francia e Germania chiedono un fronte unico europeo

Macron vuole rispondere ai nuovi dazi americani, Merz è più cauto
European Union

La Corte suprema degli Stati Uniti ha bocciato gran parte dei dazi imposti dal presidente Donald Trump, ma la risposta della Casa Bianca non si è fatta attendere: in meno di ventiquattr'ore, Trump ha annunciato nuovi dazi globali, portandoli prima al 10% e poi al 15% con effetto immediato. L'Europa, colta in un momento in cui sperava di voltare pagina dopo un anno di tensioni commerciali, si ritrova di nuovo a fare i conti con l'incertezza.

La sentenza, emessa venerdì 20 febbraio da una maggioranza di sei giudici su nove, compresa una parte della componente conservatrice, ha stabilito che Trump aveva ecceduto i propri poteri usando la legge sui poteri economici d'emergenza internazionali, nota con la sigla International Emergency Economic Powers Act, per giustificare i dazi. Secondo il presidente della Corte, John Roberts, il presidente deve ottenere una chiara autorizzazione del Congresso per imporre tariffe doganali. Trump ha definito la decisione "ridicola" e "straordinariamente antiamericana", attaccando i sei giudici che hanno formato la maggioranza.

La risposta del presidente non si è limitata alle parole. Nelle ore successive alla sentenza, Trump ha firmato un decreto che impone un nuovo dazio globale del 10% sulla base della sezione 122 del Trade Act del 1974, una norma che consente al presidente di applicare tariffe fino al 15% per far fronte a situazioni di emergenza nella bilancia dei pagamenti. La durata massima è di 150 giorni, rinnovabili con un voto del Congresso. Il giorno successivo, sabato, Trump ha alzato ulteriormente l'aliquota al 15%, il massimo consentito dalla legge. Il decreto entrerà in vigore il 24 febbraio e si applica ai paesi che hanno già siglato accordi commerciali con Washington, tra cui l'Unione europea, il Giappone, la Corea del Sud e Taiwan.

Di fronte a questa mossa, Francia e Germania hanno chiesto un fronte europeo compatto. Il ministro francese delegato al commercio estero, Nicolas Forissier, ha dichiarato al Financial Times che l'Ue dispone degli strumenti necessari per rispondere. Tra questi c'è lo strumento anti-coercizione, chiamato Anti-Coercion Instrument (ACI), che consente di adottare misure come controlli sulle esportazioni, dazi sui servizi e l'esclusione delle aziende americane dagli appalti pubblici europei. Sul tavolo c'è anche un pacchetto di dazi di ritorsione, già predisposto, su oltre 90 miliardi di euro di beni americani. "Non possiamo più permetterci di essere ingenui", ha dichiarato Forissier al Financial Times. "Dobbiamo usare i nostri strumenti, non solo parlarne."

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha assunto un tono più cauto ma ugualmente fermo. Prima dell'annuncio dell'aumento al 15%, Merz ha detto di sperare in un alleggerimento del peso tariffario sulle esportazioni tedesche, salutando la sentenza come una buona notizia sulla tenuta istituzionale americana. "Per me c'è un elemento rassicurante nella decisione della Corte suprema: la separazione dei poteri negli Stati Uniti sembra ancora funzionare", ha dichiarato all'emittente tedesca ARD. Merz ha anche annunciato che si recherà a Washington nelle prossime settimane portando "una posizione europea molto chiara", ricordando che la politica doganale è competenza dell'Ue e non dei singoli stati membri. "Cercherò di far capire al governo americano che i dazi danneggiano tutti", ha aggiunto.

Il Parlamento europeo ha convocato una riunione straordinaria per lunedì per discutere le conseguenze della sentenza sull'accordo commerciale tra Ue e Stati Uniti siglato lo scorso luglio. Quell'intesa, già oggetto di critiche per essere considerata svantaggiosa per l'Europa, aveva fissato i dazi sulle merci europee al 15% e prevedeva l'eliminazione da parte europea delle tariffe su tutti i beni industriali americani. La sua ratifica, attesa tra marzo e aprile, è ora in forte dubbio. Il presidente della commissione per il commercio del Parlamento europeo, Bernd Lange, ha scritto sui social che "l'era dei dazi illimitati e arbitrari potrebbe ora volgere al termine" e ha annunciato la riunione d'emergenza per valutare le conseguenze della sentenza.

Il rappresentante commerciale americano Jamieson Greer ha dichiarato a Fox News che il governo intende "onorare" gli accordi già raggiunti con l'Ue e gli altri partner, aspettandosi lo stesso da parte loro. Il governo britannico, che fu il primo a siglare un accordo commerciale con Washington, ha fatto sapere di attendersi che la propria "posizione commerciale privilegiata con gli Stati Uniti" rimanga invariata.

La sentenza apre anche la questione dei possibili rimborsi alle aziende che hanno già pagato i dazi colpiti dalla decisione. Secondo analisti citati dalle fonti, nel solo 2025 le autorità americane hanno incassato oltre 130 miliardi di dollari in dazi ora dichiarati illegali. Trump ha minimizzato, dicendo che la questione "non è stata affrontata" dalla Corte e che impegnerà i tribunali per anni. Uno dei giudici dissenzienti, Brett Kavanaugh, ha sottolineato che la sentenza "non dice nulla su come il governo dovrebbe procedere per rimborsare i miliardi raccolti".

Gli effetti dei dazi sull'economia americana cominciano intanto a emergere nei dati. Il governatore della Banca d'Italia, Fabio Panetta, intervenendo a una conferenza a Venezia, ha dichiarato che inizialmente l'impatto era stato assorbito dai margini di profitto delle imprese americane, per poi essere trasferito in parte ai consumatori, che ora ne sopportano circa la metà. Panetta ha aggiunto che i dazi hanno contribuito per oltre mezzo punto percentuale all'inflazione americana, che a gennaio si attestava al 2,4%, ancora sopra l'obiettivo della Federal Reserve.

Il nodo irrisolto, sottolineato da diversi esperti, è che la sentenza non elimina gli strumenti a disposizione di Trump per mantenere tariffe elevate. I dazi settoriali su acciaio, alluminio e auto, imposti per ragioni di sicurezza nazionale, restano in vigore. Così come restano quelli sulle merci cinesi introdotti durante il primo mandato. Carsten Brzeski, responsabile globale della ricerca macro per ING Research, ha scritto in una nota che le indagini previste dalle sezioni 301 e 232 delle leggi commerciali americane "possono colpire settori specifici in modo più preciso dell'approccio generico dell'IEEPA. Farmaceutici, chimici, componenti per l'automotive: tutti candidati plausibili per il prossimo giro. L'autorità legale può essere diversa, ma l'impatto economico potrebbe essere identico o peggiore."

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